martedì, gennaio 13, 2009

La “nuova” Alitalia una sfida alla ièlla.

Dice il detto: “Né di venere né di marte non si sposa e non si parte né si dà inizio all’arte”.

È proprio una bella sfida. Di tanti giorni proprio un martedì 13 doveva scegliere la “privatizzata” Alitalia per un “rilancio” al quale non credono neppure i soci “amici di merenda” del Berlusca, tanto che hanno già deciso di vendere il 25% della loro società dopo neanche un mese da quando l'hanno acquistata “sulla carta”.

E fra 5 anni sperando di non rimetterci troppi soldi si sono impegnati a venderla ad AirFrance-KLM.

Agli amici d’oltre alpe è stato fatto un regalo coi fiocchi…

Ma siccome non si dà niente per niente “gatta ci cova”, a meno che la ièlla non trionfi…

venerdì, gennaio 09, 2009

I prodotti alimentari italiani sono tra i migliori del mondo: un mito sul quale indagare

Siamo “tempestati” dallo slogan che dice “mangia italiano mangia sano” forse però si tratta di un mito sul quale dovremmo indagare. A livello Europeo è attivo un sistema di allerta rapido per la sicurezza alimentare denominato RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed). Sulla base di quanto previsto dall’ Art 50 del Regolamento CE 178/2002 gli Stati Membri devono notificare situazioni di un rischio diretto o indiretto per la salute umana dovuto ad alimenti o mangimi.

Il sistema prevede la pubblicazione settimanale di un rapporto nel quale si raccolgono tutte le segnalazioni provenienti dagli Stati Membri. È possibile consultare i rapporti settimanali su sito

http://ec.europa.eu/food/food/rapidalert/archive_2008_en.htm

Tutti questi rapporti vengono elaborati ed alla fine di ogni anno viene pubblicata una interessante sintesi.

Consulta il rapporto del 2007

Non si può dire che l’Italia sia poi in buona posizione come numero di segnalazioni come paese di origine in un prodotto alimentare per il quale è stato segnalato un problema di sicurezza.

Il rapporto annuale non ci dice su quale prodotto si è manifestato il problema ma in ogni caso il prodotto ha origine italiana e quindi qualche indagine è da fare.

Un'altro aspetto che si rileva dall’analisi di questa fonte è che le autorità Italiane non segnalano tutte irregolarità riscontrate. Faccio l’esempio del latte crudo. Sul sistema RASFF non c’è traccia del fatto che è stato riscontrato Escherichia coli O157 nel latte crudo, fatto che ha reso necessario l’emanazione da parte del Ministero della saluto di una norma che obbliga i distributori ad indicare la necessità di bollire il latte.

Anche il caso delle mozzarelle alla diossina, a quanto  mi risulta, non è stato riportato al RASFF.

Come potete leggere ci sono vari aspetti sui quali sarebbe necessario indagare perché si possono fare anche delle chiacchiere da bar ma se si vogliono vendere prodotti migliori questi lo devono essere veramente.

Nel lungo periodo non si può prendere in giro il consumatore.

mercoledì, gennaio 07, 2009

La “follia” Alitalia, una privatizzazione mancata !!!

Alitalia è stata privatizzata con il passaggio a CAI eppure sono i politici che continuano a deciderne il destino. La polemica “Malpensa” (Lufthansa) - “Fiumicino” (AirFrance – KLM) è emblematica e significativa. A decidere dovrebbero essere i soci di CAI non certo Bossi o Alemanno.

Allora che privatizzazione è !!!!

Si fa un gran parlare dell’Hub di Malpensa come opportunità per il nord Italia eppure tutti sanno che per i potenziali passeggeri emiliani raggiungere lo scalo varesino è un’impresa e si preferisce prendere un aereo a Bologna. Andare in auto a Malpensa ci vogliono 3 ore, non se ne parla di prendere un treno..

Possibile che non si ricordi che nel mese di marzo del 2008 (leggi i post di quel tempo) AirFrance e KLM avevano formulato la loro proposta di acquisto Alitalia.

