martedì, aprile 08, 2008

Una previsione facile

Quello che vi ho scritto ieri mattina si è nei fatti concretizzato.
Air France KLM non ha "sbattuto" la porta, così con qualche riunione, un pò di bla, bla, un pò di demagogia si arriverà a lunedì prossimo.
L'Italia avrà un governo nuovo e, credetemi, non un nuovo governo, (capite vero la sottile differenza) e un'altra compagnia aerea (nel bene e nel male).
Non c'è due senza tre. In questo momento non riesco proprio a pensare a qualche cosa di stravolgente.
A meno che, data la mia "non simpatia" per Berlusconi, una sconfitta del PdL non provochi la definitiva fuoriuscita di questo politico anomalo, di cui l'Italia non ha bisogno.

lunedì, aprile 07, 2008

Oggi Air France KLM decide, ma ci credete ?!!!!.

All’ora in cui scrivo non posso certo sapere quale sia l’intenzione della compagnia franco-olandese. Il buon senso, se questo termine può essere usato nel mondo degli affari, porta alla conclusione che si potrebbe riaprire un dialogo che permetta di arrivare alle elezioni. Mancano solo 7 giorni e si tratta di un tempo accettabile.

Se vince Veltroni la trattativa potrebbe portare all’accordo. Le intenzioni del leader PD sono sempre state chiare e allora perché bloccare oggi ogni possibile acquisizione.

Se vince il “berlusca” si può sempre fare “marcia indietro” tenuto conto che la “fantomatica” cordata dovrà poi in qualche modo concretizzarsi.

Io, del resto, rimango dell’idea che il sindacato è una componente troppo forte e che i costi “sociali” richiesti potrebbero diventare insostenibili per qualsiasi società acquirente.

In tutta questa vicenda vi è una morale, siccome “qualcuno” deve pagare si sta cercando chi lo deve far. La mia risposta l’ho già scritta. A pagare saranno le “banche” in cambio di protezione.

Vedremo..

mercoledì, aprile 02, 2008

Cordata Alitalia e mozzarella mai tanto parlare di bufale…..

La “mozzarella alla diossina” e l’Alitalia sono le facce della stessa medaglia.
Su Internet si trova di tutto e spesso è fonte poco affidabile perché è difficile stabilire l’autorevolezza di chi da certe informazioni eppure un vantaggio ce là basta digitare una frase, fare un clic, ed ecco apparire centinaia di riferimenti.
Scrivendo “mozzarella bufala diossina” Google Italia (2 aprile 2008) restituisce 36400 riferimenti.

Sfogliando come d’abitudine i vari titoli sono attratto da “Latte alla diossina. Sequestrate 12 aziende zootecniche, 6000 capi di bestiame e 40 tonnellate di latte” e poi da:
“CAMPANIA, Centinaia le analisi sugli allevamenti predisposte dai magistrati.

Indagini sul latte alla diossina. L’indagine è stata avviata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere da oltre un mese. Altissimo il livello di diossina rilevato: 27 picogrammi,dieci volte oltre quello consentito”.

Sono rimasto stupito di queste notizie tutt’altro che tranquillizzanti e incuriosito ho letto gli articoli. Sorpresa, i fatti si riferiscono al marzo 2003. Si avete letto bene l’anno, il 2003, ovvero 5 anni fa !!!!

Che cosa è stato fatto in tutto questo tempo, mi viene da dire niente !!!

Ecco perché dico che le “mozzarelle” e l’Alitalia sono le facce della stessa medaglia, la nostra classe dirigente da anni non è in grado di prendere decisioni, di operare concretamente per la risoluzione di problemi gestionali ne tanto meno è in grado di formulare progetti strategici per il futuro di settori vitali del nostro paese quali sono appunto il turismo (trasporti) e l’agroalimentare.

Dal 2003 ad oggi il legislatore europeo ha emanato norme precise in riferimento alla sicurezza alimentare. Che cosa ne è nei fatti del regolamento CE 178/2002 ?. Di “rintracciabilità” si è riempito la bocca chiunque, fiumi di parole, pagine e pagine di relazioni e di articoli, ore di convegni, ecc.. si deve concludere che è solo bla, bla, bla… In pratica nessuno ha fatto niente.

Se la diossina è stata riscontrata con valori preoccupanti dal 2003, possibile che a nessuno è venuto in mente di monitorare il fenomeno in modo sistematico e rigoroso?!!. Si sperava nell’italico stellone ?!!

Del “pacchetto igiene” con i suoi 4 regolamenti CE neanche a parlarne, cose da marziani.

Dato il contesto nel quale operano i produttori campani sarebbe stato necessario applicare in modo meticoloso quanto previsto dalle norme sulla rintracciabilità ed inoltre si dovevano adottare sistemi HACCP per il monitoraggio del latte proprio perché è manifesto un rischio per la salute.

