Sono mesi e
mesi che non affronto tematiche di politica italiana. La ragione è semplice:
c’è ben poco su cui riflettere. In realtà, se ci pensate, anche la politica è
diventata cronaca.
Gli scontri tra
polizia e giovani manifestanti, in realtà, sono più un fatto di cronaca,
strumentalizzato sia da destra che da sinistra.
Se di politica
è meglio non parlare, ancora peggio, per un liberale come il sottoscritto, è la
totale assenza di una «politica economica», la sola in grado di fornire una
visione di lungo periodo, fondata sulle analisi e sugli strumenti dell’«economia
politica», per evitare la tempesta che, prima o poi, si abbatterà sulle
economie delle nazioni.
Riflettiamo su
due termini: «programmazione» e «regolamentazione».
Sulla base
delle norme comunitarie, ogni Stato membro deve presentare, o meglio dovrebbe
presentare, entro il 15 ottobre il “Documento programmatico di bilancio (DPB)”.
In pratica, è un documento prettamente ragionieristico, a mio avviso concepito
al contrario: prima si decide quanto spendere per questo e per quello (la lista
è lunghissima) e poi si decide come coprire le spese.
In un’economia
sana e naturale, quella del cosiddetto «buon padre di famiglia», prima si
quantificano le disponibilità e poi si fanno le spese. Sembra un dettaglio da
poco, ma, a rifletterci, non è cosa da poco.
Se è un
documento «programmatico», dovrebbe essere rivolto alla programmazione, ovvero
a quel processo assai complesso di valutazione e analisi (economia politica) di
tutte le conseguenze derivanti dalle complesse relazioni che, al giorno d’oggi,
caratterizzano le attività economiche.
Facciamo un esempio concreto: il caro carburanti.
Le cause sono
abbastanza note. L’aumento dei prezzi non è solo conseguenza dell’aumento del
prezzo del petrolio (se non sbaglio, a valori costanti, il petrolio è già stato
molto più caro di adesso), ma soprattutto dell’assenza di impianti di
raffinazione nei Paesi di consumo.
Gli impianti
inquinano, fanno puzza e allora non li vogliamo: li abbiamo fatti costruire
altrove.
Con le note
difficoltà nei trasporti, conseguenza degli eventi bellici,
l’approvvigionamento di carburanti è diventato sempre più difficoltoso.
Pertanto, speculazioni e incrementi ingiustificati dei prezzi sono all’ordine
del giorno.
Il Governo ha
operato uno sconto fiscale con lo scopo di calmierare il mercato. In realtà,
l’effetto è stato minimo: i prezzi, dopo un primo ribasso, sono tornati a
salire perché non sono state rimosse o attenuate le ragioni dell’aumento.
Lo sconto
fiscale, inoltre, è sostanzialmente ingiusto perché le accise sono tasse sui
consumi che incidono indipendentemente dal tenore di vita del consumatore. Gli
individui che ne traggono i maggiori benefici sono quelli che ne hanno meno
bisogno. Chi ha redditi elevati utilizza maggiormente l’automobile e, quindi,
ottiene maggiori benefici.
Il risultato è
stato un provvedimento con scarsa «programmazione», perché si sarebbero dovuti
elaborare fin da subito interventi di politica economica, ad esempio a favore
degli autotrasportatori, per evitare il considerevole aumento dei costi, che ha
un effetto moltiplicatore sui prezzi di tanti beni di consumo.
La conseguenza
è stata l’impennata dell’inflazione, con ripercussioni complessive ben più
gravi e generalizzate.
La politica
economica è anche regolamentazione, ovvero elaborazione di norme e leggi. Ed è
proprio in questo ambito che la burocrazia ci sguazza: soprattutto per il
«burocrate» italiano è una sorta di invito a nozze.
Sulla
regolamentazione faccio un ulteriore esempio, in riferimento al Codice della
strada che entrerà in vigore nel 2028.
Le nuove
autovetture sono dotate di sistemi di assistenza alla guida sempre più evoluti,
tra cui il cruise control adattivo intelligente (iACC), che può integrare le
funzioni ISA e adeguare automaticamente la velocità ai limiti previsti nei
diversi tratti stradali.
Siccome la
velocità, soprattutto nei centri urbani, è una delle principali cause di
incidenti, si potrebbe rendere obbligatorio l’uso di questa tecnologia, così
come abbiamo fatto per le cinture di sicurezza.
Questo sarebbe
un esempio di regolamentazione virtuosa: indurrebbe a comportamenti di guida
corretti e rispettosi delle regole, senza dover ricorrere alla sanzione.
Nella
situazione attuale, i governi di tutti i Paesi con sistemi parlamentari
democratici sono sostanzialmente orientati a programmare una regolamentazione
fatta di norme che distribuiscono benefici e privilegi o, al contrario,
impongono sanzioni e limitazioni, senza preoccuparsi di come funzioni il
sistema economico nel suo complesso.
Il
comportamento che ho appena descritto, seppur in termini sintetici, genera gran
parte delle problematiche attuali: l’accumulazione di patrimoni immensi senza
benefici globali, la formazione di deficit statali crescenti, con gravi
ripercussioni sulle generazioni future. E l’elenco sarebbe lungo.
La conclusione
è comunque una sola: non si sa quando, ma prima o poi questo sistema
collasserà.