venerdì, luglio 13, 2018

French Revolution, an anniversary

Tomorrow is July 14th and France celebrates the 200th anniversary of the French Revolution.

The second half of the eighteenth century was full of events that changed the history of humanity and great men were its creators and protagonists. Just over twenty years ago, on July 4, 1776, with the Declaration of Independence, a new nation was born, the United States of America, and this is just one of many events. Among the men, how can we not remember two of these dear to me Mozart and Smith, but the list is incredible from Washington to Catherine of Russia, from Jean-Jacques Rousseau to Voltaire, from Benjamin Franklin to Beccaria and so we could continue. If those mentioned were men who govern us today are Neanderthal hominids. Think only of the pseudo directory (to stay on the theme of the French revolution) composed by Conte, Salvini and Di Maio, but in the world we are not put so much better by Trump to Macron and long way.

We hope to have reached the bottom and that somewhere in this world there is a forge of enlightened minds, we must believe in the good and progress of humanity.

Rivoluzione francese, un anniversario


Domani è il 14 luglio e la Francia festeggia il duecento ventinovesimo anniversario della Rivoluzione Francese.
La seconda metà del '700 è stata ricca di eventi che hanno cambiato la storia dell'umanità e grandi uomini ne sono stati gli artefici e i protagonisti. Poco più di vent'anni prima, il 4 luglio del 1776 con la Dichiarazione d'Indipendenza nasce una nuova nazione, gli Stati Uniti d'America e questo è solo uno dei tanti eventi. Tra gli uomini come non ricordarne due a me tanto cari Mozart e Smith, ma l'elenco è incredibile da Washington a Caterina di Russia, da Jean-Jacques Rousseau a Voltaire, da Benjamin Franklin al nostro Beccaria e così si potrebbe continuare. Se quelli citati erano uomini questi che ci governano oggi sono ominidi neandertaliani. Pensate solo allo pseudo direttorio (per rimanere in tema di rivoluzione francese) composto da Conte, Salvini e Di Maio, ma nel mondo non siamo poi messi tanto meglio da Trump a Macron e via di lungo.
Speriamo di aver toccato il fondo e che in qualche parte di questo mondo ci sia una fucina di menti illuminate, dobbiamo crederci per il bene e il progresso dell'umanità.

martedì, giugno 26, 2018

Salvini batte Di Maio


In queste giornate di campionato mondiale, usare termini calcistici è particolarmente facile.
L'esito delle elezioni amministrative, che hanno interessato una minoranza di elettori, ha ulteriormente confermato che il PD non si è neanche "qualificato" mentre Salvini ha stravinto.
Una breve premessa è necessaria.
Per quanto riguarda il PD la sconfitta è dovuta al fatto che il sistema di interessi economici, la rete fatta di cooperative, società e interessi vari è stato spazzato via dalla crisi economica, un elettorato "di sinistra" (le virgolette sono d'obbligo) deluso e senza più un ritorno economico dalla sua adesione al sistema PD (che poi era quello del PCI e della sinistra democristiana) si è sparpagliato tra varie forze politiche. Quelle più disponibili e con messaggi facili da capire sono Lega e M5S.
Del resto, ricordiamoci che 20 anni fa tutto ciò era capitato alla DC. In quel caso il sistema del consenso si basava sul clientelismo che poi è degenerato in corruzione ecc. L'epoca di mani puliti ha cancellato la DC e il PSI che poi si è rigenerato in Forza Italia.
In questi giorni la tattica di Salvini è facile, punta tutto sull'immigrazione.
I fenomeni migratori sono complessi, in questo caso sono fortemente condizionati da oggettive spinte demografiche, da conflitti sanguinosi per ragioni etnico-religiose, ma soprattutto dal pauroso differenziale economico tra nord e sud del mondo.
Le soluzioni proposte da Salvini riflettono opinioni diffuse. In effetti ci si chiede spesso, ma queste ONG chi le paga? Qual è il loro vero ruolo? Quale rapporto esiste tra chi salva vite per slancio umanitario e chi invece se ne approfitta?
Troppi sono gli scandali e i punti di domanda, non è detto che Salvini riesca dove già tanti hanno fallito, ma al momento la sua tattica è vincente.
L'Italia sino ad ora è rimasta "immune" da gravi attentati, il motivo potrebbe essere che nessuno voleva provocare la chiusura di una porta verso l'Europa dalla quale si passa facilmente.
Se adesso la sbattiamo violentemente in faccia a chi organizza il passaggio dobbiamo essere sicuri che non subire ritorsioni, ovvero attentati anche in casa nostra.
Sarebbe una brutta escalation.
Speriamo in bene.  

