sabato, dicembre 27, 2008

2008: un anno che entrerà nella storia?

Ricorderemo questo anno per la crisi economica e finanziaria e per il ritorno al Governo di Silvio Berlusconi?
Tra il 2009 ed il 2010 avremo la risposta a queste due domande.
Per la crisi economica finanziaria ritengo che così come non era stata “prevista” analogamente nessuno in questo momento ci può dire quanto durerà.
Ci sono alcune cose che non mi sono affatto chiare.
· La vera causa della crisi. Oggi sui quotidiani economici è tutto un fiorire di dati sull’indebitamento delle banche, degli stati, sugli errori delle politiche monetarie espansive, sulla mancanza di regole ecc.. Ma tutte queste cose erano note anche nel 2007 o nel 2006 eppure tutti gli economisti ed i finanzieri non hanno preso provvedimenti. Se sapevano e non hanno agito dovrebbero essere tutti mandati a casa. La Rivoluzione Francese ha mandato alla ghigliottina tanta gente per molto meno. Non sono così rivoluzionario ma non vedere certe facce al potere sarebbe salutare.
· L’andamento del prezzo delle materie prime. Chi ha cavalcato la speculazione dissennata?. in 6 mesi il petrolio è passato da 80 a quasi 150 dollari il barile e c’era chi diceva che a Natale saremmo arrivati ai 200, oggi è poco sopra i 40. Con gli strumenti a disposizione si può sapere chi e perché ha dato fuoco a questa speculazione senza senso. Lo stesso si può dire per i prodotti alimentari di base come i cereali e le oleaginose.
· La crisi dell’automobile. È possibile che per un certo periodo di tempo il consumatore ritardi l’acquisto dell’auto soprattutto se utilizza il credito. Le difficoltà finanziarie si ripercuotono immediatamente nell’acquisto di beni come la casa e l’auto. Sappiamo però che per i prossimi 40-50 anni l’auto sarà ancora il mezzo più utilizzato per il movimento delle persone nelle brevi e medie distanze. Ci dovrà essere innovazione per ridurre i consumi e l’inquinamento ma l’industria dell’auto non è certo morta.
· Innovazione tecnologica. Ho letto una notizia che può essere per certi versi secondaria. Negli USA hanno realizzato un modello che valuta la permanenza di un prodotto anti zanzare con il quale si trattano le divise dei militari per evitare la puntura dei fastidiosi insetti che in certi scenari sono portatori di gravi malattie. Vi rendete conto a che livello sono gli USA nella ricerca. Noi queste cose non le pensiamo neppure.
Questa crisi potrebbe anche durare pochi mesi perché ci si potrebbero rendere conto che i sistemi economici sono solidi e se gli errori sono stati causati da una massa di finanzieri truffatori tutto potrebbe anche risolversi con qualche ferita da leccare, anzi tutto sommato ci saremmo liberati di una bella schiera di ladri legalizzati.

Per quanto riguarda il Berlusca la vicenda è tutta italiana.
La maggioranza degli italiani crede ancora che sia l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto.
Mussolini lo era nel 1922, ma 23 anni dopo è stato oggetto del più atroce scherno in quel di piazzale Loreto.
Federalismo, Presidenzialismo e riforma della giustizia tre progetti che vogliono realizzare un solo disegno politico, la gestione del potere senza dover dar conto di quello che si fa.
Questa difficile partita non si giocherà nel Parlamento ma a Fiumicino, e sapete perché? CAI potrebbe fallire prima ancora di decollare, la cordata ha le “braccine corte” e non ha ancora trovato il partner europeo di cui tanto si parla.
Se CAI non riesce a decollare Alitalia è di fatto fallita. L’intera credibilità del Berlusca “salta” ed allora potrebbe anche fallire il suo perverso disegno politico istituzionale.
Il prossimi due anni avremo le risposte, aspettiamo fiduciosi.

lunedì, dicembre 22, 2008

Ma che cos’è questa crisi…

“Ma che cos’è questa crisi, para pa pa pa pa”, molti sapranno che questo è il ritornello della famosa canzone di Ettore Petrolini degli anni ‘30. Ieri vedendo il Berlusca alla TV in occasione della conferenza stampa mi è venuto in mente di andare a leggere i versi della canzone. Ve li riporto per intero (trovati su Internet non so più su quale sito) perché sono veramente attuali e ho il sospetto che il nostro Silvio da buon “Canzonier” non abbia fatto altro che "scopiazzarli" pensando che per risolvere questa “crisi” basti fare para pa pa pa pa…

MA... COS'E QUESTA CRISI?” di Ettore Petrolini
Si lamenta, l'impresario, che il teatro più non va, ma, non sà rendere vario, lo spettacolo che dà: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Metta in scena, un buon autore, faccia agire un buon attore, e vedrà... che, la crisi, passerà!

Un riccone, avaro e vecchio, dice: "ahimè, cosi non và... vedo nero nello specchio... chissà come finirà... Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Cavi fuori il portafogli, metta in giro i grossi fogli, e vedrà... che, la crisi, finirà!

Si lamenta Nicodemo, della crisi, lui che và... nel casino di San Remo, a giuocare il baccarà: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Lasci stare il gavazzare, cerchi un pò di lavorare, e vedrà... che, la crisi, finirà!

Tutte quante le Nazioni si lamentano cosi! Conferenze, riunioni, ma si resta sempre lì: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Rinunciate all'opinione, della parte del leone e chissà... che, la crisi, finirà!

L'esercente, poveretto, non sa più che cosa far... e contempla quel cassetto, che riempiva di danar: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Si contenti di guadagnare, quel ch'è giusto e non grattare... e vedrà... che, la crisi, passerà!

E perfin la donna bella, alla crisi s'intonò... e, per far la linea snella, digiunando sospirò: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Mangi un sacco di patate, non mi sprechi le nottate... e vedrà... che, la curva, tornerà!

Per finire
Ma... cos'è questa crisi?
chi ce l'ha, li metta fuori... circolare! miei signori... e, chissà... che, la crisi, finirà!

Il disegno politico, economico e sociale di Berlusconi è assai preoccupante si può sintetizzare in poche parole: accentrando il potere politico con il “Presidenzialismo” si vuole gestire la nazione come una azienda i cui “profitti” verranno ridistribuiti ai dipendenti – cittadini sulla base dei criteri definiti dall’imprenditore – Presidente.
Se questo è il ragionamento c’è di che aver paura.
Possibile che il centro sinistra non si sia reso conto che deve rinnovarsi veramente ?.
A questo punto le “buone intenzioni” non bastano più. I candidati più o meno ufficiali delle PA del centro sinistra sono sempre quelli e gli elettori l’hanno capito, il PD non è quella forza riformista che dice di essere.
Bene sta facendo Di Pietro a prendere le distanze dal PD perché non vede il rinnovamento tanto declamato.
In questa logica i pseudo segnali di “collaborazione” che Berlusconi lancia al PD rientrano perfettamente nel disegno di potere del PDL. A chi sta affogando lancio un salvagente, non per salvarlo, ma solo per tenerlo a galla.
Bossi ha capito ed ha paura che il suo “federalismo” alla fine sia solo una scatola vuota. Nella logica berlusconiana le “regioni” sono solo dei “reparti” della sua azienda e chi decide non sono i capi reparto ma l’imprenditore e Bossi non vuol vedere vanificate tutte le sue battaglie.

mercoledì, dicembre 17, 2008

Sul "latte crudo"

Cari lettori il 27 novembre ho scritto un post sul “latte crudo”. Mi sembra di aver evidenziato in modo chiaro che la vendita del latte crudo deve rimanere una attività di “nicchia” per soddisfare una specifica esigenza di un certo tipo di consumatore.
Mi sono stati segnalati gli interventi di Beppe Grillo e del dott. Fausto Cavalli e vi posso assicurare che il sottoscritto non percepisce nessun compenso da aziende del settore lattiero caseario e quindi i miei interventi non hanno “secondi fini”.
La "contaminazione" del latte con gerni patogeni è possibile e probabile. Gli allevamenti di oggi sono ben diversi da quelli del passato ma non è possibile creare un ambiente "sterile".
Ho calcolato che il latte crudo rappresenta il 4% del mercato del latte fresco, si tratta di una quantità non trascurabile perché significa che migliaia di persone ogni giorno utilizzano questo prodotto. Per consumare il latte crudo si devono usare alcune precauzioni come appunto la bollitura e ritengo che il Ministero ha fatto bene ad emanare l’ordinanza che riguarda questo aspetto e credetemi non si tratta di un favore alla “Lobby” delle grandi società.
Chi mi segue sa che non sono certamente "filogovernativo" e l'emanazione di questa norma è più che legittima per tutelare la sicurezza alimentare dei consumatori.
Se i consumatori sono migliaia la probabilità di l'utilizzo non corretto aumenta e pertanto il rischio di contrarre una malattia veicolata dal latte non trattato termicamente aumenta.
Voglio ricordare l’importanza delle scoperte in campo microbiologico fatte da Jean Pasterur e grazie alla pastorizzazione sono state salvate milioni di vite umane.
Voglio anche ricordare che la legislazione italiana sulla vendita del latte fresco risale agli anni ’80 e acquistando le confezioni che portano la scritta “latte pastorizzato fresco di alta qualità” il consumatore può essere sicuro di consumare un latte prodotto in allevamenti che mantengono elevati livelli di igienicità e salubrità.
Detto questo facciamo un po’ di ordine e non facciamoci trascinare dalla demagogia.
Va bene la vendita di latte crudo cosi come va bene la vendita di latte fresco al supermercato. Sono due prodotti in concorrenza in un mercato libero.

mercoledì, dicembre 10, 2008

Diossina: se ci sei “batti un colpo”

È “scoppiato” un altro caso che riguarda la sicurezza alimentare.
Dopo la mozzarella alla diossina ecco la carne di maiale alla diossina proveniente dall’Irlanda.
Il mercato delle carne suine si stava “rimettendo” dopo un periodo molto difficile.
Questo ennesimo “scandalo” avrà senza dubbio ripercussioni non di poco conto anche perché le quantità di carne non conforme è rilevante. L’ANSA riporta che oltre 14.000 tonnellate di carne suina sono andate in giro per mezzo mondo.
Come le altre volte il problema non viene gestito nel modo corretto, possibile che nessuno faccia riferimento al Regolamento CE 178/2002.
È inutile dire che i nostri cotechini e zamponi sono indenni perché prodotti DOP, questo è vero solo in parte.
Tutta la carne è “tracciata”, si deve dire che le partite di carne sono state acquistate da tizio e caio e di conseguenza è compito di tizio e caio provvedere al ritiro immediato della merce o in ogni caso deve contattare gli eventuali acquirenti perché provvedano al ritiro. Se poi parte della merce è già stata venduta si dovrebbe dire che il prodotto X ed Y commercializzato da Rossi e Bianchi venduto al supermercato Z non deve essere consumato.
Questa, cari lettori, è la rintracciabilità.
Così deve funzionare e così può funzionare perché abbiamo tutti gli strumenti per farlo.
Come al solito da noi si “sguinzagliano” i NAS, in realtà non servono perché dovrebbero essere i diretti interessati a prendere i provvedimenti del caso.
Le autorità dovrebbero pubblicare le informazioni che riguardano la rintracciabilità su un sito WEB accessibile a tutti.
Se in Italia si stanno lavorando o commercializzando 1400 tonnellate di carne non conforme non si deve creare un danno a tutta la filiera che trasforma oltre 2 milioni di tonnellate di carene di suino.
Ma siamo alle solite, chiacchiere e chiacchiere per gestire le emergenze poi tutto va nel dimenticatoio sino alla prossima emergenza !!!