Il colosso franco-olandese ci dava 170 milioni di euro, lasciava a “terra” poco meno di 3000 persone e chiedeva allo Tesoro (leggi Stato Italiano) di prendersi l’impegno di sottoscrivere un aumento di capitale per 300 milioni, ovvero il 30% di quanto serviva per rilanciare Alitalia. Si ridimensionava Malpensa prendendo atto delle difficoltà logistiche dello scalo e lo si lasciava a chi lo voleva (vedi offerta di Ryanair, prima ovviamente della crisi!!!)

Sappiamo come è andata a finire: no dei sindacati; quasi in contemporanea lo scoop berlusconiano della “cordata”; il prestito ponte da 300 milioni (questi sono proprio stati buttati !!!); la bad company; una cordata che non c’era e ci sono voluti 6 mesi e chissà quali compromessi per trovare 20 “volontari”.

Come ha scritto il Sole24Ore qualche giorno i soci di CAI al momento hanno il “braccino corto”, perché i soldi mica li hanno ancora tirati fuori.

CAI dovrebbe avere un capitale di oltre un miliardo di euro (mi sembra 1,1 Ml) eppure sino ad ora era stato versato solo il 30% o poco più.

Se non ho capito male i soci CAI-Alitalia vorrebbero cedere il 20% del loro capitale al partner straniero. Comodo. Vendono qualcosa che hanno comprato ma non ancora pagato.

Se io fossi in AirFrance – KLM o Lufthansa me ne starei proprio alla finestra perché fra un due o tre mesi anche CAI-Alitalia sarà al fallimento ed allora perché sborsare 300 milioni di euro per una impresa che non ha più aerei, rotte, clienti ecc..

In questi mesi queste due compagnie possono offrire tanto ai potenziali clienti “Alitalia” e quindi il risultato dello loro strategie di espansione avrebbe raggiunto lo stesso risultato a minor costo.

Nel marzo del 2008 eravamo proprio ad un passo dalla soluzione della triste vicenda ora dobbiamo rimpiangere quel momento.

Possibile che non ci si rende conto che di tutto questo la responsabilità è dei politici.

Se nel passato tutti hanno le loro colpe (destra e sinistra) oggi la responsabilità maggiore è del governo Berlusconi.

È disarmante vedere come la gente non si renda conto del “disastro” cagionato dalla politica di questo governo sul caso Alitalia. Possibile che nessuno, anche all’interno del Governo, abbia il coraggio di dire: “abbiamo sbagliato”.

Questo ci si aspetterebbe da un nuovo modo di fare politica. Ma questo è un sogno…

domenica, gennaio 04, 2009

Latte crudo: un po’ di informazioni obiettive.

Il “fenomeno” latte crudo rappresenta uno di quei casi che ci fa capire come nel nostro paese non si riesca a programmare e realizzare iniziative in modo compito dall’A alla Z. Ci sono sempre aspetti che rimangono indefiniti e per i quali si deve improvvisare oppure trovare rimedi che poi non sono coerenti con il progetto iniziale. La mancanza di una mentalità progettuale mette in evidenza l’assenza di normali strumenti di monitoraggio al fine di generare feedback utili al conseguimento degli obiettivi fissati.
Sono state emanate norme in materia di vendita diretta li latte crudo.
L’allevatore che intendente installare un distributore del latte deve fare domanda all’USL competente per territorio. Un altro regolamento Comunitario prevede un “registro” per tutte le imprese che commercializzano direttamente prodotti alimentari (Reg. CE 852/2004).
Utilizzando l’obbligo di detta registrazione e con un minimo di coordinamento sarebbe stato possibile realizzare il monitoraggio dei distributori, della vendita e commercializzazione del latte crudo.
Si tenga presente che la “Conferenza permanente per i rapporti tra lo stato e le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano” nel provvedimento del 6 febbraio 2006 scrive:
”La registrazione si deve basare su di un sistema informativo efficiente, consultabile ed aggiornato in tempo reale. Poiché i dati riferiti alle singole industrie devono essere raccolti in modo omogeneo sul territorio nazionale, nell'allegato A vengono elencati i dati minimi da registrare.”