mercoledì, maggio 30, 2018

Sono tornato


Per quasi due anni e mezzo non ho scritto un post. Di occasioni ce ne sono state veramente tante. In questo periodo si sono succeduti tantissimi eventi che avrei commentato sulla base delle mie opinioni personali.
Non ho fatto commenti e me ne sono stato in silenzio perché ho ricoperto un ruolo che prevede il rispetto di opinioni che possono essere molto diverse dalla mia.
Tra un mese cesserà la mia carica di Governatore del Distretto 108 Tb di Lions Clubs International, potrò così scrivere più liberamente certo di non essere considerato da qualche socio un Lion "…. di parte…"
Lions Clubs International è una realtà bellissima, è stato un onore per me servire l'Associazione e ho vissuto un'esperienza di vita indimenticabile.
Consiglio agli occasionali lettori di "navigare" nel mondo Lions ne rimarranno stupiti e meravigliati.
A presto con commenti su questa intricata situazione politica.

domenica, febbraio 22, 2015

Lo “split payment” un esempio dei “guasti” che provocano i burocrati quando fanno le leggi.



Pochi sanno che dal 1° gennaio 2015, con l’approvazione della legge finanziaria, è stato introdotto, come strumento di lotta all’evasione fiscale lo “split payment” tradotto dai nostri burocrati “scissione del pagamento”.
Di che cosa si tratta. Tutti coloro che forniscono beni e servizi alle Pubbliche Amministrazioni (PA), emetteranno regolare fattura, ovvero imponibile più IVA di legge, ma in fase di liquidazione la PA verserà al fornitore solo l’imponibile mentre l’IVA confluirà in un fondo, appositamente costituito, regolarmente gli importi versati andranno nelle casse dello Stato.
Questo “semplice” provvedimento ha conseguenze piuttosto rilevanti sia per la sua natura “tecnica” sia per quanto riguarda l’impatto economico-finanziario.
Vediamo gli aspetti tecnici.
Le norme, non del tutto definite, ci sono ancora circolari in essere (il che è tutto dire…) prevedono che il fornitore debba indicare in fattura che l’IVA NON sarà riscossa in quanto il bene/servizio è stato ceduto alla PA. In ogni caso la contabilità dovrà “quadrare” non si può lasciare una fattura pagata solo in parte. Già questa è una complicazione di non poco conto.
Si dovrà “sistemare” anche la contabilità sul fronte IVA perché il fornitore sarà creditore dei relativi importi.
Analoga complicazione contabile si verifica sul fronte della PA. L’IVA non va al fornitore ma nell’apposito fondo, si devono cioè effettuare delle “partite” di giro al fine di garantire le “quadrature” contabili e la correttezza di tutte le operazioni.
Vediamo gli aspetti economico-finanziari
L’obiettivo del provvedimento è la lotta all’evasione. In pratica la PA che spende miliardi e miliardi per beni e servizi vuole essere sicura che tutta l’IVA versata torni nelle sue casse. Se tutti fossero onesti, il provvedimento è inutile. La PA ha stimato che il provvedimento eviterà l’evasione per un miliardo di euro, diciamocelo francamente, non sono noccioline. Mi spiego meglio. Se l’IVA versata dalla PA per i pagamenti è pari a 100, in realtà per via dell’evasione ecc. ne ritorna nelle casse dello Stato solo 90, con lo “split payment” ritornerà tutta. La differenza e quindi la maggiore entrata sarebbero appunto di un miliardo di euro.