domenica, novembre 30, 2008

Quote latte: “risolto un problema” se ne creano cento…

Ritengono che per l'aumento concesso ci siano più contro che pro.
In primo luogo le quote saranno concesse agli "splafonatori" quindi per prima cosa questo aumento dovrebbe essere concesso solo a chi ha "pagato le multe" quindi questi allevatori dovrebbero rinunciare alla scandalosa rateizzazione a suo tempo concessa. (Ma il Ministro avrà la "forza" di contrastare i COBAS suoi elettori ?)
Ovviamente non possono essere concesse a chi ha venduto le quote ed ha continuato a produrre (se non sbaglio si tratta di un centinaio di produttori non di più).
Non possono essere concesse a chi ha "venduto in nero" ed è per questo stato condannato. Come si può constatare tanti aspetti non facili da tradurre in un testo di legge (in Italia siamo maestri a complicarci la vita da soli).
Altro aspetto negativo è quello del prezzo delle quote.
L'anno scorso proprio in questi mesi il prezzo del latte era "schizzato" a € 0,50 il litro, se non di più per il latte spot, quindi con tali aspettative molti allevatori hanno ritenuto vantaggioso comprare le quote, oggi quelle stesse quote valgono un terzo, per gli allevatori una perdita secca in termini di capitale.
Il processo di concentrazione degli allevamenti, in questi ultimi anni è stato sensibile, anche perché gli allevatori "marginali" (costi elevati e bassi redditi) vendendo le quote hanno "fatto cassa", ora non potranno beneficiare di tale vantaggio.
Bisogna fare un po’ di calcoli ma potrebbe anche verificarsi il caso che la somma dei benefici ottenuti dagli allevatori che cedevano le quote sia superiore al valore della multa. Quindi per il "sistema" latte il risultato sarebbe negativo.
Ultimo aspetto di questo intervento riguarda il mercato del latte.
Questo mercato, come altri del settore primario, è di tipo "marginale" ovvero l'andamento del prezzo è condizionato non tanto dalla produzione totale ma da quelle piccole variazioni che alterano la "previsione" di un eccesso o carenza di offerta.
Le 600.000 tonnellate sono poche sul totale della produzione, ma fanno parte di quella parte "marginale" ne consegue che la prospettiva di un "eccesso di offerta" potrebbe causare una considerevole riduzione del prezzo.
Riduzione già in atto che si potrebbe accentuare con gravi conseguenze sul fronte reddito.
Alcuni mesi fa era stato pubblicato uno studio che analizzava i due principali scenari nella prospettiva dell'abolizione delle quote, e mi riferisco all'atterraggio morbido o brusco.
La Commissione ha autorizzato l'Italia ad adottare, da sola l'atterraggio brusco, speriamo di non fare la fine di Alitalia.

sabato, novembre 29, 2008

Il latte crudo in vendita nei distributori deve rimanere una nicchia di mercato

Ieri sera ho fatto spesa in un supermercato Conad, ho comprato del latte fresco di “Alta qualità”. Mentre ero davanti allo scaffale mi è venuto in mente di fare un “mini” test. Ho comprato due confezioni da un litro una di latte a marchio Conad e l’altra a marchio Giglio. Le confezioni hanno la stessa data di scadenza. Il latte a marchio Conad in realtà è prodotto dalla Granarolo in quanto è indicato che il prodotto è stato confezionato nello stabilimento di Cadriano (a Cadriano per quanto ne so c’è solo la Granarolo).
Questa mattina ho fatto una specie di “analisi sensoriale”. Ho tenuto il latte delle due ditte nello stesso frigo alla stessa temperatura ecc., insomma ho fatto si che le condizioni di assaggio non venissero alterate da fattori esterni.
Devo dire che mi ha convinto di più il latte Giglio, ma si tratta di sfumature.
La grande differenza la fa il prezzo. Latte Giglio € 1,57, latte Conad 1,15. Una differenza di € 0,42, il latte Conad costa quindi quasi il 28% in meno rispetto al latte della Giglio e si avvicina alla soglia di un euro che è il prezzo del “latte crudo” venduto nei distributori di latte.
Il consumatore ha “fame” di genuinità, sceglie i prodotti alimentari che ritiene genuini, realizzati senza “manipolazioni”, quando può cerca di recarsi dal produttore. Visitare il luogo della produzione equivale ad una sorta di “certificato di origine” e ritiene che il prodotto sia stato ottenuto senza l’utilizzo di concimi, fitofarmaci, mangimi industriali, ecc.
Il consumatore ritiene che un latte “acquistato” al supermercato abbia subito chissà quali trasformazioni e quindi se compro il latte direttamente dal produttore sono sicuro della “genuinità” del latte.
È bene ricordare che il latte “fresco” subisce sostanzialmente due trattamenti, la pastorizzazione e la omogeneizzazione.
La pastorizzazione abbatte la carica batterica e ci permette di bere il latte con l’assoluta certezza che non sia veicolo di una serie innumerevole di patologie, da quelle più gravi (brucellosi, salmonellosi, ecc) a quelle più banali che ci possono provocare un mal di pancia..
L’omogeneizzazione ha lo scopo di “rompere” i globuli del grasso in modo tale che l’intero volume di latte abbia lo stesso tenore di grasso per evitare quello che normalmente si chiama “affioramento” ovvero la formazione di uno strato di panna.
Il latte pastorizzato fresco di “alta qualità” che compriamo ai supermercati è assolutamente “genuino”, anzi la pastorizzazione mi permette di mantenere praticamente inalterate le proprietà nutrizionali del latte.
Il latte “crudo” è un prodotto che presenta una serie di “rischi” alimentari tanto che la sua commercializzazione è sottoposta ad una regolamentazione specifica ed inoltre è esplicitamente dichiarato, al momento dell’acquisto, che la “bollitura” è consigliata, non obbligatoria se il latte è consumato entro le 24 ore ed inoltre è stato costantemente tenuto al fresco (max 4°).
Ora il latte crudo “bollito” ha caratteristiche alimentari decisamente inferiori al latte pastorizzato fresco di “alta qualità” perché la temperatura che si raggiunge con la bollitura provoca la “perdita” di molte di quelle sostanze che invece si mantengono inalterate con la pastorizzazione.
I punti vendita del latte crudo sono in continuo aumento sul sito http://www.milkmaps.com/ è possibile trovare la mappa dei diversi distributori di latte.
I distributori sono quindi più di 1000 e siccome un distributore per essere remunerativo deve vendere almeno 200 litri di latte ne consegue che il valore al consumo per giorno è di € 200.
Il mercato del latte crudo è quindi stimabile in ca. 75 milioni di euro all’anno.
Facendo alcune elaborazioni utilizzando i dati pubblicati dall’ISMEA nel rapporto “Il mercato del latte 2007" ho stimato che la quota di mercato del latte crudo potrebbe essere di ca. il 4%. Un dato che non è del tutto trascurabile e pertanto è più che comprensibile la “mossa” commerciale fatta dalla GDO nel vendere latte fresco pastorizzato di “alta qualità” ad € 1,15.
Questo prezzo è molto competitivo e deve far riflettere per chi intende ampliare la propria rete di distributori con investimenti di una certa rilevanza.
La riduzione del prezzo del latte alla produzione potrebbe favorire un ulteriore riduzione del prezzo del latte nella GDO, mentre al contrario il produttore ha costi fissi che difficilmente potrà ridurre.
Attenzione quindi. Vendere il latte crudo può rappresentare per il produttore una interessante fonte di “integrazione” al reddito, ma è bene tener presente che difficilmente potrà diventare la fonte di reddito “principale” della propria attività.

giovedì, novembre 27, 2008

Alitalia e CAI: Non ce la possono fare

Le indiscrezioni pubblicate da “IlSole24Ore” ca. un mese fa si sono concretizzate e ieri il Corriere della Sera ha pubblicato l’annuncio della Lufthansa Italia. Questa “nuova” compagnia opererà da Malpensa.
Scusate, ma questo è un vero e proprio “schiaffo” a tutto l’establishment italiano che con CAI sta facendo di tutto per far decollare gli aerei della “fallita” Alitalia.
Mi sapete dire di quale “alleanze” parlava Berlusconi? Noi, come al solito, parliamo, parliamo, e poi riunioni su riunioni ma in realtà non concludiamo nulla.
Alitalia è costretta ad annullare i voli perché non ha i soldi per pagare il carburante. Insomma vogliamo finalmente capire che non c’è più nulla da fare Alitalia è definitivamente spacciate e CAI è stata voluta da Berlusconi per soli fini politici.
Spero proprio che anche Berlusconi possa assaporare l’amarezza di una Waterloo.

mercoledì, novembre 26, 2008

Capire le ragioni della crisi

Ho apprezzato molto l’articolo di Roberto Perotti “Gli economisti non hanno capito” pubblicato sul "IlSole24Ore" di domenica 14 novembre 2008. Nella situazione attuale è importante capire le ragioni di quello che sta accadendo perché solo così è possibile prendere provvedimenti adeguati.
Mi sono occupato di modelli aziendali (aziende agrarie) di simulazione dinamica e ho sempre sostenuto che i risultati delle simulazioni rappresentano, per l’imprenditore, lo strumento per “orientare” e quindi la RO (Ricerca Operativa) non può certo sostituire la capacità imprenditore.
Nella analisi che si sta facendo in questo periodo, sulla crisi economico finanziaria, rimane sullo “sfondo” quanto è avvenuto sul mercato delle materie prime, mi riferisco al petrolio ed ai prodotti agricoli come cereali e semi oleosi.
L’ultimo libro di Leonardo Maugeri (ENI) sulle fonti energetiche fa capire che un prezzo remunerativo del petrolio si aggira attorno ai 50 dollari al barile. Molto più difficile quantificare il prezzo in grado di remunerare cereali e soia, comunque a spanne si può dire che a partire dalla primavera del 2007 e sino a luglio del 2008 i prezzi dei cerali erano tali da garantire profitti di oltre il 100%.
Un anno fa tanti “guru” ipotizzavano che il petrolio non sarebbe mai più sceso sotto i 100 dollari così come per i cereali si facevano “scenari” da carestie manzoniane. Tutto era dovuto, in gran parte, ad una speculazione selvaggia.
E veniamo all’ipotesi su una probabile concausa dell’attuale crisi.
Il sistema finanziario non è stato forse “alimentato” dalla enorme liquidità che si è venuta a realizzare con la speculazione sulle commodities di cui ho fatto cenno?.
In modo molto banale ho calcolato che il periodo speculativo che abbiamo passato può avere generato “guadagni” di ca. 1500 miliardi di dollari (in questi giorni è stato pubblicato che i petrolieri ritengono che la riduzione del prezzo del petrolio provochi una riduzione dei loro profitti di oltre 700 miliardi di dollari).
L’ingente massa di liquidità è stata “utilizzata” da molti soggetti finanziari (banche, assicurazioni, intermediari) e nel momento in cui questo “fiume” di danaro si è interrotto tutto è “saltato”. Non si può escludere il fatto che sia stata la liquidità stessa alimentare la speculazione dato che il mercato delle commodities si basa sui futures (mercati a termine) e sappiamo bene che in questo tipo di mercato gli “speculatori” rivestono un ruolo specifico.
Le mie sono ovviamente solo delle ipotesi, ma forse potrebbero essere oggetto di studio e di dibattito.
Se si riesce a capire la vera origine di quanto è accaduto in primo luogo si potrebbero prendere provvedimenti adeguati e soprattutto si potrebbe evitare di “ripetere l’errore”. Come dice il detto “sbagliare è umano perseverare è diabolico”.

