venerdì, gennaio 30, 2026

Donald Trump: presidente-dittatore, assolutista, Re Sole? Mah…

 Donald Trump riesce in un’impresa quotidiana: costringere il mondo ad occuparsi di lui. Non importa cosa dica o faccia — conta che se ne parli. È una forma moderna di potere: saturare lo spazio pubblico, personalizzare ogni dinamica, trasformare la politica in palcoscenico permanente.

Ho ascoltato il suo intervento al Forum di Davos. Se non fosse il presidente degli Stati Uniti, qualcuno avrebbe pensato a un leader fuori controllo. Non tanto per i contenuti — discutibili ma legittimi — quanto per il tono. Rivolgersi alla Presidente della Confederazione Elvetica come “la signora”, senza citarne carica o nome, non è una distrazione. È una concezione del potere. Il potere che non riconosce altri poteri pari al proprio.

Da tempo ho l’impressione che Trump guardi più al XVII secolo che al XXI. Il suo modello non è liberale, non è multilaterale: è mercantilista. È Colbert, ministro del Re Sole.

Il disegno è chiaro:

  1. Dazi pesanti sui beni ad alto valore aggiunto prodotti all’estero.

  2. Apertura selettiva alle materie prime utili all’industria nazionale.

  3. Protezione e incentivazione di grandi gruppi industriali “amici”.

  4. Apparente guerra alla burocrazia, in realtà ri-centralizzazione del controllo.

  5. Rafforzamento del potere esecutivo e marginalizzazione dei corpi intermedi.

  6. Pressione costante su alleati e rivali per ridefinire aree di influenza.

Luigi XIV lo fece con successo nel breve periodo. Le casse del re si riempirono. La Francia divenne potente. I monopoli prosperarono. Ma il sistema produsse squilibri enormi: ricchezza concentrata in alto, tensioni sociali in basso.

La storia non si ripete — ma certe dinamiche sì.

Trump può anche riuscire a ristrutturare la potenza americana nel breve periodo. Può riportare industrie, imporre dazi, intimidire partner commerciali. Ma se il beneficio resta confinato a oligarchi e grandi gruppi, il costo sociale prima o poi si presenta.

Nel Seicento ci vollero centocinquant’anni perché l’accumulo di tensioni esplodesse. Oggi non servono generazioni. Servono pochi cicli economici.

Ambire a essere il “Re Sole” del XXI secolo è suggestivo.
Ma il Sole, quando brucia troppo, consuma anche ciò che dovrebbe illuminare.

E resta valido l’antico monito:
chi troppo in alto sale, precipitevolissimevolmente cade.

La storia non è un museo. È un avvertimento.