martedì, ottobre 27, 2026

Il disinteresse per la politica

Sono mesi e mesi che non affronto tematiche di politica italiana. La ragione è semplice: c’è ben poco su cui riflettere. In realtà, se ci pensate, anche la politica è diventata cronaca.

Gli scontri tra polizia e giovani manifestanti, in realtà, sono più un fatto di cronaca, strumentalizzato sia da destra che da sinistra.

Se di politica è meglio non parlare, ancora peggio, per un liberale come il sottoscritto, è la totale assenza di una «politica economica», la sola in grado di fornire una visione di lungo periodo, fondata sulle analisi e sugli strumenti dell’«economia politica», per evitare la tempesta che, prima o poi, si abbatterà sulle economie delle nazioni.

Riflettiamo su due termini: «programmazione» e «regolamentazione».

Sulla base delle norme comunitarie, ogni Stato membro deve presentare, o meglio dovrebbe presentare, entro il 15 ottobre il “Documento programmatico di bilancio (DPB)”. In pratica, è un documento prettamente ragionieristico, a mio avviso concepito al contrario: prima si decide quanto spendere per questo e per quello (la lista è lunghissima) e poi si decide come coprire le spese.

In un’economia sana e naturale, quella del cosiddetto «buon padre di famiglia», prima si quantificano le disponibilità e poi si fanno le spese. Sembra un dettaglio da poco, ma, a rifletterci, non è cosa da poco.

Se è un documento «programmatico», dovrebbe essere rivolto alla programmazione, ovvero a quel processo assai complesso di valutazione e analisi (economia politica) di tutte le conseguenze derivanti dalle complesse relazioni che, al giorno d’oggi, caratterizzano le attività economiche.

Facciamo un esempio concreto: il caro carburanti.

Le cause sono abbastanza note. L’aumento dei prezzi non è solo conseguenza dell’aumento del prezzo del petrolio (se non sbaglio, a valori costanti, il petrolio è già stato molto più caro di adesso), ma soprattutto dell’assenza di impianti di raffinazione nei Paesi di consumo.

Gli impianti inquinano, fanno puzza e allora non li vogliamo: li abbiamo fatti costruire altrove.

Con le note difficoltà nei trasporti, conseguenza degli eventi bellici, l’approvvigionamento di carburanti è diventato sempre più difficoltoso. Pertanto, speculazioni e incrementi ingiustificati dei prezzi sono all’ordine del giorno.

Il Governo ha operato uno sconto fiscale con lo scopo di calmierare il mercato. In realtà, l’effetto è stato minimo: i prezzi, dopo un primo ribasso, sono tornati a salire perché non sono state rimosse o attenuate le ragioni dell’aumento.

Lo sconto fiscale, inoltre, è sostanzialmente ingiusto perché le accise sono tasse sui consumi che incidono indipendentemente dal tenore di vita del consumatore. Gli individui che ne traggono i maggiori benefici sono quelli che ne hanno meno bisogno. Chi ha redditi elevati utilizza maggiormente l’automobile e, quindi, ottiene maggiori benefici.

Il risultato è stato un provvedimento con scarsa «programmazione», perché si sarebbero dovuti elaborare fin da subito interventi di politica economica, ad esempio a favore degli autotrasportatori, per evitare il considerevole aumento dei costi, che ha un effetto moltiplicatore sui prezzi di tanti beni di consumo.

La conseguenza è stata l’impennata dell’inflazione, con ripercussioni complessive ben più gravi e generalizzate.

La politica economica è anche regolamentazione, ovvero elaborazione di norme e leggi. Ed è proprio in questo ambito che la burocrazia ci sguazza: soprattutto per il «burocrate» italiano è una sorta di invito a nozze.

Sulla regolamentazione faccio un ulteriore esempio, in riferimento al Codice della strada che entrerà in vigore nel 2028.

Le nuove autovetture sono dotate di sistemi di assistenza alla guida sempre più evoluti, tra cui il cruise control adattivo intelligente (iACC), che può integrare le funzioni ISA e adeguare automaticamente la velocità ai limiti previsti nei diversi tratti stradali.

Siccome la velocità, soprattutto nei centri urbani, è una delle principali cause di incidenti, si potrebbe rendere obbligatorio l’uso di questa tecnologia, così come abbiamo fatto per le cinture di sicurezza.

Questo sarebbe un esempio di regolamentazione virtuosa: indurrebbe a comportamenti di guida corretti e rispettosi delle regole, senza dover ricorrere alla sanzione.

Nella situazione attuale, i governi di tutti i Paesi con sistemi parlamentari democratici sono sostanzialmente orientati a programmare una regolamentazione fatta di norme che distribuiscono benefici e privilegi o, al contrario, impongono sanzioni e limitazioni, senza preoccuparsi di come funzioni il sistema economico nel suo complesso.

Il comportamento che ho appena descritto, seppur in termini sintetici, genera gran parte delle problematiche attuali: l’accumulazione di patrimoni immensi senza benefici globali, la formazione di deficit statali crescenti, con gravi ripercussioni sulle generazioni future. E l’elenco sarebbe lungo.

La conclusione è comunque una sola: non si sa quando, ma prima o poi questo sistema collasserà.