mercoledì, novembre 19, 2008

Università

Bellissimo articolo scritto da Francesco Giavazzi sulla "Voce.info".
Mi chiedo però perché formulare la norma prevista dal 4° comma dell’art.1.
Ho fatto un po’ di conti per i settori disciplinari di mia conoscenza ed ho constato che nessuno ha un numero di docenti sufficiente per adempiere alla norma anche integrando con settori affini.
Al Ministero hanno forse sbagliato i calcoli? Oppure tutto ciò è stato voluto perché poi nella conversione in legge si possa introdurre regole con un ritorno al passato? Per far tornare i conti si vorranno considerare anche i prof. Associati?
Siamo alle solite. Sarebbe stato più facile eliminare le votazioni e procedere direttamente con l’estrazione a sorte dei Commissari tra i prof. Ordinari

Alitalia: una farsa continua

Il mio primo post su Alitalia risale al gennaio del 2006 tra poco saranno 3 anni di una storia che in effetti riassume il peggio della politica e l'incapacità tutta italiana di saper gestire problemi complessi.
La soluzione che avevo prospettato per Alitalia vi è nota. La riassumo perchè forse non avete voglia di scorrere tutti i post. Vado per punti.
1. Alleanza, di fatto, tra le due banche italiane Banca Intesa e Unicredit per mettere a disposizione le risorse finanziare necessarie, in cambio un sistema “protezionistico” grazie all’intervento dello stato per evitare la concorrenza delle banche estere.
2. Acquisizione di AirOne
3. Fusione tra AirOrne ed Alitalia con la creazione di un unico vettore “liberato” dai lacci e laccioli della elefantiaca Alitalia (Meno personale, meno aerei vecchi rumorosi e avidi di carburante, ecc..)
4. Cessione della “Nuova Alitalia” alla Lufthansa o quanto meno una partecipazione rilevante.
Credetemi questa soluzione non è andata in porto per un soffio. È mancato l’accordo tra i gruppi bancari, anche perché il governo Prodi aveva imposto di non ridurre drasticamente il personale.
Vi ricordo che gli esuberi, già allora quantificati, ammontavano ad oltre 7.000 dipendenti. (vedrete che alla fine non saremo lontani da questo dato).
Le risorse finanziarie necessarie ammontano a ca. 3,5 miliardi di euro quindi una banca da sola non poteva accollarsi l’elevato rischio di questo investimento.
Air France contrasta questo progetto e riesce a formulare una proposta assai e per Alitalia (Sato italiano) molto vantaggiosa sia sotto il profilo economico finanziario sia sotto il profilo occupazionale.
Anche in questo caso è bene ricordare in termini stringati che l’offerta di Air France di tutta Alitalia debiti compresi era pari a 180 milioni di euro inoltre gli esuberi erano poco meno di 3000. A ben vedere ora una offerta fantastica
Agli Italiani la cessione a CAI costerà almeno 2 miliardi di euro perché dalla “bad company” non si recupererà neanche un euro credetemi.
La settima o poco prima delle elezioni di primavera la trovata berlusconiana della “cordata” dei suoi “amici di merenda” spariglia tutto il contesto. Ci si mettono anche i sindacati miopi ed ottusi nel voler difendere “diritti acquisiti” e in questo modo fanno il gioco di Berlusconi.
Il tempo passa e la situazione si fa sempre più difficile anche perché sono pochi quelli che si presentano per la “merenda” nessuno è disposto a mettere denaro in una situazione poco chiara. A fatica la cordata si materializza con il supporto di Banca Intesa.
Ma mettere insieme tanti soldi per far “decollare” la povera nuova Alitalia non è facile ed in questo contesto scoppia la grande crisi finanziaria. Tutto da rifare.
Non credo proprio che nel momento attuale Banca Intesa possa permettersi di scucire un miliardo e mezzo di euro senza solide garanzie, la cordata è fatta da imprenditori che dovranno in primo luogo salvaguardare le proprie aziende e con la crisi di liquidità in atto se hanno soldi da parte non vorranno certamente destinarli in un investimento “ad alto rischio”.
In questo contesto la soluzione che avevo prospettato torna di attualità con una modifica sostanziale. Le due banche sono sostituite da una scatola che si chiama CAI e si procederà in questo modo:
1. La CAI “compra Alitalia” la parte teoricamente buona per poco 700-800 milioni di euro.
2. Assumerà ca. 10000 dipendenti (ne lascerà a terra 7000, vedrete !!!)
3. A questo punto entra in scena Lufthansa che per ca. un miliardo di euro si prende tutto AirOne compresa. Il che rappresenta un bel risparmio rispetto alla offerta Air France che era meno “vistosa” in termini di soldi sonanti (solo 180 milioni) ma si accollava tutti i debiti. In questo modo i debiti sono rimasti sul groppone dei soliti cittadini… Ma tanto miliardo più miliardo meno….
In pratica la CAI fa quello che fanno i camorristi con i rifiuti. Li “riciclano”, a loro modo ovviamente. Prendo i rifiuti al nord e li porto al Sud e quando sono al Sud li riporto al Nord sapete che business portare in giro della spazzatura !!!!. (ma sempre spazzatura rimane).
Questo disegno è nelle “battute” del Berlusca, credetemi non dice mai nulla a caso.

venerdì, novembre 14, 2008

Tre buone ragioni per NON fare sciopero

Oggi è stato proclamato un giorno di “lotta” per l’Università.
Quanto sa di vecchio e stantio questo slogan.
Questo governo non mi piace affatto, soprattutto quando vedo la faccia del Berlusca con quel suo sorrisetto che sembra dire in continuazione: “ ci sono qua io, sono il salvatore della Patria, so tutto e posso fare tutto, se non ci riesco e per colpa di tutti gli altri che non hanno le mie capacità”.
Quanto sta facendo il Ministro Gelmini è criticabile su molti aspetti. Come esempio basta leggere il testo del Decreto Legge del 10 novembre 2008, n. 180, quello che “riforma” i concorsi. I criteri adottai per la costituzione della commissioni sono in pratica assai complesse (dato che alcuni SSD sono molto piccoli), tanto valeva abolire le elezioni e sorteggiare i commissari tra tutti i docenti del settore scientifico. Meglio ancora sarebbe stato abolire i concorsi. Le Commissioni sono state manipolate in mille modi e basta “navigare” un po’ per rendersi conto dei tanti ricorsi ancora pendenti sulle commissioni e sui concorsi di quegli anni.
Quindi non siamo proprio sulla “strada giusta”, ci sono buone intenzioni ma si stanno usando metodi vecchi.
Ma veniamo ai 3 buoni motivi per NON fare sciopero perché riguardano l’Università come responsabile prima dei tanti problemi di oggi.
Primo.
Autonomia. L’Università non ha adottato metodi innovativi di gestione. Ad esempio ha fatto il gioco delle PA locali accettando finanziamenti per la costruzione di sedi decentrate, ma in cambio ha assunto personale docente e non per accontentare i bisogni clientelari delle PA. Oggi si protesta perché non si hanno i soldi per pagare gli stipendi, ma questo stato di cose era facilmente prevedibile nel momento in cui si è violata una specifica disposizione di legge che vietava il superamento del 90% della spesa per personale delL’FFO (Fondo di Finanziamento Oridnario)
Secondo.
Reclutamento. La gestione dei concorsi per sede è stata a dir poco scandalosa. Come ho scritto poco sopra con la 382 del 1980 si sono fatti “giochi sporchi”, ma con il reclutamento per sede il nepotismo ha raggiunto livelli inqualificabili e di questo la responsabilità primaria è delle Università, non prendiamocela con il solito “governo ladro”, bastava fare ed indire i concorsi per soddisfare le reali esigenze di questo o quel settore non per gli interessi di questo o quel gruppo di “baroni”…
Terzo.
I corsi di studio. La proliferazione dei corsi di studio è la conseguenza sciagurata all’adozione del principio “Nuove sedi, Nuovi corsi” favorito dalla riforma del 3+2 (crediti, ecc). Questi corsi sono stati voluti dalle Università e quindi è inutile prendersela con chi di tutto questa non ha responsabilità. Gli studenti sono le vittime di un sistema formativo sciagurato e dovrebbero contestare i docenti e le Università. Mettersi a fare lezione in piazza è un non senso perché sono i docenti i primi e veri responsabili di questo stato di cose quando nelle Facoltà e negli Atenei hanno deliberato l’attivazione dei corsi di studio.
Oggi vado al mio posto di lavoro nell’Università e spero di fare, per quanto possibile, al meglio il mio dovere di docente.

mercoledì, ottobre 29, 2008

Uso improprio dell'autonomia universitaria

Un commento all’articolo di Daniele Cecchi “Cresce l’Università degli abbandoni” pubblicato su “lavoce.info
La frase conclusiva dell'articolo è sconfortante. Le Università penseranno solo a fare "cassa" per sopravvivere. Molte hanno “l’acqua alla gola” e preferiranno abbassare la qualità dell’accesso pur di riempire le aule.
Nella discussione voglio però evidenziare che le modalità di questa sciagurata espansione (autonomia e riforma dei cicli 3+2) sono state elaborate da Berlinguer, e quanto succede ora era prevedibile.
Le sedi decentrare delle Università (in alcuni casi sono poi diventate Università autonome) non sono state finanziate dalle Università, quindi nel rispetto di una sana gestione economica, ma dagli enti locali. È stata in pratica l’occasione per distribuire finanziamenti locali a questa o quella impresa per ristrutturare o costruire questa o quella sede. Lo stesso è avvenuto con i docenti che sono stati assunti sulla base di finanziamenti di enti e fondazioni.
Ora il “giochino” si è rotto e gli enti pubblici non hanno soldi. Sarebbe scandaloso ripianare con soldi pubblici.
L’unica soluzione in questo stato di cose è “chiudere” sedi e bloccare il reclutamento dei docenti.
Questi provvedimenti non possono però essere fatti a pioggia, come indicato dalla legge, basterebbe usare il “buon senso”, ma questo è un bene prezioso scarso e raro nel nostro paese.
Le Università godono dell’autonomia per poter operare in tal senso se non vorranno fare vanno obbligate evitando finanziamenti che come al solito andrebbero “ai più furbi” e non certamente ai più bravi.

sabato, ottobre 25, 2008

Quante cose in due settimane

Due settimane senza scrivere un post eppure di cose ne sono successe tante e a dire il vero è un momento di grande fermento. Stiamo vivendo una fase epocale e non ne siamo pienamente consapevoli. Sono tanti i riferimenti al ’29 del terremoto finanziario ed economico di questi giorni, ma credo che la storia “non si ripete” e quindi ciò che stiamo vivendo è il frutto di azioni e di comportamenti che nulla hanno a che fare con le cause che portarono alla crisi del ’29.
Sono convinto che al fondo di questo stato di cose c’è il decadimento dell’etica di chi ha la responsabilità di gestire beni pubblici e privati.
Questo blog si chiama “Etica e società” ed sito che lo gestisce www.nuovaetica.info non per un caso. Sono profondamente convinto che questa società debba elaborare nuovi e più consoni valori etici fondati sul rispetto reciproco, sulla convivenza sociale, sul realizzare giusti profitti, sull’impegno nella società per farla progredire, dare il giusto valore alle cose che produciamo senza voler generare situazioni monopolistiche a vantaggio di pochi.
Non abbiamo bisogno di ideologie queste ormai sono il passato. Al centro della nostra vita quotidiana ci sono le relazioni con altri membri della società che devono essere riviste sia in termini qualitativi che quantitativi. Le relazioni quantitative generano il “momento economico” ed è questo che in questo giorni è totalmente in crisi.
Vedremo che cosa succederà

giovedì, ottobre 09, 2008

Alitalia, se ci sei batti un colpo!!!