Su questo nulla da dire.
Le operazioni contabili di cui sopra e i relativi controlli hanno un costo e di questo non si è tenuto conto, ma l’aspetto più preoccupante riguarda la modificazione dei flussi di cassa dei fornitori.
Gli incassi sono senza IVA e quindi la liquidità nel breve / brevissimo si riduce perché per il fornitore gli acquisti sono gravati dall’IVA. Le aziende vivono un momento congiunturale difficile con difficoltà di accesso al credito a breve, questa situazione peggiora il quadro perché molto probabilmente i tempi di “recupero” dell'IVA sono molto lunghi e quindi le aziende avranno maggiori oneri finanziari.
Sul “Corriere economia” di lunedì 16 febbraio i maggiori costi sono quantificati in oltre 250 milioni di euro e questi sono a carico delle imprese.
Nel breve periodo questo costo non sarà scaricato sulla PA, ma nel giro di poco tempo i fornitori della PA aggiorneranno i listini dei prezzi delle forniture con un risultato evidente di un aumento della spesa per la PA.
Quale poteva essere un provvedimento virtuoso e forse ben più efficace.
In un primo momento considerare le forniture alla PA come si fa per l’export con paesi UE, l’IVA è a carico del paese importatore quindi tutto è già chiaro e consolidato non si doveva introdurre nuovi “regolamenti” adattamenti ecc.…
In un secondo momento si potrà introdurre la totale esenzione del pagamento dell’IVA per le forniture alla PA.
Se nessun ci “marcia” l’IVA per gli acquisti della PA è solo una partita di giro e allora perché non semplificare togliendola.
È ovvio che debbano essere individuate le PA da esentare e soprattutto quali beni non devono essere assoggettati all’IVA.
Il principio per lo Stato dovrenne essere semplice se spendo meno devo incassare di meno, questo genera un ciclo “virtuoso”.
Nel medio lungo periodo lo “split payment” diventerà l’ennesimo balzello fatto solo di burocrazia a conferma della massima che sempre adotta lo Stato e la PA: “Una cosa facile resa difficile mediante l’inutile”.

sabato, gennaio 31, 2015

Complimenti Matteo strategia e tattica perfetta, peccato che l’elezione di Sergio Mattarella non sia valida.



Matteo Renzi ha dimostrato di essere un vero politico perché sa coniugare in modo equilibrato e sapiente strategia e tattica.
Dopo le dimissioni di Napolitano ha tenuto i “fari” accesi sulla legge elettorale. Quelli di Forza Italia si sono illusi pensando che se danno una mano sulla legge elettorale potranno avanzare “diritti” sul nome del Presidente della Repubblica.
Così mentre tutti facevano congetture su questo e quel nome, il Renzi se ne stava zitto. Molto probabilmente avrà inviato “truppe” cammellate per capire chi poteva essere la persone in grado di ricompattare, per l’elezione del Presidente, il PD. Questa è strategia.
Senz’altro avrà compreso che il nome di “Mattarella” avrebbe fatto al caso suo e quindi con un abile mossa tattica, abbandona l’armata Brancaleone di Forza Italia e cala il suo asso.
Gli oppositori sbraitano è stato “tradito” un metodo !!!, non si possono attuare maggioranze a “simmetrie variabili” ecc.., diciamocelo tutte balle.
Ciò che ha fatto Renzi è da manuale. Ma vi ricordate i balbettii di Bersani di due anni fa.