Che senso ha dire che solo il 3% dei campioni ha rilevato livelli superiori a quelli stabiliti. Ma quel 3% a chi si riferisce? Chi ha prodotto mozzarelle con latte non idoneo?. Altra precisazione: mozzarella con la diossina non ne abbiamo esportata. Allora ce la siamo mangiata noi !!. Bella consolazione.

In questi giorni ho “navigato” sui siti istituzionali e questo è il quadro ad oggi 2 aprile. L’ ultimo comunicato del Ministero della Salute è del 30 marzo e titola “TURCO: evitato il blocco totale delle esportazioni. Martedì incontro con produttori ed allevatori”. Il MiPAAF riporta il comunicato del 31:” Mozzarella di bufala, evitato il blocco totale esportazioni. Domani De Castro, Turco e Patta incontrano produttori e allevatori”. L’agenzia ANSA alle 12,00 del 1 aprile (e non è uno scherzo) pubblica una nota dal titolo “MOZZARELLA: DE CASTRO, 20 MILIONI A CASEIFICI” ed il testo riporta la notizia del blocco totale del commercio di mozzarella fatta con il latte campano per i prossimi 15 giorni.

Sul sito del Consorzio di tutela della “Mozzarella di bufala campana” l’ultimo “comunicato” è datato 25 marzo e titola “Controlli Tokio non solo bufala” nel quale si afferma che il Giappone non ha bloccato le importazioni di mozzarella ma ha intensificato controlli su tutti i prodotti lattiero caseari quindi un monito per tutti. Lo stesso sito nelle “news” (non riesco a capire la sottile differenza tra “comunicati” e “news”) l’ultima del 21 marzo titola “Informazioni ai consumatori” e rimanda ad un allegato che non si riesce a consultare.

Ma il Consorzio non è avaro di notizie infatti nel comunicato stampa del 20 marzo n2. scrive:”Non ci sono soci del Consorzio Tutela tra gli indagati.

Da quanto risulta al Consorzio Tutela Mozzarella di bufala Campana Dop, i 9 caseifici sottoposti ad ispezione ed indagine da parte della Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell’inchiesta sulle diossine, non sono soci del Consorzio, ma sono tutti meri fruitori del marchio Dop.”

Avete letto bene?!. Il marchio Dop lo può usare chiunque, i commenti e le considerazioni li lascio ai lettori.

Nei siti consultati non un dato, non una tabella niente di niente su cosa è stato fatto negli anni su rintracciabilità e controlli.

Avere la DOP non è un punto d’arrivo è un punto di partenza, in un mondo globalizzato non si possono prendere in giro i consumatori. Con le scartoffie ed i regolamenti non si va da nessuna parte. Nell’era dell’ICT (Information Computer Technology) si deve saper fornire dati certi ed è da questi che si ottengono le informazioni che poi devono essere divulgate nei modi appropriati. Ma se non si è in grado di fornire dati allora le notizie diventano incontrollate ed è ciò che sta accadendo, le conseguenze sono evidenti. Possiamo lamentarci e chiedere il risarcimento di danni ma ciò non risolve il problema.

sabato, marzo 22, 2008

Ma Berlusconi come è diventato così ricco ?

La domanda è più che lecita dopo la “sparata” su Alitalia.

Ma si, che ci vuole, basta mettersi li, in 4-5 attorno ad un tavolo. Ci organizziamo un po’ io metto questo, tu quello, poi chiediamo al “banchino” del paese quattro soldi ed il gioco è fatto !!!

Se gli italiani credono a queste “panzane” non si meritano nulla.

Mi chiedo proprio come ha fatto a diventare così ricco. Ho è dotato di una fortuna sfacciata, tanto per quantificare è come trovare il pacco da 500.000 euro tutte le sere per un mese di fila nella trasmissione “Affari tuoi”. Ammettete, sarebbe bello vedere il “berlusca” sullo sgabellino sfidare il “dottore”…. Ho è dotato di un tale talento da “accecare” tutti, ed anche in questo caso, diciamocelo, per questa “italietta” è proprio sprecato.

Forse alla mia domanda si deve rispondere in un modo che mi provocherebbe qualche guaio, quindi lascio al lettore la conclusione.

Torno sulla faccenda Alitalia. Proprio a 2 passi da Malpensa si sta concretizzando un’altra storia di compagnie aeree, navigando su internet ho scoperto che la “Suisse” erede della fallita Suissair ha perfezionato il passaggio definitivo a Lufthansa (ieri 21 marzo 2008). Si tratta di un’operazione iniziata 3 anni fa (altro che i quattro della briscola del progetto berlusconiano) ed ora a saldo la compagnia di bandiera della Repubblica Federale di Germania verserà 172 milioni di euro per la Suisse una compagnia in “attivo” con passeggerei in crescita ecc..