Quali saranno le ripercussioni sul “piano Alitalia” dovute alla drammatica situazione della finanza mondiale. Gli industriali “tirati” nella cordata da chissà quali berlusconiane promesse avranno ancora il coraggio di “gettare” in una impresa molto incerta il miliardo e passa di euro?
In tempi magri anche quei milioncini che ognuno si è impegnato a “scucire” possono far comodo.
Le previsioni di vari organismi internazionali ci dicono che le cose andranno maluccio per almeno un paio d’anni, quindi anche il traffico aereo potrebbe risentirne ed allora addio previsioni di creare utili in due o tre anni.
A queste “previsioni” credo sempre meno, possibile che non si sapesse nulla di quello che stava per succedere?
Il pesce inizia a puzzare dalla testa, noi poveri peones non abbiamo certo la possibilità di bazzicare in prossimità dei centri di potere, ma quelli che oggi ci propinano analisi e valutazioni o sono degli ignoranti o hanno gli occhi foderati di prosciutto. Le loro previsioni se le tengano, anzi non è proprio il caso di continuare a mantenerli….

martedì, ottobre 07, 2008

Una ciclone sulla finanza

Il mondo della finanza vacilla, le borse di tutto il mondo vivono momenti difficili. Le vendite superano di gran lunga gli acquisti ed i prezzi crollano. Tutto ciò non accade per caso, da troppo tempo si è persa la “misura delle cose”.
Su vecchi testi l’amministratore saggio era colui che gestiva il patrimonio come “il buon padre di famiglia”. In un mondo frenetico si è preferito l’azzardo, la speculazione, il facile profitto, la malafede, la truffa, l’inganno.
Pochi mesi fa si è tenuta a Roma la conferenza sull’alimentazione, era tutto un suonare la grancassa sull’aumento del prezzo derrate alimentari e sugli effetti a livello mondiale. Pareva che le risorse agricole si fossero esaurite in un batter d’occhio e quindi tutti lì a fare previsioni e scenari, insomma un gran bla, bla, ecc.
Adesso ci troviamo con i prezzi dei cereali quasi ai livelli del 2006. Ma come, non si era detto che il mais veniva destinato alla produzione di etanolo e quindi i consumi erano aumentati? Si sono forse chiuse le fabbriche?, e la Cina e l’India non sono le responsabili della riduzione delle scorte mondiali?
Tanti argomenti, tante ragioni, tutto per giustificare un aumento, fuori da ogni logica dei prezzi, delle comodities alimentari per alimentare la speculazione ed i facili guadagni.
Dopo l’alimentare veniamo al petrolio. Facciamo due conti della serva.
Ogni anno si producono quasi 3 miliardi di tonnellate di petrolio (Fonte: Maugeri nel 2006 ton. 2.908.000.000) che corrispondono quasi a 20 miliardi di barili, negli ultimi 5 anni l’incremento del prezzo del petrolio è stato impressionante toccando a luglio (se non ricordo male) i 140 dollari al barile. Questa impennata dei prezzi quanta liquidità ha creato nel sistema finanziario mondiale? Rimanendo nell’ambito dei conti della serva se l’utile medio di questi 5 anni è di $ 15 a barile salta fuori la colossale cifra di 1.500 miliardi di dollari.
Questa somma enorme può aver avuto un effetto dirompente e lacerante sull’intero sistema finanziario.
Questa valanga di soldi si è riversata su quella parte dell’economia reale rappresentata dal settore immobiliare con “mutui facili”. Analogamente si è speculato sui prodotti agricoli.
Il tutto è stato aggravato da strumenti finanziari basati sulla “carta”, titoli finanziari che passando di mano in mano generavano un effetto moltiplicatore che ha ulteriormente “gonfiato” il mondo della finanza. La vicenda dei mutui subprime non è sufficiente a spiegare quello che sta succedendo.
La contrazione del prezzo del petrolio è stata come un leggero soffio sul castello di carta provocando il drammatico crollo di un sistema già traballante.
Di tutto questo le vittime siamo noi, gente qualsiasi con un po’ di soldi messi da parte come sempre dovrebbe fare “il buon padre di famiglia”.

giovedì, settembre 25, 2008

Mara Carfagna e la prostituzione

Ho sempre ritenuto che la funzione della legge sia quella di regolare i rapporti tra le persone o tra le persone e le istituzioni sia pubbliche che private. Siccome sono “regole” hanno il loro fondamento su principi di natura etica e morale.
Veniamo al DDL sulla prostituzione. Quello presentato è di pochi articoli ma sono un esempio di come in quello che è stato fatto ci sia ben poca etica, anzi genera “confusione” e quindi anziché essere norma che "regola" diventa fonte di contenzioso tra le persone e le istituzioni.
I contenuti della legge sono chiari. La prostituzione è penalmente perseguibile se esercitata sulla strada, non lo è se esercitata a casa propria o più semplicemente tra 4 mura.
Ma tutto ciò non ha senso.
Si deve prima di tutto definire se la prostituzione è un reato o non lo è.
Se è reato lo è ovunque, che differenza fa vendere il proprio corpo in strada o in casa?
Sarebbe come dire: si possono vendere le carote nei supermercati ma non nelle bancarelle sul mercato. Tutto ciò è assurdo.
Il provvedimento viene adottato perché la “morale corrente” ritiene indecoroso vedere donne e uomini sulle strade in atteggiamenti che inequivocabilmente offrono se stessi per danaro? Allora il problema non è quello di vietare la prostituzione ma piuttosto quello di creare condizioni perché il fenomeno possa ridursi grazie al fatto che le regole morali “condivise” si diffondono nella società. Se vendere se stessi è amorale e compare il sesso è altrettanto amorale, se questi principi si diffondono nella società la prostituzione non può che ridursi.
Ho sentito delle cifre sulla prostituzione. Se non ho capito male in Francia le prostitute sono ca. 20.000, in Italia sarebbero ca. 100.000.
È noto che in Francia è stata varata una legislazione più permissiva e se le prostitute sono proporzionalmente minori vuol dire che quelle norme sono più rispettose degli individui e quindi consentono quella crescita morale che rappresenta l’unico modo per far si che il corpo non sia considerato merce.
Mara Carfagna, faccia un passo indietro. Non deve far parlare di se a tutti costi e si concentri su altri temi che riguardano le “pari opportunità”.

martedì, settembre 23, 2008

Alitalia in vendita

Ecco un esempio di B2B (business to business), nel commercio elettroni cosi definisce la vendita di beni e servizi ad un’altra impresa utilizzando lo strumento Internet.
Se c’è qualcuno che è intenzionato a compare Alitalia o pezzi di Alitalia si faccia avanti, è questo il senso del comunicato apparso sul sito di Alitalia e firmato dal commissario Fantozzi.
Mi chiedo perché non ha utilizzato il famoso sito eBay, si vende e si compra di tutto.
Voglio ricordare al commissario Fantozzi che le precedenti “gare” non hanno fruttato un gran che e allora perché non cambiare “metodo”.
Forse sono in tanti quelli che si vorrebbero contendere in un asta telematica il seggiolino di un vetusto MD80, o che so, un carrello delle vivande, così via di questo passo.
È questo il piano B che auspicava l’ex ministro Bersani ? !!!!
A questo punto ci vorrebbe un po’ di serietà e correttezza, i libri contabili vanno portati in tribunale, deve essere giudice a mettere all’asta l’Alitalia.
Le conseguenze sono pesanti per i dipendenti, ma continuare così vuol dire non risolvere mai il problema.

venerdì, settembre 19, 2008

Ho “toppato”

Ieri mattina la probabilità dell’accordo la ritenevo al 60-70% e per questo mi ero sbilanciato per la riuscita della trattativa.
Sono stato smentito dai fatti. Adesso mi auguro che si attivi al più presto la procedura per il fallimento. I libri vanno portati in tribunale e ne vedremo delle belle, non ha senso nelle condizioni attuali adottare strategie dilatorie.
La responsabilità del fallimento della trattativa non è da imputare solo alla CGIL ed alle altre sigle dei sindacati autonomi, certo hanno tirato troppo la corda, ma la controparte non ha voluto o potuto cedere. Si tenga anche presente la situazione finanziaria mondiale è assai turbolenta e mettere sul tavolo soldi freschi, in un momento in cui forse ce ne bisogno per le proprie attività. La ritirata della CAI è così diventata "gloriosa" anzichè una sconfitta.
La rottura di ieri sancisce una situazione che per Alitalia è insostenibile da tempo. Di tempo e denaro ne è stato sprecato proprio tanto.
Il fallimento chiarisce, molti equivoci, sapremo finalmente a quanto realmente ammonta il debito di Alitalia e se c’è qualcosa di buono verranno certamente a comprarlo.
Una cosa purtroppo è certa sul fronte dell’occupazione, con il fallimento la situazione sarà peggiore sia di quella proposta da AirFrance – KLM sia della soluzione CAI.
Voglio comunque ricordare che la “Fenice” di CAI, quella che se ne stava sotto la cenere era ed è abbastanza bruciacchiata e non so se ha le ali in forza per volare.

giovedì, settembre 18, 2008

Soluzione Alitalia: ci vuole la sfera di cristallo

Oggi dovrebbe essere il “giorno fatale”, ma sono mesi che si ripete questa sceneggiata e le decisioni vengono sempre rimandate.
Per azzardare previsioni su come andrà a finire ci vuole la “sfera di cristallo”. Io ci provo, è quello che ho sempre fatto scrivendo sul bolg.
L’accordo si troverà, in questo modo il Berlusca potrà continuare a suonare la grancassa del “salvatore della patria”. Il fatto che oggi si arrivi ad un accordo con i sindacati non vuol dire che sia trovata una soluzione equa al problema Alitalia e le ragioni sono le seguenti:
1. Le passività pregresse di Alitalia le pagheranno gli italiani (nell’accordo Air France KLM i debiti se li “puppavano” i francesi, anzi il Tesoro riceveva 170 milioni di euro, in tempi magri come questi “sputaci sopra”.
2. La CAI ha bisogno di almeno 3 miliardi di euro per far funzionare il baraccone, diciamo “ripulito” da esuberi e costi eccessivi.
3. Di questi 3 miliardi, uno o poco più è costituito dall’esborso dei “compagni di merenda” della cordata, e gli altri chi ce li mette? La banca?, in ogni caso la “fenice” parte con un bel debito.
4. Questo debito dovrà essere rimborsato ed in un momento difficile come questo per l’economia globale non credo che ci sia da stare allegri. La gente potrebbe volare di meno perché le tariffe non saranno più così vantaggiose, ecc…
5. Il piano è criticato da molti e quindi tra 3-4 anni ci potremmo trovare al punto attuale.
6. In tutto questo ragionamento ci potrebbe essere un piano “segreto” che rispecchia quello che io ho sempre sostenuto su questi post. Fusione tra Alitalia e AirOne e successiva cessione a Lufthansa.