Attualmente solo il sito.http://www.milkmaps.com/ ci dà una dimensione del fenomeno. Come al solito la norma è corretta ma non trova reale applicazione.

I Regolamenti (CE) n. 852/2004 e 853/2004, prevedono la vendita diretta dei prodotti agricoli quando questa si riferisce a "piccoli quantitativi".
La normativa italiana definisce “piccoli quantitativi produttivi di prodotti primari ” la cessione occasionale e su richiesta del consumatore finale o dell'esercente un esercizio al commercio al dettaglio, di prodotti primari ottenuti nell'azienda stessa, a condizione che tale attività sia marginale rispetto all'attività principale.”.

Detto questo formulo due quesiti:
· Se un allevatore vende il 20 o il 30% del latte prodotto come vendita diretta di latte crudo la norma sopra citata è rispettata?
· La norma italiana definisce i “piccoli quantitativi” come un rapporto rispetto all’attività principale, ma per un allevamento di 300 capi in lattazione vendere il 10% del latte prodotto ogni giorno vuol dire immettere sul mercato quotidianamente ca. 1200 litri di latte. È possibile considerare 1200 litri di latte al giorno una “piccola quantità”?.

La “filiera” del latte crudo si è formata in questi ultimi 2 anni possibile che le rilevazioni statistiche sul latte raccolto e sulla destinazione del latte non rilevano nulla di quanto sta avvenendo?
Ho consultato la fonte Eurostat e nulla appare.
Nel 2006 e nel 2007 la vendite dirette di latte crudo sono identiche (105.630 tonnellate di latte) in deciso calo rispetto all’anno 2005 (288.800 tonnellate). Questi dati sono senza dubbio calcolati sulla base di coefficienti fissi perché il dato del 2005 è identico per un quinquennio a partire dal 2001.
Ho stimato che la vendita di latte crudo potrebbe aggirarsi sulle 70 mila tonnellate all’anno possibile che nessuna rilevazione statistica registri tale fenomeno?
Coloro che in questo momento hanno a cuore questa interessante iniziativa dovrebbero dare organicità e progettualità a tutto quanto si sta facendo senza polemizzare con questo o quel gruppo industriale ma dando dimostrazione di saper fare le cose “per bene” nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie.

venerdì, gennaio 02, 2009

Buon 2009

Quando si fanno gli Auguri di Buon Anno si pensa anche ai propri buoni propositi, anno nuovo vita nuova…

Se abbiamo fatto qualche cosa di nuovo e buono nell’anno appena trascorso lo riusciamo a vedere solo a “consuntivo”. Nel caso di questo blog posso dire che nel 2008 ho “raddoppiato” i post scritti rispetto il 2007. Mi sembra comunque di aver raggiunto il mio livello massimo. Anche perché questo blog è più un diario “pubblico” non un vero e proprio blog. Anche i blog seguono le mode oggi si parla tanto di “facebook” , nell’universo Internet bisogna sempre trovare qualcosa di nuovo altrimenti si regredisce ed in ogni caso non ci sono limiti alla fantasia ed alla creatività dell’uomo e tutto questo è un bene.

Anche se ho raddoppiato il numero dei post non è detto che il contenuto sia migliore. Lo giudicheranno i miei lettori.

Questo 2009 ha veramente un bel po’ di problemi da risolvere. Scorrendo i temi trattati nel 2008 non c’è di che stare allegri.

Mi piace citare una frase di Macchiavelli, ricordo a memoria, dice “i piccoli problemi sono facili da risolvere ma difficili da vedere, i grandi problemi sono facili da vedere la difficili da risolvere.

