sabato, febbraio 02, 2019

Due decisioni politiche differenti, un unico obiettivo: si va verso una dittatura?


Il titolo vi sembrerà un po’ forte ma analizziamo le due decisioni alle quali mi riferisco.
La prima. Salvini in pochi giorni fa una inversione di 180° sulla posizione da tenere nei confronti dei giudizi che lo accusano. In un primo tempo si dice pronto ad accettare il processo per dare prova della sua innocenza e correttezza degli atti compiuti, poi ci ripensa e ritiene opportuno di non sottoporsi a giudizio, preferisce il verdetto che gli dà il popolo. Infatti, chi lo sostiene è il Presidente del Consiglio, ovvero l'avvocato del popolo, altro sostenitore è Di Maio, colui che con il reddito di cittadinanza è l'amico del popolo, e infine per ultimo Toninelli, che non avendo idee proprie si fa bello (è un eufemismo) con quelle degli altri. Non è ancora arrivato il momento di una prova di forza nei confronti della magistratura che mio parere è l'unico vero potere "forte" che rimane al momento in Italia. Apro una parentesi, gli industriali hanno ben poca voce in capitolo, vedi le decisioni prese dal governo, le famigerate multinazionali sono inebetite e appena possono coprano i nostri marchi e poi fanno business all'estero, quindi non mi sembra proprio che queste lobby siano in grado di influenzare l'attuale contesto politico istituzionale.
La seconda. Il nostro ministro degli Esteri su indicazione del premier Conte ha posto il veto alla intesa di un appoggio Europeo al Presidente ad interim Guaidò. Si motiva la decisione facendo riferimento al fatto che a decidere devono essere i venezuelani con "libere elezioni". Questa soluzione viene "spacciata" dal M5S come una "terza via" una sorta di neutralità ad altro profilo democratico per il grande rispetto che si ha nei confronti della sovranità popolare. Questa posizione di fatto favorisce Maduro che da sempre si proclama Presidente del popolo. Guaidò è infatti Presidente del Parlamento. L'attuale costituzione venezuelano di fatto ha svuotato l'Assemblea Nazionale (il parlamento) di qualsiasi effettivo potere.
Il continuo richiamo al popolo come un unico soggetto al quale si deve rispondere e per il quale si agisce è pericolosissimo. Maduro piace al M5S stelle perché ha instaurato un modello che condivide. Potere concentrato in un capo, annullato il ruolo del Parlamento.
Il M5S inserisce nel suo modello di governo norme per la partecipazione diretta ma sappiamo bene quanto questa sia concretamente difficile da realizzare. Questa forma di democrazia si potrebbe applicare in ambiti locali, esempio comune o al massimo regione, su questioni specifiche. Fare spesso riferimento alla Svizzera è fuorviante.
Anche la Lega aspira ad instaurare un modello politico che vede concentrati i poteri nel leader. Su questo aspetto si prosegue nella liea tracciata da Berlusconi e dal "Presidenzialismo" voluto dalla Meloni, anche se nulla si è poi concretizzato.
La sinistra ha provato un approccio leaderistico con Renzi ed è stato un disastro.
Concludo che in questa fase politico-sociale l'idea di un uomo forte al comando piace.
Matteo Salvini e Luigi Di Maio, stanno giocando una rischiosa partita perché entrambi aspirano a questo ruolo. Non gliene importa nulla dei pensionati e dei migranti o di quelli senza reddito ciò che vogliono è creare, ognuno a suo modo, le condizioni per poi "calare la scure", ovvero costringere l'elettorato ad una scelta e al tempo stesso affidare il potere indiscusso e incondizionato al vincitore.
Questa è o sarà la dittatura.