Vedremo

mercoledì, settembre 17, 2008

Intervista rilasciata al Ministro Tremonti

Ieri sera il Ministro Giulio Tremonti è stato intervistato dal direttore del TG1 Gianni Riotta. L’oggetto dell’intervista erano le conseguenza per l’Italia dovute al clamoroso crac della banca d’affari Lehman & Brothers.
In sintesi il Ministro ha detto: noi siamo bravi perché la nostra economia si basa sulla produzione di beni e non sui “giochetti finanziari”. Per il Ministro l’espansione dell’economia USA è il frutto di un grande gioco delle “tre carte”.
Certamente c’è del vero in quanto dice perché è stata una follia pensare che si potessero fare soldi sui debiti contratti da altri. Il sistema di trasferire ad altri i debiti, e poi assicurare gli stessi debiti con strumenti complessi ed articolati, difficilissimi da capire, con i cosiddetti “derivati” ha portato ad una situazione insostenibile. Il risultato è purtroppo sotto gli occhi di tutti.
Ma il Ministro che parlava e sentenziava con toni tanto virtuosi è bene che si ricordi che il nostro debito pubblico raggiunge la cifra astronomica di 2.200 miliardi di dollari (non mi sono sbagliato con gli zeri). I finanzieri USA hanno commesso errori clamorosi ma la pubblica amministrazione italiana si comporta nello stesso modo, in maniera più subdola con una inefficienza strisciante dovuta a leggi e norme inutili e dannose.
Cosa succederebbe se i “creditori” dello stato esigessero quanto dovuto esattamente come i creditori di Lehman & Brothers ?. Sarebbe la bancarotta, il fallimento dello Stato.
Si dice che questo non può accadere, eppure è già successo, vedi il caso Argentina tanto per citare il più recente.
Dico al Ministro Tremonti di leggersi la favola di Fedro “I vizi degli uomini”
“Giove ci impose due bisacce: ci diede dietro le spalle quella (la bisaccia) piena dei propri difetti, pesante sospesa davanti al nostro petto. Per questo motivo non possiamo vedere i nostri difetti; non appena gli altri sbagliano siamo giudici severi.”

martedì, settembre 16, 2008

Federalismo fiscale

Da un po’ di tempo ero alla “caccia” del disegno di legge “Calderoli” di cui tanto si parla. Ho navigato sulla rete ma, niente, solo interviste e comunicazioni.
Anche sul sito del Governo solo chiacchiere…
Ieri ho trovato il testo su “Lavoce.info”, oggi finalmente il Governo si è deciso a pubblicare il testo. Leggete il testo del DDL, in realtà nulla è chiaro e definito, si rimanda a decreti che dovranno essere promulgati su questo e quello, il risultato sarà un caos incredibile, altro che semplificazione. Sulla “Lavoce.info” potete trovare alcune valutazioni interessanti.
Sono le “voci” fuori dal coro, gente che riflette e medita su certe follie populiste.

sabato, settembre 13, 2008

Si chiude la stalla quando i buoi sono scappati

Dalle news si apprende che il Governo vuole indagare sulle ragioni dell’aumento del prezzo di alcuni prodotti alimentari, pane, pasta, alcuni ortaggi. Il signor “Mister prezzo” batte un colpo. Questa è l’ennesima dimostrazione che provvedimenti di politica economica vengono presi in maniera intempestiva, sull’onda della emotività, sulla base di spinte populiste e con il solo scopo di generare un consenso immediato con esclusive finalità elettorali.
Si supponga che dopo le “accurate indagini”, la cui durata è facilmente immaginabile, gli organismi di controllo dovessero appurare l’irregolarità di certe operazioni potranno al massimo sanzionare con una molta l’azienda speculatrice. In pratica, se non ci sono fatti di natura penale, l’azienda pagherà una multa, soldi che andranno allo Stato.
E in un contesto simile mi dite qual è il vantaggio per il consumatore ?.
Il fatto di aver annunciato controlli può indurre gli speculatori e gli arraffoni a comportamenti virtuosi ?, io non lo credo.
Se si “naviga” sul sito dell’ISMEA si vedrà che il prezzo dei principali prodotti agricoli, alla produzione, negli ultimi mesi è diminuito di parecchio , in moltissimi casi ci siamo riportati ai livelli del 2006.
Gli aumenti odierni, spesso sconsiderati, sono il frutto del mancato funzionamento delle “leggi del mercato” a causa di una legislazione carente ed inconcludente.
Sono le “borse merci” dei prodotti agricoli che non funzionano, vi è una totale ignoranza sulle componenti della formazione del prezzo. Questa settimana le carote hanno un prezzo all’origine di € 0,13 al kg e arrivano al consumo ad € 1,25 (media nazionale vedi sito sms Consumatori) è quasi 10 volte tanto !!!!
E poi mi si dice che si devono fare indagini ?!!!
Vuol dire che è la logistica dei trasporti che non funziona. L’enorme pressione fiscale che incide sui passaggi tra le componenti della filiera, ogni fatturazione ha un costo incredibile.
Dica “mister prezzi” su un incremento di 10 volte il prezzo all’origine quanti soldi vanno al fisco !!!
Allora è inutile fare delle indagini a carattere propagandistico, mettete mano alle leggi, alle norme, alle regole che governano i mercati.
Nel breve i partiti di governo avranno qualche voto in meno ma nel futuro si potrebbero raccogliere frutti ben più sostanziosi.

giovedì, settembre 11, 2008

Un ricordo

Tanti della mia generazione si ricorderanno cosa stavano facendo nel pomeriggio dell’11 settembre 2001 quando nei modi più diversi vennero a conoscenza di quanto accadeva a New York
È stato un mio collega d’ufficio, collegato ad internet, a dirmi: è apparsa una notizia incredibile “Un aereo ha colpito uno dei due grattaceli delle Twin Towers”. La cosa aveva dell’incredibile!!!
Mi collego anch’io al sito della CNN e poco dopo il secondo aereo colpisce l’altra torre. In quegli attimi capisco che sta capitando qualcosa di terribile, ma non riesco a mettere “a fuoco” quello spaventoso evento. La nostra società non ha ancora superato quella catastrofe, ovvero non siamo ancora riusciti a comprendere sino in fondo le ragioni di chi ha compiuto quel misfatto.
È questo il motivo profondo della crisi che ancora oggi pervade il nostro vivere quotidiano.
Nel giorno del ricordo recito, nel silenzio, una preghiera per tutte le vittime innocenti cadute a causa di falsi ideali di fanatici assassini.

sabato, settembre 06, 2008

Articolo su Corriere della Sera

Sul Corriere della Sera Salvatore Bragantini ha scritto l’articolo dal titolo “I dubbi che lascia il copione Alitalia”, (5 settembre 2008) lo condivido completamente. Sul tema Alitalia è esattamente nel tono di questo blog.
Anche sulla “Voce.info” si sono letti articoli tanto simili, la cosa mi fa ancora più piacere perché le “voci” che mettono in dubbio il piano “fenice” vengono da persone autorevoli e, su sull’argomento, senz’altro molto più competenti di me.
Io sono uno stratega (Napoleone ovviamente !!), non un’economista.

domenica, agosto 31, 2008

Alitalia: per il momento “tanto fumo e poco arrosto”…

In questi giorni fiumi d’inchiostro sulla “soluzione” del caso Alitalia, ma leggete con attenzione quanto scritto sui vari quotidiani e vi accorgerete che nel concreto non in si sa nulla di preciso.
Sappiamo degli esuberi e viene esposto un “business planning” che potrebbe fare chiunque. Se perdo 100 è ovvio che devo tagliare i costi, ad esempio di 70, ed aumentare le entrate di 30; infatti si taglia su personale ed aerei e poi li si fa volare di più.
Non credo che in un settore così delicato come quello del trasporto aereo sia semplice applicare delle “formulette” da ragioniere di campagna (senza offese per la categoria !!!).
Si parla tanto della tratta Roma – Milano e nessuno cita il fatto che tra pochi mesi sarà operativa la TAV della tratta Milano - Bologna e l’obiettivo e di completarla nei giro di pochi anni. I 500 Km si potranno percorrere in 3 ore, un tempo in “concorrenza” con l’aereo.
Il prezzo dei carburanti è senza dubbio “gonfiato” da situazioni congiunturali, in ogni caso rimarrà proporzionalmente elevato e chi ne pagherà le più immediate conseguenze è proprio il trasposto aereo, quindi le tariffe “stracciate” di questi ultimi anni potrebbero rimanere un ricordo ed il trasporto ferroviario potrà avere la sua “riscossa”.
Tutte le compagnie sono in difficoltà, come è possibile pensare che una “matricola” (in realtà sembra più il restyling di una vettura che ha avuto poco successo) possa emergere a mo di “araba fenice” ?.
Alle domande del post del 28 agosto non ci sono state al momento risposte e mi sa che dovremo aspettare a lungo.
Nel frattempo perdite su perdite.
La soluzione che avevo prospettato tanto tempo fa, è passato un anno e mezzo, è andata in porto solo parzialmente. Si è concretizzata una fusione Alitalia – AirOne, mentre la parte finanziaria di Unicredit è stata sostituita dalla “cordata” del CAI (Club alpino Italiano, ops !!, mi sono sbagliato Cai, lo scrivono così, forse ci potrebbero essere problemi di copyright !!).
Il ruolo di Banca Intesa è invece assai chiaro.
Ricordo che servono comunque quasi 3 miliardi di euro ca.: 1,5 miliardi per far “decollare” la nuova Alitalia e poi 0,7 miliardi di euro per pagare le obbligazioni scadenza 2010 (a meno che questa non rimanga nella parte cattiva, ma non è facile…) e poi assorbire le previste perdite prima di tornare in attivo.
Qualunque imprenditore con un piano così “fallisce”.
Berlusconi ha mantenuto la “promessa” agli elettori creduloni, ed ha convinto la “cordata” che a pagare saranno comunque i contribuenti.Questa è una “vittoria” del Premier ed una ennesima sconfitta degli italiani.

giovedì, agosto 28, 2008

Soluzione Alitalia: poveri noi !!!!

Sono stato assente dall’Italia per qualche giorno, non ho letto i giornali e dal telegiornale ho appreso che il “caso” Alitalia è stato risolto, ecco come:

  • Si devono “rifare” due leggi;
  • La cordata di una decina di “milionari” ha fondato una società versando quote di qualche migliaio di euro e l’ha chiamata se non ho capito male “Compagnia Aerea Italiana” (C.A.I ?, per una "cordata" un nome niente male vero ? !!);
  • La CAI acquisterà la parte “buona” di Alitalia;
  • La CAI acquisterà “AirOne”;
  • La parte “cattiva” di Alitalia resta allo Stato

A questo punto sapete rispondere a queste domande:

  • Qual è la parte “buona” di Alitalia ?;
  • Il Tesoro detiene il 49,9 % delle azioni, quindi la parte “buona” del 50,1 % è degli azionisti;
  • Quanti sono i debiti della parte “cattiva” ?;
  • l prestito obbligazionario con scadenza 2010 chi lo paga?

Vedremo.

Ecco un concentrato dei mali dell’Italia.

lunedì, agosto 18, 2008

Cronaca di un viaggio. Nota 2: centrali eoliche ferme


Durante un viaggio ci si guarda attorno. Erano alcuni anni che non percorrevo la costa Adriatica e sono rimasto favorevolmente sorpreso dal rilevante numero di pale eoliche installate.
Mi è venuto in mente un viaggio fatto nel lontano 1994 in California (USA) e già a quei tempi intere colline erano “coperte” dalle pale eoliche.
Io non sto a disquisire sull’impatto ambientale, del bello – brutto, fanno rumore, ecc. ho constato che erano tutte ferme anche se il vento era decisamente sostenuto.
Erano ferme in Puglia, in Basilicata e in Calabria.