Noi appunto abbiamo un sacco di grandi problemi e non sappiamo come risolverli. Siamo talmente presi per cercare di risolverli che continuiamo a trascurare i “piccoli problemi”  e questi ultimi, più il tempo passa, diventano a loro volta “grossi problemi” che si sommano ai precedenti e così la situazione diventa sempre più difficile…

A questo punto non ci restano che i “buoni propositi” con i quali vogliano risolvere i grandi ed i piccoli problemi e quindi tanti auguri per questo 2009.

sabato, dicembre 27, 2008

2008: un anno che entrerà nella storia?

Ricorderemo questo anno per la crisi economica e finanziaria e per il ritorno al Governo di Silvio Berlusconi?
Tra il 2009 ed il 2010 avremo la risposta a queste due domande.
Per la crisi economica finanziaria ritengo che così come non era stata “prevista” analogamente nessuno in questo momento ci può dire quanto durerà.
Ci sono alcune cose che non mi sono affatto chiare.
· La vera causa della crisi. Oggi sui quotidiani economici è tutto un fiorire di dati sull’indebitamento delle banche, degli stati, sugli errori delle politiche monetarie espansive, sulla mancanza di regole ecc.. Ma tutte queste cose erano note anche nel 2007 o nel 2006 eppure tutti gli economisti ed i finanzieri non hanno preso provvedimenti. Se sapevano e non hanno agito dovrebbero essere tutti mandati a casa. La Rivoluzione Francese ha mandato alla ghigliottina tanta gente per molto meno. Non sono così rivoluzionario ma non vedere certe facce al potere sarebbe salutare.
· L’andamento del prezzo delle materie prime. Chi ha cavalcato la speculazione dissennata?. in 6 mesi il petrolio è passato da 80 a quasi 150 dollari il barile e c’era chi diceva che a Natale saremmo arrivati ai 200, oggi è poco sopra i 40. Con gli strumenti a disposizione si può sapere chi e perché ha dato fuoco a questa speculazione senza senso. Lo stesso si può dire per i prodotti alimentari di base come i cereali e le oleaginose.
· La crisi dell’automobile. È possibile che per un certo periodo di tempo il consumatore ritardi l’acquisto dell’auto soprattutto se utilizza il credito. Le difficoltà finanziarie si ripercuotono immediatamente nell’acquisto di beni come la casa e l’auto. Sappiamo però che per i prossimi 40-50 anni l’auto sarà ancora il mezzo più utilizzato per il movimento delle persone nelle brevi e medie distanze. Ci dovrà essere innovazione per ridurre i consumi e l’inquinamento ma l’industria dell’auto non è certo morta.
· Innovazione tecnologica. Ho letto una notizia che può essere per certi versi secondaria. Negli USA hanno realizzato un modello che valuta la permanenza di un prodotto anti zanzare con il quale si trattano le divise dei militari per evitare la puntura dei fastidiosi insetti che in certi scenari sono portatori di gravi malattie. Vi rendete conto a che livello sono gli USA nella ricerca. Noi queste cose non le pensiamo neppure.
Questa crisi potrebbe anche durare pochi mesi perché ci si potrebbero rendere conto che i sistemi economici sono solidi e se gli errori sono stati causati da una massa di finanzieri truffatori tutto potrebbe anche risolversi con qualche ferita da leccare, anzi tutto sommato ci saremmo liberati di una bella schiera di ladri legalizzati.

Per quanto riguarda il Berlusca la vicenda è tutta italiana.
La maggioranza degli italiani crede ancora che sia l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto.
Mussolini lo era nel 1922, ma 23 anni dopo è stato oggetto del più atroce scherno in quel di piazzale Loreto.
Federalismo, Presidenzialismo e riforma della giustizia tre progetti che vogliono realizzare un solo disegno politico, la gestione del potere senza dover dar conto di quello che si fa.
Questa difficile partita non si giocherà nel Parlamento ma a Fiumicino, e sapete perché? CAI potrebbe fallire prima ancora di decollare, la cordata ha le “braccine corte” e non ha ancora trovato il partner europeo di cui tanto si parla.
Se CAI non riesce a decollare Alitalia è di fatto fallita. L’intera credibilità del Berlusca “salta” ed allora potrebbe anche fallire il suo perverso disegno politico istituzionale.
Il prossimi due anni avremo le risposte, aspettiamo fiduciosi.