Mi sembra che la stampa italiana non ne abbia parlato affatto, oppure se la cosa mi è sfuggita chiedo scusa, in ogni caso siamo alle solite non perdiamo l’occasione per dimostrare al mondo la nostra incapacità nell’agire e nel decidere.

Queste “debolezze” si pagano in un mondo in cui la competizione è globale.

Su Alitalia, registro, che le poche cose sensate le ho sentite alla TV e le ha pronunciate il prof. Alberto Petrucci. Chissà se qualcuno lo ascolterà…

giovedì, marzo 20, 2008

“Torno” su Alitalia

È più di un anno che su questo mio “diario” scrivo di Alitalia. È un caso emblematico e rappresenta il peggio del “sistema” Italia. L’ingerenza della politica sulle attività produttive porta a questi risultati drammatici.

Mi sembra che la proposta Air France KLM sia tutto sommato sensata. Si riconosce ad Alitalia il valore del suo “pacchetto clienti”. È ovvio che la quantificazione non è semplice e può oscillare in modo significativo, il calcolo è stato fatto ed il risultato è di ca. 170 milioni di euro.

Il resto non vale nulla. Io non sono certo del settore ma ci vuole poco a capirlo.

I tecnici di Air France e KLM hanno visto i conti ed hanno concluso l’azienda è un “ferro vecchio”. La battuta di Bertinotti sul personale, “un patrimonio da salvagurdare”, è priva di fondamento altrimenti non si capisce come questo “patrimonio” sia riuscito a dilapidare in 15 anni l’astronomica cifra di 15 miliardi di euro.

Di questo “patrimonio” Air France non se ne fa nulla, e ritiene utile dargli una “regolata” ovviamente ridimensionandolo.

Ma vediamo di riprendere il filo di quanto vado scrivendo come osservatore esterno e vado per punti.

Primo. Nessuno vuole che si sia costretti a portare i registri in tribunale. Il giudice sarebbe costretto a “spulciare” un mare di carte e ne salterebbero fuori delle belle che sputtanerebbero 15 anni di politica italiana. Che la gestione politica di Alitalia sia stata uno schifo lo sappiamo tutti, ma quando ci si mettono i giudici si sa quando si inizia ma non si sa come va a finire. Meglio, quindi, evitare.

Secondo. Il fallimento è alle porte. Se non si trovano i soldi la baracca salta.

Terzo. I nostri cugini d’oltralpe ci hanno voluto dare una mano. Non si fa nulla per niente, ma in ogni caso una proposta “industriale” l’hanno formulata. I termini sono chiari, anzi fin troppo chiari. Siccome è necessario ricapitalizzare la società, Air France KLM chiederanno al mercato un miliardo di euro, loro lo possono fare perché hanno i bilanci in attivo. Vogliono garanzie per questa operazione costringendo il Tesoro italiano (attuale azionista di maggioranza) a detenere un pacchetto di azioni Air France KLM tali da garantire la ricapitalizzazione per 300 milioni di euro (ovvero un terzo del necessario). Questa operazione nella prospettiva di riportare in utile una attività produttiva mi sembra perfettamente coerente.

Quarto. Se si rifiuta l’offerta Air France KLM rimane la soluzione che ho illustrato tempo fa. Le banche italiane Gruppo Intesa ed Unicredito si accordano per il salvataggio. La flotta viene affidata ad Air One che la rinnoverà per gradi ed acquisisce il “pacchetto clienti”. La grana sono gli esuberi (questo termine e molto più appropriato di quello di Bertinotti). La soluzione è all’italiana, ovviamente. Mandare il più gente possibile in pensione, i modi possono essere tanti e la fantasia non ci manca.

Quinto. Ma anche le banche non danno nulla in cambio di niente, che cosa gli può dare lo Stato Italiano? Risposta: un sistema “protezionistico”. Operare in tutti modi per proteggere il sistema bancario dalla concorrenza. Anche in questo caso il “sistema Italia” non è certamente efficiente e necessita di protezione e l’Alitalia può essere “merce” di scambio per una operazione di questo tipo.

Vedremo come andrà a finire. Il tempo stringe, le casse della compagnia sono vuote.

martedì, marzo 11, 2008

Il prof. Romano Prodi si “ritira” dalla politica.