Ma l’elezione di Mattarella è valida?
Vi ricordate il simpatico film di Claudio Bisio “Benvenuto Presidente !”. In quella commedia il Signor Giuseppe Garibaldi ottenne la maggioranza dei voti e quindi i Presidenti di Camera e Senato devono cercare il Sig. Giuseppe Garibaldi. Nel film impersonato da Bisio, un poveraccio, ma alla fine è meglio di tanti altri.
Ma veniamo a Mattarella. Sul web http://www.cognomix.it/ la ricerca Mattarella da 56 risultati, mentre su  http://www.paginebianche.it/cognomi-italiani.html 36. Sono risultati parziali e se tra questi ci fosse un altro Sergio Mattarella.
Chi ha seguito lo spoglio ha sentito la presidente Boldrini citare il mone di Mattarella con tutte le combinazioni possibili On. Mattarella, S. Mattarella, Mattarella S., ecc…
La costituzione parla chiaro l’art. 84 recita: “Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.
Se in Italia c’è un Sig. Sergio Mattarella, non è quello eletto che fa “ricorso” cosa succede?
Supponiamo che sia un Pentastellato, ma vi immaginate !!!
Per fortuna che candidato Presidente non è stato un Ferrari altrimenti poveri noi.
In un paese di legulei come il nostro possibile che per l’elezione della più alta carica dello Stato si vada così a braccio…
Sono influenzato e forse la febbre mi ha dato alla testa.

giovedì, agosto 14, 2014

Gli 80 euro del piano Renzi, deflazione, calo del PIL e riduzione del rendimento dei BOT: alcune riflessioni



80 euro in più in busta paga non poi pochi, certo il momento è difficile, ma per le famiglie a basso reddito possono rappresentare una “boccata d’ossigeno”.
Forse gli arretrati da pagare, bollette, tasse, balzelli vari, ecc ..sono talmente tanti che di questa cifra ben poca cosa è stata destinata ai consumi.
Le critiche a Renzi si riferiscono al fatto che non tutti sono stati beneficiati, ma chi dice questo non tiene conto del meccanismo adottato.
Non si è trattato di un aumento di stipendio ma di una riduzione delle tasse a carico del lavoratore, ovvero dei lavoratori dipendenti il cui reddito è al di sotto di una certa soglia.
Occorre spiegare, in termini elementari come si determina il costo del lavoro.
Il salario lordo di un dipendente rappresenta l’imponibile con il quale si calcola, mediante aliquote, l’ammontare delle imposte e dei contributi previdenziali a carico del lavoratore, questi due “balzelli” sottratti dal salario lordo sono versati dal datore di lavoro nel suo ruolo di “sostituto d’imposta”. Sulla base dell’imponibile sono calcolati, sempre sulla base di aliquote i contributi a carico del datore di lavoro.
 