lunedì, dicembre 22, 2008

Ma che cos’è questa crisi…

“Ma che cos’è questa crisi, para pa pa pa pa”, molti sapranno che questo è il ritornello della famosa canzone di Rodolfo de Angelis interpretata da Ettore Petrolini negli anni ‘30. Ieri vedendo il Berlusca alla TV in occasione della conferenza stampa mi è venuto in mente di andare a leggere i versi della canzone. Ve li riporto per intero (trovati su Internet non so più su quale sito) perché sono veramente attuali e ho il sospetto che il nostro Silvio da buon “Canzonier” non abbia fatto altro che "scopiazzarli" pensando che per risolvere questa “crisi” basti fare para pa pa pa pa…

MA... COS'E QUESTA CRISI?” (1933) di Rodolfo de Angelis
Si lamenta, l'impresario, che il teatro più non va, ma, non sà rendere vario, lo spettacolo che dà: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Metta in scena, un buon autore, faccia agire un buon attore, e vedrà... che, la crisi, passerà!

Un riccone, avaro e vecchio, dice: "ahimè, cosi non và... vedo nero nello specchio... chissà come finirà... Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Cavi fuori il portafogli, metta in giro i grossi fogli, e vedrà... che, la crisi, finirà!

Si lamenta Nicodemo, della crisi, lui che và... nel casino di San Remo, a giuocare il baccarà: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Lasci stare il gavazzare, cerchi un pò di lavorare, e vedrà... che, la crisi, finirà!

Tutte quante le Nazioni si lamentano cosi! Conferenze, riunioni, ma si resta sempre lì: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Rinunciate all'opinione, della parte del leone e chissà... che, la crisi, finirà!

L'esercente, poveretto, non sa più che cosa far... e contempla quel cassetto, che riempiva di danar: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Si contenti di guadagnare, quel ch'è giusto e non grattare... e vedrà... che, la crisi, passerà!

E perfin la donna bella, alla crisi s'intonò... e, per far la linea snella, digiunando sospirò: "Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Mangi un sacco di patate, non mi sprechi le nottate... e vedrà... che, la curva, tornerà!

Per finire
Ma... cos'è questa crisi?
chi ce l'ha, li metta fuori... circolare! miei signori... e, chissà... che, la crisi, finirà!

Il disegno politico, economico e sociale di Berlusconi è assai preoccupante si può sintetizzare in poche parole: accentrando il potere politico con il “Presidenzialismo” si vuole gestire la nazione come una azienda i cui “profitti” verranno ridistribuiti ai dipendenti – cittadini sulla base dei criteri definiti dall’imprenditore – Presidente.
Se questo è il ragionamento c’è di che aver paura.
Possibile che il centro sinistra non si sia reso conto che deve rinnovarsi veramente ?.
A questo punto le “buone intenzioni” non bastano più. I candidati più o meno ufficiali delle PA del centro sinistra sono sempre quelli e gli elettori l’hanno capito, il PD non è quella forza riformista che dice di essere.
Bene sta facendo Di Pietro a prendere le distanze dal PD perché non vede il rinnovamento tanto declamato.
In questa logica i pseudo segnali di “collaborazione” che Berlusconi lancia al PD rientrano perfettamente nel disegno di potere del PDL. A chi sta affogando lancio un salvagente, non per salvarlo, ma solo per tenerlo a galla.
Bossi ha capito ed ha paura che il suo “federalismo” alla fine sia solo una scatola vuota. Nella logica berlusconiana le “regioni” sono solo dei “reparti” della sua azienda e chi decide non sono i capi reparto ma l’imprenditore e Bossi non vuol vedere vanificate tutte le sue battaglie.