Fra 50 anni i libri di storia si ricorderanno di Romano Prodi? Secondo me con una o due righe al massimo. Proprio quelli che vorranno strafare diranno che è stato il Primo Ministro che ha voluto introdurre la moneta dell’Euro nel nostro paese (sempre che fra 50 anni l’Italia esista ancora).
Come personaggio politico si dirà che è stato il Presidente della Commissione Europea, ma giusto in un elenco di nomi.
Diciamocelo, come politico “poca roba”.
Del resto lo stesso spazio sarà dedicato a Silvio Berlusconi. Si dirà che per alcuni anni l’Italia è stata governata dall’uomo più ricco della nazione.
Questi politici sono “povera gente” perché anziché opporsi al dilagare ed al potere della “casta” (Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella, "La casta", Rizzoli Editore, 2007) l’hanno assecondata e di conseguenza ne sono diventati i complici ed anche i protettori.
Vengono eletti con un voto popolare, infatti nelle liste vengono indicati come “candidato premier”, ma in realtà non possono fare un passo se non ottengono il consenso dalla base di tutti quelli che si possono definire i “parassiti” dello stato, ovvero burocrati, porta borse, dipendenti pubblici addetti a servizi inutili, enti assistenziali che assistono solo i propri dipendenti, ed in pratica tutti coloro che sottraggono risorse che dovrebbero essere destinate al miglioramento dell’efficienza del nostro sistema produttivo.

È questo il dramma di questa nostra bella Italia, non è in grado esprimere politici “veri”.

La “Storia d’Italia” di Montanelli lo dimostra in modo inequivocabile. Possiamo dire tutto il male che vogliamo di Mussolini, ma in un certo momento storico è stato un politico “di razza”, lo stesso vale, nel campo opposto, per De Gasperi o Einaudi

Il nostro declino è dovuto all’incapacità del sistema di generare “uomini nuovi”, con la volontà di servire per il bene comune.

Non rattristiamoci e consideriamo le proposte di un Bertinotti come delle barzellette, ne basta una per tutte, ripristinare la “scala mobile”. E pensare che per molti diciottenni la scala mobile è quella che ci permette di salire o scendere da un piano all’altro di un edificio stando fermi.

Ecco come siamo grazie ai Prodi ed ai Berlusconi, in piedi, ma fermi come delle statue.

venerdì, febbraio 22, 2008

Montanelli e la “Politica Agricola Comune”

Cari lettori in un post precedente vi ho detto che sto leggendo la “Storia d’Italia” di Indro Montanelli. Si tratta di una lettura esaltante per certi versi è pari a quella della “La seconda guerra mondiale” di W. Churchill, anche se devo ammettere che il grande statista britannico è un uomo che ha fatto la storia, Montanelli è il cronista, abile, profondo conoscitore di uomini e contesti, in grado di evidenziare meticolosamente quali sono state le reali conseguenze dei fatti che sta narrando. Sono al settimo volume e l’Italia ne esce male. Montanelli dimostra in modo inequivocabile come il sistema e gli uomini politici dell’epoca sono stati colpevoli e di fatto hanno gravi responsabilità per l’avvento del fascismo.
In tantissime occasioni Montanelli dimostra quanto le sue analisi siano profonde. Ne riporto una data la competenza che ho del settore.
Montanelli parla del regime autarchico ed in particolare della cosiddetta “battaglia del grano”: “Qualcosa fu tentato, e realizzato, sul piano della maggiore efficienza. Ma la battaglia del grano si basò sulla quantità più che sulla qualità. La coltura del frumento fu estesa ad aree in cui era antieconomica, a scapito di altri prodotti agricoli – vino, olio – che in condizioni normali sarebbero stati più remunerativi, e che appartenevano alla tradizione locale. In definitiva i consumatori pagarono il prezzo di questo sforzo: il che può e deve scandalizzarci, ma non oltre una certa misura, se pensiamo che i grandi programmatori agricoli del Mercato Comune non sono riusciti a sfuggire, per problemi analoghi, in un clima di cooperazione internazionale e di totale libertà, e senza le lusinghe e le imposizioni di una propaganda di Regime, ad una logica altrettanto distorta.” [1]

Il brano è stato scritto nel 1979, si stavano formando le prime “eccedenze” che hanno provocato le gravi distorsioni al mercato mondiale dei prodotti agricoli.
Sono passati quasi 30 anni e tutt’ora stiamo faticosamente elaborando strategie e politiche per rimediare al”disastro” di certe scelte che si sono dimostrate fallimentari.
Montanelli paragona il regime autarchico con la PAC (Politica Agricola Comunitaria) e non si sbaglia. Non so in quanti allora abbiano dato “peso” a quel brano, oggi può rappresentare uno dei tanti meriti del Montanelli, giornalista, storico e scrittore.

[1](Indro Montanelli, Storia d’Italia, Vol 7 RCS Libri S.p.A, Milano 2003 pag 230-231. Opera originale I.Montanelli – M.Cervi, L’Italia Littoria, Rizzoli Editore 1979, Milano.)