Gli 80 euro del provvedimento Renzi provengono da una riduzione delle tasse a carico del lavoratore. Il salario netto per il lavoratore è aumentato senza alcun vantaggio per il datore di lavoro. In pratica il datore di lavoro anziché dare gli 80 euro allo Stato gli da’ al lavoratore.
Se il meccanismo vi è chiaro si comprende perché non sono stati compresi i pensionati, la pensione è una rendita e non un salario, e i lavoratori autonomi pagano l’IRPEF in funzione del reddito ottenuto dalla differenza tra entrate ed uscite nell’anno solare e quindi è assai più difficile applicare un meccanismo automatico come quello realizzato.
La crisi strutturale che sta attraversando l’Italia è anche dovuta all’elevato costo del lavoro (forte incidenza delle tasse e degli oneri previdenziali, il salario netto è meno del 50% del costo del lavoro) che si riflette in una perdita di competitività e produttività.
Il provvedimento Renzi non ha nessun effetto sul costo del lavoro, si vuole stimolare la crescita agendo sul consumo, ma in un contesto così difficile i benefici si potranno vedere solo nel medio termine, quindi bisogna aspettare.
Trarre conclusioni affrettate è solo dannoso.
Ben più preoccupante è il contemporaneo calo del PIL e la deflazione.
Il PIL misura la ricchezza del Paese, se diminuisce vuol dire che la nazione è più povera.
Per misurare l’andamento complessivo dei prezzi dei prodotti venduti, occorre sottolineare di tutti i prezzi dei beni, sono stati elaborati degli indici (la statistica ci fornisce strumenti assai affidabili di cui sarebbe discutibile affermare la non validità), se l’indice aumenta, inflazione, (aumento dei prezzi) se diminuisce deflazione (diminuzione dei prezzi).
Il prezzo di un bene può aumentare in ragione della sua abbondanza o scarsità sul mercato e tutto ciò è positivo perché favorisce il progresso, ma tutto ciò deve essere riferito ad un bene o ad un gruppo di beni non a TUTTI.
Se tutti i prezzi sono diminuiti (deflazione) e contemporaneamente il PIL è calato vuol dire che i consumatori non hanno soldi per comprare i beni e quindi vi è un eccesso di offerta, il produttore per vendere è costretto a ridurre il prezzo. I produttori non riescono neanche ad esportare i beni, non essendo competitivi, e quindi riducono la produzione, dato misurato dal calo del PIL.
I consumatori hanno speso meno ma non hanno neppure risparmiato perché altrimenti la ricchezza sarebbe rimasta almeno invariata.
La stampa ha enfatizzato il fatto che il rendimento dei BOT messi recentemente all’asta non è mai stato così basso. I risparmiatori ricevono un bassissimo compenso per i capitali che posseggono e che sono stati investiti in titoli di stato. Tassi bassi sono a vantaggio dello Stato, diminuisce la spesa per interessi, ma riduce ulteriormente la capacità di spesa dei risparmiatori.
In un contesto simile è difficile credere ad una possibile crescita economica nel breve periodo.
Condivido “il rigore” nei confronti della spesa pubblica, lo Stato non si può far promotore dello sviluppo. Non credo in provvedimenti keynesiani governati dallo Stato si corre il rischio di “drogare” l’economia e non ne abbiamo certo bisogno.
Quello di cui abbiamo bisogno è la messa a disposizione di una grande quantità di danaro per la costituzione di nuove imprese portatrici di innovazione.
Ridurre drasticamente la burocrazia autorizzativa, facilitare la realizzazione di imprese per il turismo, la tutela ambientale, ecc…
L’Europa potrebbe avere un ruolo determinante in tutto questo.
Più si aspetta e peggio sarà, speriamo che chi ci governa non sia in vacanza, ed abbia modo di riflettere su ciò che va veramente attuato.    

venerdì, giugno 06, 2014

Contro lo spreco dei prodotti alimentari – riflessione del mattino.



Da un po’ di tempo si parla del cibo che sprechiamo e soprattutto quanto ci costa buttare nella spazzatura tanti alimenti.
In parte siamo responsabili di tutto questo, ci siamo fatti prendere la mano dalla data di scadenza, dalla paura che tutto ciò che mangiamo se non è perfetto può cagionare malanni. Allora basta una macchiolina, un colore un po’ scuro, ecc.. e si apre la pattumiera.
Mi chiedo però se questo “spreco” domestico sia poi così rilevante. Fare delle statistiche è estremamente difficile.
Credo che il maggior “spreco” in termini di valore e quantità sia a livello di ristorazione e grande distribuzione organizzata (GDO).
In questi giorni è stato dato grande risalto al rapporto dei Carabinieri del NAS sui controlli sugli alimenti, nei ristoranti, ecc… e le maggiori infrazioni riguardavano proprio i “prodotti NON conformi”.
Le strutture serie adibite alla distribuzione degli alimenti e dei cibi sono nei fatti costrette a “sprecare”.
In questo contesto contraddittorio mi chiedo, se lo “spreco” ha un costo, quanto ci costa NON sprecare?
È un aspetto da valutare, non credete?