Ho letto di recente il bellissimo libro di Leonardo Maugeri “Con tutta l’energia possibile” – Sperling & Kupfer – 2008 e quindi ricordavo che l’Italia in fatto di energia eolica non era messa male.
Sono andato a rivedere i dati. Situazione al 2006, potenza installata 2,1 Gigawatt, siamo settimi al mondo. La prima è la Germania che ha una potenza installata 10 volte la nostra. Maugeri riferisce che la spesa per la costruzione di impianti superiori al Megawatt è di ca. 1.000 – 1.200 dollari per Kwatt. Se fate un po’ i calcoli la spesa sostenuta dall’Italia sarebbe tra 1,5 e 1,8 miliardi di euro. Mica poco !!! E il fatto di tener ferme le pale non sarebbe giustificato.
Ho fatto una piccola “indagine” in loco con scarsi risultati anche se mi è stato riferito che c'è mezzo la magistratura per via di ricorsi su questo e su quello non ultimo intrallazzi economici con la malavita organizzata. Insomma siamo alle solite !!!
Rientrato a casa ho fatto una “veloce” ricerca su Internet anche in questo caso il risultato non è stato positivo, fatto salvo un articolo di Paolo Granzotto sul “Giornale” che denuncia gli “intrallazzi” tra le amministrazioni locali e la Regione Puglia. L’articolo mette anche in evidenza la necessità di avere “certificati verdi” indipendentemente dal fatto che le centrali funzionino o no.
E questo ragionamento è in sintonia con quanto evidenziato da Maugeri in relazione al fatto che la resa in energia delle centrali eoliche è bassa inferiore al 40% della potenza installata. I costi di gestione delle pale sarebbero molto bassi, ma comunque il costo dell’energia elettrica prodotto dalle centrali eoliche sarebbe maggiore rispetto a quello prodotto da centrali tradizionali.
Questi elementi potrebbero spiegare la situazione.
Al di la delle scartoffie, denunce, ricorsi, ecc, sono stati spesi tanti soldi per la costruzione delle centrali eoliche, poi in realtà nessuno ha interesse che queste producano energia perché ci si perde ed allora teniamole ferme !!!. Senz’altro il problema dei certificati verdi sarà stato in qualche modo “aggirato” e forse è proprio su questo argomento che c’è puzza di bruciato.
Chissà se ci sono in giro “certificati verdi” che fanno riferimento allo potenza installata e non a quella effettivamente prodotta, mah !!!!
Se c’è qualcuno che ne sa scriva …

domenica, agosto 17, 2008

Cronaca di un viaggio. Nota 1: le bellezze

Ho attraversato 3 regioni Puglia, Basilicata e Calabria. Non posso affermare di averle visitate perché ci vorrebbero mesi per ciascuna di queste splendide regioni. Testimonianze storiche ed artistiche sono sparse ovunque, impronte indelebili di un passato che oggi non conosciamo, oppure sono pochi quelli che guardando alle meraviglie del passato vogliono costruire il presente perché vi possa consegnare qualcosa di positivo al futuro.
Solo poche immagini di tanto splendore: Castel Del Monte ad Adria che anche se riprodotto sulla più umile delle nostre monete (1 cent di Euro) chissà da quanti è totalmente ignorato. Il ponte romano a Gravina di Puglia nell’immagine è possibile vedere lo scempio di una scritta. Una visione notturna dei “Sassi di Matera” un tempo la “vergogna d’Italia” ma che oggi ci testimoniano la “saggezza” degli uomini di un tempo che in condizioni ambientali difficili sono stati capaci di realizzare una città fiorente ed operosa.
Guardate questa immagine, tutto pare caotico, eppure le linee discendenti ed ascendenti delle strade, la contrapposizione di volumi irregolari di case grandi e piccole, gli spazi “vuoti - pieni” tra le case, di danno una visone organica e completa della città di un tempo.
Matera è stata ricostruita, ma i quartieri “nuovi” sono anonimi e banali, case concepite per ambienti differenti. Se oggi le case sono più “sane” rispetto ai “sassi” paiono ben più degradate di quelle che la gente è stata costretta ad abbandonare negli anni ’50.
Le “Tavole Palatine” a Metaponto testimonianza dell’importanza della colonia greca di 2600 anni fa
I boschi della “Sila piccola” ed il lago “Ampollino”. Scenari stupendi in un contesto territoriale di pregio.
La “Colonna” di “Capo Colonna” a Crotone. Un mare cristallino
Consulta l'album

sabato, agosto 16, 2008

Dopo ferragosto i problemi di sempre, uno a caso: inflazione.

Nel post di ieri ho citato lo studio di Ronald Trostle Global Agricultural Supply and Demand: Factors Contributing to the Recent Increase in Food Commodity Prices pubblicato nel maggio del 2008 dall’USDA (United States Department of Agriculture). Sono 30 pagine assai interessanti ricche di dati e di analisi scritte nell’asciutto e concreto modo tipico dei ricercatori anglo-sassoni.
Se non avete il tempo di leggerlo cito un aspetto conclusivo del rapporto, quello relativo all’impatto dell’aumento del prezzo dei prodotti agricoli sulla spesa alimentare.
Il modello elaborato, di tipo econometrico, (e qui si riapre la riflessione sulla utilità dei modelli) tiene conto della “dieta”, ovvero degli alimenti che mediamente consumiamo nei paesi sviluppati e nei paesi in via di sviluppo ed importatori di prodotti agricoli.
Se si ipotizza un aumento del 50% dei prezzi dei prodotti agricoli (frumento, mais, olio, ecc..) si avrebbe un aumento del 6% del prezzo della spesa alimentare per nei paesi sviluppati, mentre data la diversa incidenza della spesa alimentare nei paesi in via di sviluppo con deficit alimentare l’incremento è di oltre il 21% sulla spesa per alimenti.
Lo scenario ipotizzato tiene conto del reddito e di come viene distribuito. Nei paesi sviluppati (siamo poi tra questi?) l’aumento del 6% della spesa alimentare rappresenta solo lo 0,6% del nostro reddito mentre per i paesi in via di sviluppo l’aumento del 50% per prezzi dei prodotti agricoli ha un impatto del 10,5%.
Se osserviamo i dati presentati nei giorni scorsi l’aumento del prezzo dei prodotti agricoli è ben al di sotto del 50% ipotizzato nello studio dell’USDA ed allora perché osserviamo quel 6% di aumento della “spesa” per l’alimentazione?
In ogni caso quel 6% di aumento non ci porta alla “rovina” si tratta di solo dello 0,6% di quanto guadagniamo.
Il problema è capire chi sta facendo il furbo. Il signor “mister prezzi” vuole intervenire o se ne sta a guardare?

giovedì, agosto 14, 2008

Ma ci dobbiamo fidare dei modelli di previsione ?!!

Prendiamo il caso dei cereali
Alla fine del 2006 sul sito web specializzato dell’Unione Europea vengono pubblicati documenti per definire le strategie della UE in materia di biocarburanti.
L’argomento non è nuovo per gli addetti ai lavori e da anni si valutano le reali possibilità per sfruttare risorse agricole a fini energetici. In Brasile si producono rilevanti quantità di etanolo ottenuto dalla fermentazione della canna da zucchero, mentre negli USA l’etanolo viene ottenuto dalla fermentazione dell’amido contenuto nel mais.
Da anni i prezzi dei cereali erano in calo non solo nella UE ma un po’ in tutto il mondo. Le politiche agricole sono rivolte alla graduale liberalizzazione e globalizzazione dei mercati, pertanto tutte le analisi ritenevano che si sarebbe mantenuta la stabilità dei prezzi su livelli bassi. Negli USA si dice che la lobbie dei cerealicoltori preoccupati per il deprimente andamento dei mercati abbiano indotto il “petroliere” Bush a sovvenzionare l’industria dei biocombustibili e di conseguenza il mercato dei cereali.
In pochi mesi tutti queste previsioni ottimistiche rivolte alla diversificazione delle fonti energetiche vengono sconvolte da un inatteso ed esponenziale aumento del prezzo di quasi tutti i cereali.
Il mercato del petrolio si era già mosso, con incrementi, nel 2005 ma dalla primavera del 2007 nel mercato dei cereali non si era visto nulla di simile da decenni.
Il fenomeno rialzo del prezzi parte da Chicago, e tutti gli analisti incominciano ad analizzare il fenomeno. Fiumi di inchiostro per indagare tutte le diverse ragioni, biocarburanti, scarso raccolto in Australia, cambiamenti climatici, la crescita di Cina ed India, insomma chi più ne ha più ne metta.
I mercati a termine semplicemente impazziti.
Nel maggio del 2008 l’USDA pubblica un interessante report in cui sono descritti gli eventi dell’ultimo anno. (Global Agricultural Supply and
Demand: Factors Contributing to the Recent Increase in Food Commodity Prices)
Nelle “stanze” del potere e tra gli addetti ai lavori si affermava che la situazione era critica e che andavano presi provvedimenti urgenti. Tutti erano convinti che ci sarebbero voluti almeno 2-3 anni per dare stabilità al mercato e quindi le previsioni erano per la campagna cerealicola 2007-2008 ancora prezzi alti, anche se non altissimi.
La UE nell’estate del 2007 consente la coltivazione delle superfici a “set a side” che corrispondono a circa il 10% della superficie a cereali.
In certi momenti sembrava il panico, roba da “assalto ai forni” di manzoniana memoria.
In un contesto simile è accaduto esattamente quello che si poteva immaginare anche senza scomodare sofisticati modelli econometrici.
L’industria di trasformazione ne ha approfittato per “ritoccare” listini fermi da tempo. Questo punto può essere oggetto di approfondimenti. I produttori ne hanno approfittato per incrementare le superfici coltivate e soprattutto hanno impiegato più fattori produttivi. Gli incrementi delle rese unitarie sono possibili impiegando più concimi o diserbanti. Le condizioni climatiche sono state generalmente soddisfacenti.
Risultato, si veda il rapporto UE (Previsione sulle rese cerealicole annue) sulla stima delle rese delle principali produzioni rispetto al dato medio degli ultimi 5 anni + 4,8% per il frumento tenero, +12,8% per il frumento duro e il 9,5% per il mais.
I mercati hanno già “fiutato” tale situazione ed i prezzi sono in forte calo.
Le rilevazioni Ismea indicano quotazioni in calo rispetto al 2007 per frumento e mais e si tenga presente che in questo periodo stava iniziando il fenomeno di prezzi al rialzo.
I prezzi attuali non sono affatto remunerativi per gli agricoltori che hanno operato sulla base di indicazioni al rialzo e quindi hanno “sopportato” gli incrementi di spesa per energia e fertilizzanti con la speranza di buoni incassi.
La realtà si sta rilevando ben più amara.
In sostanza i modelli previsionali devono essere utilizzati con grande cautela e ci possono aiutare ben poco quando certe situazioni vengono manipolate da vasti settori affaristici e speculativi.
C'è materiale per riflettere !!!!

Brunetta e il calo dell’assenteismo

Il periodo è vacanziero e la tentazione di allungare le ferie in modo improprio è forte. Il Ministro Brunetta ha trionfalmente reso noto i dati sulle assenze dei dipendenti pubblici sottolineandone la rilevante flessione in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Decreto è entrato in vigore da poco tempo, ma come dice il detto “tanto tuonò che piovve” a furia di parlare di fannulloni, delle assenze ingiustificate, dei certificati medici di dubbia natura qualche risultato è stato raggiunto.
Vi chiedo però se secondo voi la riduzione dell’assenteismo sia poi realmente un vantaggio. Il termine “efficienza” per il burocrate è sinonimo di: “cosa facile resa difficile mediante l’inutile”, quindi avere molti dipendenti pubblici al proprio posto di lavoro potrebbe dimostrarsi a lungo andare disastroso.
Per dimostrare l’utilità della cosa inutile di cui si stanno occupando i burocrati potrebbero escogitare chissà quale diavoleria e di conseguenza i pochi soldi “persi” per una assenza ingiustificata diventano un maggiore onere per tutta la collettività.
Il vero problema delle PA è quello di gestire la cosa pubblica come 50 anni fa.
L’introduzione dell’informatica o di altre procedure informatizzate è solo una “facciata” perché alla fine di tutto il percorso ci vuole sempre una scartoffia, una firma, ci si inventa un modulo e così tutto si complica nuovamente e si giustifica la necessità di un personale esuberante ed inutile in relazione alle cose da fare.
Faccio due esempi.
Il primo riguarda il rilascio per “patentino” per guidare lo scooter. Nella città in cui vivo, forse in altre la cosa è diversa, occorre recarsi alla Motorizzazione con vari documenti, in particolare con la ricevuta del versamento di due bollettini postali identici e quando identici intendo proprio uguali in tutto, importo (se non ricordo male una decina di euro), causale, destinatario ecc.. tengo a precisare che per fare i due versamenti si paga due volte il costo del bollettino (€ 1,50).
Quando mi sono presentato allo sportello ho chiesto ragione dei due bollettini precisando il fatto che se ne poteva fare uno essendo identici. L’impiegato ha sbarrato gli occhi ed ha detto: “impossibile” ed io ho detto:”perché ?”, a questo punto l’impiegato, scocciato di tanta insistenza, mostrandomi un modulo tipo foglio protocollo e con in mano una cucitrice, risponde: “una ricevuta la devo mettere su questa facciata” e da il punto con la cucitrice, “l’altra la devo mettere su quest’altra facciata” e graffa la seconda ricevuta…
Questa è la burocrazia. Non c’è assenteismo che tenga…
Il secondo è più ampio e riguarda l’inutilità delle Province, carrozzoni che costano e basta. Ogni funzionario deve pur giustificare il suo ruolo e la sua funzione quindi ci si inventa di tutto. Si tenga presente che sono istituzioni governate da cittadini eletti e come tali devo pur distribuire soldi a questo e quello.
Non servono a nulla eppure sono lì e anche se tanti in campagna elettorale hanno detto di volerle abolire della cosa non se ne parla.
Ci dica il Ministro Brunetta, quanto ci costano e quanto potremmo risparmiare !!!

venerdì, agosto 01, 2008

È arrivata la “bufala” dell’estate, Berlusconi non si smentisce

Ieri, Sulla prima pagina di quasi tutti i giornali la vicenda Alitalia era in primo piano. Notizie frammentarie, tutte basate sulle “indiscrezioni” pronunciate, prima di tutto da Berlusconi, e poi dai vari personaggi che hanno accesso alla stanza dei bottoni.
Quello che ho letto non è assolutamente credibile, a smentirlo sono i “numeri” ufficiali di Alitalia. La “Nuova Alitalia” non può nascere come la “Nuova Parmalat” (legge Marzano a parte) perché vi ricordo che il conto economico di Parmalat era in attivo, il “core business” quello dei prodotti lattiero caseari era in grado di generare profitto. Il crac Parmalat è stato causato dalle “follie” finanziarie e da attività che ben poco avevano a che fare con l’agroalimentare.
L’operazione salvataggio Parmalat non è stata facile ed al Commissario vanno fatti mille elogi, ma in ogni caso aveva risorse sulle quali lavorare.
Alitalia non genera profitto nel suo “core business” per come è gestito ed organizzato, ovvero la Nuova Alitalia deve essere una cosa diversa da quella di adesso.
Con le difficoltà del settore capite bene che si tratta di un investimento ad altissimo rischio. Come fa un imprenditore ad investire 100-200 milioni di euro senza una certezza di redditività, al minimo 3-4%. Il miliardo di cui si “favoleggia” dovrebbe rendere dai 30 ai 40 milioni di Euro. Vi ricordo che la gestione Alitalia nel 2007 ne ha persi 300 di milioni.
Che fine fa il prestito obbligazionario di 700 milioni scadenza 2010?
Gli esuberi sarebbero 12-13 mila perché 5000 verrebbero da Alitalia e gli altri da Alitalia Servizi che va in liquidazione con tutti i debiti.
Vi avevo detto che eravamo in attesa della “bufala” Alitalia, è arrivata

sabato, luglio 26, 2008

Berlusconi fa anche il pubblicitario !!!!

Cari lettori avete sentito lo spot pubblicitario del Berlusca: “Io amo l’Italia e volo Alitalia”. Geniale, nulla da dire. (chissà se lo pagano per dire certe str…).
Per risollevare le sorti della malconcia compagnia di bandiera non solo è pronta una “cordata” di imprenditori ( detto tra di noi alcuni sono indebitati quanto la società che dovrebbero scalare…) ma anche un decreto che costringerà i cittadini italiani a comprare solo voli Alitalia, in caso contrario saranno considerarti fedifraghi e quindi perseguibili di tradimento della Patria.

Continuo a chiedermi come ha fatto il Berlusca ad accumulare tanti soldi.

Ha letto i bilanci di Alitalia pubblicati sul sito Web? (vedi link)
Personalmente ammetto di averli “leggiucchiati” ma mi è bastato debiti, debiti e debiti. Situazione patrimoniale disastrosa, conto economico in rosso, con costi in aumento, per il personale nel 2007 i costi sono aumentati del 15% su 2006. Per non parlare delle prospettive dovute all’aumento carburante ecc..
Evidenzio inoltre che nel 2010 scade il prestito obbligazionario di oltre 700 milioni di Euro. Dove li prenderanno i soldi ?
Se il prestito obbligazionario se ne va nella bad company per i sottoscrittori c’è di che stare allegri…
A parte questo vi segnalo che nell’allegato del bilancio 2007 è riportato il curriculum vitae del Presidente Aristide Police
Enfant prodige. Nasce nel 1968, maturità con 60/60 e poi laurea alla L.U.I.S.S. con il massimo dei massimo 110 su 110 lode e dignità di stampa. Nel 1995 diventa Dottore di Ricerca, e fin qui tutto abbastanza normale, ovvero sono molti i bravi studenti che hanno percorsi di questo tipo.
Il miracolo avviene in 3 anni. Nel 1999 vince un concorso da Ricercatore e nel 2000, ne vince uno prof. Associato.
Nel 2001 risulta idoneo ad un concorso per prof. Ordinario e nel 2005 l’Università di Tor Vergata lo chiama a ricoprire la cattedra di Diritto Amministrativo.
Al momento comunque non insegna in quanto sul sito dell'Ateneo di Tor Vergata non risulta nessun Aristide Pollice docente di Diritto Amministrativo.
Insomma quello che un “comune” universitario fa in media in 15 anni il Presidente lo ha fatto in 5 anni.
Non solo si è dedicato con tanto profitto nelle ricerche universitarie ma ha “collaborato” per ben 15 anni con l’illustre avv. Scoca. Uno dei principi del foro romano in fatto di diritto amministrativo.
E il nome Scoca ritorna, in quanto al momento il dott. Stefano Salvatore Scoca è collaboratore del prof. Claudio Franchini docente dell'insegmanto di Diritto Amministrativo: corso introduttivo.
Chissà, forse un piccolo scambio di favori... (vedi il link sul sito)
Certa gente è da invidiare, mi assomigliano, non trovate. Mi riferisco a Napoleone, ovviamente….

martedì, luglio 22, 2008

I rifiuti di Napoli: tutto ha un prezzo

Il Governo ha dichiarato che in poco più di un mese ha "risolto" il problema dei rifiuti di Napoli. Strade, piazze, ecc. tutto ripulito, tutti sono contenti, nessuno più si lamenta. I posti di blocco e le manifestazione si sono "sciolte" come neve al sole. Ma questo è un miracolo !!!. Ma voi a questi miracoli ci credete. Leggetevi questo documento "Accordo di programma" e capirete che il risultato è stato ottenuto a suon di milioni, di Euro ovviamente. E questo è solo l'inizio. Nell'accordo infatti si afferma in modo chiaro che in ogni comune sarà definito uno specifico "Accordo operativo" che sarà a sua volta finanziato. Risultato, la camorra ha vinto la sua battaglia, ha trovato chi paga e bene.

A me questa non sembra una "soluzione" perché i problemi rimangono. Si parla di tagli agli sprechi ma questo che cos'è?

La prossima "bufala" ce la dovremo aspettare per Alitalia

lunedì, luglio 21, 2008

Federalismo: NO GRAZIE !!!!

Un bravo all’economista Enrico Cisnetto.
Questa mattina nel corso della trasmissione “Uno mattina” ha, con poche ma significative battute, messo “il dito nella piaga” dei provvedimenti economici che stanno per essere approvati dal Parlamento.
Tutti sappiamo che si devono fare dei tagli, il problema è dove e come. Il Governo segue la linea di sempre, ovvero meno tot % “uguale” per tutti e poi cerca di “ridistribuire” favorendo questo o quello ed allora le lobbie si scatenano.
E così hanno operato tutti i governa degli ultimi 15 anni con i risultati che sappiamo.
Si dovrebbero prendere provvedimenti mirati su previdenza e sanità o poi operare a livello di organizzazione dello stato.
Il “federalismo” ci porterà alla rovina definitiva, o almeno il federalismo di cui si parla.
L’Italia non potrà mai essere “federale” perché si deve tener presente che il processo di “federazione” nasce dall’esigenza di Stati sovrani che hanno condiviso alcuni grandi principi o servizi collettivi, ad esempio la difesa, o servizi essenziali come la sanità e la previdenza sociale, la moneta, i trasporti, ecc…
Queste condizioni, i Italia, non si sono mai realizzate, anzi le competenze regionali riguardano proprio questi aspetti ed i risultati si vedono.
Sprechi, sprechi ecc..

mercoledì, luglio 16, 2008

A Berlusconi il premio Nobel per l’economia 2008

Al Presidente Silvio Berlusconi è stato conferito il prestigioso premio per gli studi che l’hanno portato a formulare una nuova e fondamentale legge dell’economia quella che detta “Il prezzo lo fa la domanda”. Una intuizione geniale.
Una quotidiana osservazione ed analisi del prezzo del petrolio che ha segnato in certi momenti incrementi giornalieri di parecchi punti percentuali gli hanno fatto balenare la sorprendente teoria economia facendogli dire “adesso basta”!!!.
Al di sopra di un certo prezzo il petrolio non lo compro più !!!
È bastata questa semplice frase pronunciata nel corso di un consesso internazionale (Parigi festeggiamenti per l’anniversario della Rivoluzione) per far scendere il prezzo del barile del petrolio di qualche dollaro.
A parte le battute
Ma come si possono anche solo pensare certe fesserie, se poi si dicono pubblicamente c’è da vergognarsi.
Ma Berlusconi non è per una economia di mercato ?, allora ripassi su qualche “Bignami” dell’economia la legge detta della “Domanda – offerta” e così imparerà come vanno le cose.
In realtà la sua “battuta” rispecchia un pensiero, neanche tanto recondito, di diventare dittatore. Solo chi “domina” in modo incontrastato può decidere questo o quello compreso ovviamente il prezzo di un bene.
Peccato che il “gioco” non possa durare a lungo vedi il crollo della URSS, ed i disastri di tutti i regimi totalitari.
Povera Italia, da chi siamo governati ?!!!!

martedì, luglio 15, 2008

Omaggio alla Rivoluzione Francese

Con la mia prima campagna d’Italia ho diffuso gli ideali della Rivoluzione. Le italiche genti mi hanno osannato ed hanno sperato di poter cambiare l’intera società. Poi gli anni sono passati e mi hanno considerato alla stregua dei tanti conquistatori che hanno invaso l'Italia.
Possono anche aver ragione ma io non ho mai tradito gli ideali della Rivoluzione.
Con un colpo di stato sono salito al poter per il bene della Francia e per dare attuazione concreta agli ideali Rivoluzionari.
Questo gli italiani non l’hanno capito allora e così anche se sono passati più di 200 anni non hanno ancora ben chiaro che uno stato democratico si basa sull’autonomia ed indipendenza dei tre poteri quello legislativo, esecutivo e giudiziario.

lunedì, luglio 07, 2008

Una piccola soddisfazione: Il Sole 24 Ore mi “copia”

Il Sole 24 Ore” ha dato una sbirciatina al mio blog. E' una battuta, però, si è verificata una coincidenza di due articoli apparsi sul quotidiano finanziario di ieri 6 luglio su argomenti da me trattati pochi giorni prima.

Il primo, in prima pagina, dal titolo “Terapie e Delusioni - Unica via ridurre le tasse” di Giudo Tabellini, espone le ragioni dell’inefficacia dei provvedimenti “Tremonti”, Robin Hood tax e tessera per il povero. Il nome del ministro non viene mai fatto ma espone in modo chiaro le ragioni dell’inopportunità dei provvedimenti. Anche Tabellini ritiene che solo lo strumento fiscale sia quello valido per alleviare le difficoltà delle categorie più deboli della società.
Non fa cenno all’imposizione diretta ed indiretta sulla quale si potrebbe “lavorare” data l’impossibilità di ridurre il gettito fiscale.

L’altro articolo e sulla “Alitalia story”, anche questo in prima pagina, poi ripreso a pag 23 titola: “ Alitalia: il progetto Passera riparte dall’inizio nella ricerca di nuovi soci”. Dice cose che ho scritto sui post molte volte. La “cordata” berlusconiana è un bluff, infatti i personaggio come Ligresti e Trochetti Provera non si possono mettere sul “piatto” 100 o 200 milioni di Euro senza essere sicuri di rientrare in tempi brevi.
La creazione della “Bad Company”, così come il “commissariamento di Alitalia pone seri problemi legislativi e non è affatto scontato l’OK della UE.
Nella soluzione “italiana” l’unico partner è AirOne. Per non parlate degli esuberi che si quantificano in 10.000 persone.
Ho scritto queste cose mesi e mesi fa, leggete i miei post con etichetta “Alitalia”.
Questi sono i personaggi che dovrebbero risollevare Alitalia e in generale le sorti del nostro paese ?!!!!
Poveri noi !!!!!

sabato, luglio 05, 2008

Tremonti e la “tessera” del povero.

I dati Istat comunicati in questi giorni ci dicono che i consumi nel mese di aprile sono in calo, ci sarebbe stato di che stupirsi per il contrario. L’enorme massa di danaro che sta circolando a seguito dell’incredibile aumento del prezzo del petrolio si sposta in modo pericoloso sui mercati determinando situazioni speculative difficilmente controllabili.
In questa situazione di incertezza a 360 gradi le fasce della società che sono più deboli sono anche quelle che risentono maggiormente degli effetti di carattere congiunturale, nello specifico l’aumento del prezzo dei generi alimentari e dell’energia. Prendere provvedimenti è necessario, e su questo siamo tutti d’accordo, il problema vero è il come ed il quando.
Dare 400 euro con una “tessera” è un po’ come il “marchio” ad una persona, si viola la sua dignità. Pensate alle tariffe dei treni o degli aerei che prevedono la prima e la seconda classe. La differenza viene data dal fatto che il viaggio in prima deve essere più confortevole, si ottengono servizi aggiuntivi, ecc…
Ma se la differenza tra 1° e 2° classe ha solo come obiettivo quello di suddividere il gruppo in classi, allora la cosa ha un carattere differente discriminatorio e nella società attuale con a finalità di dividere.
Trovo corretto e giusto che sui treni locali “regionali” non vi siano più posti di prima e seconda classe. I nuovi convogli hanno innalzato la qualità del servizio fornito, aria condizionata, presa elettrica per ciascun posto, piano di lavoro per PC portatile, display a monito con informazioni sul viaggio, ecc..
E allora se questa è la tendenza in atti perché introdurre un elemento di discriminazione sociale.
L’aiuto alle categorie deboli si attua prima di tutto migliorando la qualità dei servizi e riducendone il costo. Operazione difficile ma assai più vantaggiosa per l’intero sistema economico. L’altro fronte è quello della fiscalità, riduzione dell’imposizione fiscale sui redditi ed eventuale aumento su quella del consumo, fin tanto che non sia possibile ridurre il peso fiscale nel suo complesso.

Perché prendersela con Mara Carfaglia

Il giorno 23 maggio 2008 ho scritto un post su Mara Carfaglia, la giovane e bella Ministro in questi giorni tanto chiacchierata, ed è proprio Mara Carfaglia uno dei post più visitato.
A questo punto voglio prenderne le difese.
Avevo ironizzato sulla sua funzione di Ministro per le “Pari opportunità” in quanto noi maschi siamo attratti dalla bellezza femminile e quindi la Mara Carfagna aveva ben più “opportunità” di tanti altri.
Le chiacchiere dicono che è o è stata l’amante del Cavaliere. Diciamocelo, che male ci sarebbe, non è la prima volta che un settantenne si mette con una trentenne.. sarà un problema di Berlusconi con la sua attuale consorte. E se l’amante Carfaglia è riuscita a farsi dare un incarico di Ministro utilizzando l’arte della seduzione è stata brava e senza dubbio è da apprezzare rispetto a quelli che hanno ottenuto prestigiosi incarichi in cambio di favori economico-finanziari, intrighi e corruzione.
Lasciamo stare la Carfaglia, io non so assolutamente nulla di lei, ma “a sensazione” credo che farà bene il suo incarico di Ministro, molto meglio di tanti personaggi blasonati.
Un esempio per tutti, solo un incapace come Tremonti poteva concepire la tessera del povero !!!!!

lunedì, giugno 30, 2008

Alitalia: un male “incurabile”

Ieri Locatelli ha dedicato il fondo de “Il sole 24 ore” ad Alitalia. Ha detto cose banali e scontate. Per qualunque azienda nelle condizioni di Alitalia sarebbe stato dichiarato il fallimento. Da mesi e mesi assistiamo ad un ignobile balletto di cifre, “cordate”, operatori ed imprenditori interessati ecc.. tutte chiacchiere.
Il caso Alitalia sarà un pezzo della storia di questo paese perché vi si concentrano i mali che affliggono questo nostro paese.
Una privatizzazione mancata, lo stato detiene solo il 49% delle azioni, eppure ne ha il controllo. Vorrei sapere chi possiede il restante 51% e perché non dice nulla. La gestione condizionata di interessi di parte, corporativi e clientelari. L’incapacità di prendere decisioni in tempi rapidi e coerenti ad un piano strategico. Creare una situazione talmente intricata e complessa per cui alla fine non è più chiaro di chi sia la colpa per quanto sta accadendo, in questo modo si possono invocare supremi interessi collettivi e quindi a pagare sono i cittadini.
Mi chiedo come mai un Governo con i ¾ dei parlamentari non riesca ad elaborare, al punto in cui siamo, o un piano strategico o a dichiarare ilfallimento.
I giorni, i mesi passano ma i 3 miliardi di Euro per “salvare” Alitalia non si trovano e allora…..

venerdì, giugno 27, 2008

Alitalia, vola ancora?

Il Ministro Tremonti, novello Robin Hood, considera le banche e le assicurazioni tra i “ricchi” da derubare per poi dare l’obolo dai poveri cittadini. Queste istituzioni “cattive” hanno comunque validi strumenti per “rifarsi” sui loro clienti e difficilmente questo atteggiamento “punitivo” si concretizzerà in un miglioramento dell’efficienza dei servizi erogati.

Questo accanimento sulle istituzioni finanziarie è di per se contraddittorio e si spiega solo con il fatto di volerle piegare alla impellente esigenza di danaro per salvare Alitalia.

Continuo a pensare che tutto questo accanirsi nei confronti del sistema bancario-finanziario ha il solo scopo di salvare la faccia al Presidente del Consiglio. Ricordate le affermazioni in campagna elettorale: c’è una cordata di imprenditori pronta a rilevare Alitalia, adesso che non sono nessuno, immaginate quando sarò capo del Governo ….” come a dire che con la carica di Capo del Governo tutti verranno a porgere omaggi compresa la disponibilità a mettere mano al portafoglio.

Negli ultimi tre mesi questa cordata è piuttosto inconsistente. A mio parere la cosa deve dare molto fastidio al Cavaliere, è quasi una sorta di mancanza di rispetto nei confronti del trionfatore. I romani costruivano archi di trionfo in omaggio ai condottieri vincitori, e i grandi elettori di Berlusconi adesso fanno gli schizzinosi? Brutto segno, cosa ne dite?

mercoledì, giugno 25, 2008

Tremonti e Robin Hood

Tenere aggiornato il blog non è facile. In queste ultime due settimane gli eventi sui quali fare commenti sono numerosi. Chissà se avrò tempo per approfondirli. Solo qualche battuta.

La “Robin Hood tax” il motto di Robin Hood è noto “rubo ai ricchi per darlo ai poveri”, vorrei sottolineare quel “rubo”, perché sempre di rubare si tratta

Nella leggenda inglese il buono ed il cattivo sono noti, ed il cattivo per antonomasia è lo sceriffo di Nottingam. Nella “stroria” di Tremonti i personaggi non sono poi così chiari, i cattivi sarebbero i petrolieri, le banche e le assicurazioni e lui sarebbe il buono?. Nel recente DPEF è prevista una serie di tagli e guarda che cosi si trova: economie per 460 milioni di euro sugli stipendi dei docenti universitari. L’istituzione relativa alla formazione superiore fa quindi parte dei cattivi? È vero che l’Università non dà certo prova di efficienza ma penalizzarla con un significativo taglio delle risorse è indecente per un paese che non vuole diventare l’ultimo in Europa.. Tagliando gli stipendi si otterrà l’effetto che i professori bravi cercheranno risorse all’esterno il che in pratica vuol dire un “doppio lavoro” a scapito di quello Universitario e riducendo i salari saranno disposti a rimanere nell’Università non certo i migliori ma quelli che si “accontentano”. Questo non è certo un processo “virtuoso”.

mercoledì, giugno 11, 2008

La politica è “potere”: una dimostrazione

Cari lettori, seguo il caso Alitalia per tutte le sue peculiarità, ed eccone un’altra. Se avete tempo lettevi le modifiche preparate dalla Camera in riferimento al tanto sbandierato prestito ponte.

Mi chiedo con quale “faccia” si possa dire all’Europa che non si tratta di un aiuto di Stato.

Alitalia ha un debito se non ricordo male di un miliardo e mezzo di Euro e con una ingenuità che ha dell’incredibile si aggiunge il seguente comma:

2-quater. In caso di liquidazione dell'Alitalia - Linee aeree italiane S.p.A., il debito di cui al presente articolo (ovvero i 300 milioni) è rimborsato solo dopo che sono stati soddisfatti tutti gli altri creditori, unitamente e proporzionalmente al capitale sociale.

Chiaro no? Ma come farò rimborsarlo ….
È proprio vero la politica è “potere”. Potere assoluto, forse il Re Luigi XIV avrà fatto di peggio ma almeno aveva apertamente dichiarato: “Lo Stato sono io”, ma in questa nostra democrazia ci comportiamo molto peggio perché siamo degli ipocriti e utilizziamo il Parlamento i nostri “sporchi” interessi.

Tutto questo ci condannerà …. Luigi XVI ci ha lasciato la testa, a noi che cosa succederà ?!!!.....

venerdì, giugno 06, 2008

Alitalia: fallimento, questa volta non c’è più scampo

Nelle settimane scorse, dopo il fallimento delle trattative con Air France – KLM, si era riaperto uno spiraglio con la soluzione “Cordata” (di facciata, come del resto vi ho ben detto nei precedenti post) italiana. Ma, il pasticcio provocato dal decreto in discussione, l’assoluta necessità di “capitalizzare” il prestito di 300 milioni, la posizione della UE, il crollo delle entrate tutto questo porta dritto al fallimento !!!!

In un tale contesto è ben difficile trovare chi è disposto a dare soldi, è come chiedere a chi soffre di vertigini di camminare su di un filo a 100 metri di altezza senza offrire nulla in cambio. Potete immaginare la risposta: “il vaffa dei grillini…”

A questo punto non vorrei essere nei panni del Berlusca…. Quanto avrà influenzato sul voto degli italiani quella sua “sparata” della cordata. Vi ricordate quando ha detto: “ci sono degli imprenditori disposti a comprare, e poi vedrete quando sarò Presidente del Consiglio quanti si faranno avanti…”

Beh !!!! è il momento per questo gruppo di millantati amici di mostrarsi con un portafoglio molto gonfio in mano, perché se si continua a dire che prima di tutto è necessario “guardare le carte” vuol dire che si cercano futili pretesti.

Che differenza fa in questo momento avere debiti per un miliardo o due, o sapere che il conto economico è in rosso di 100 o 200, il problema è se si vuol evitare il fallimento….

L’ho scritto tanto tempo fa, la soluzione migliore è il fallimento. Peccato per il tanto tempo sprecato….