Ho apprezzato molto l’articolo di Roberto Perotti “Gli economisti non hanno capito” pubblicato sul "IlSole24Ore" di domenica 14 novembre 2008. Nella situazione attuale è importante capire le ragioni di quello che sta accadendo perché solo così è possibile prendere provvedimenti adeguati.
Mi sono occupato di modelli aziendali (aziende agrarie) di simulazione dinamica e ho sempre sostenuto che i risultati delle simulazioni rappresentano, per l’imprenditore, lo strumento per “orientare” e quindi la RO (Ricerca Operativa) non può certo sostituire la capacità imprenditore.
Nella analisi che si sta facendo in questo periodo, sulla crisi economico finanziaria, rimane sullo “sfondo” quanto è avvenuto sul mercato delle materie prime, mi riferisco al petrolio ed ai prodotti agricoli come cereali e semi oleosi.
L’ultimo libro di Leonardo Maugeri (ENI) sulle fonti energetiche fa capire che un prezzo remunerativo del petrolio si aggira attorno ai 50 dollari al barile. Molto più difficile quantificare il prezzo in grado di remunerare cereali e soia, comunque a spanne si può dire che a partire dalla primavera del 2007 e sino a luglio del 2008 i prezzi dei cerali erano tali da garantire profitti di oltre il 100%.
Un anno fa tanti “guru” ipotizzavano che il petrolio non sarebbe mai più sceso sotto i 100 dollari così come per i cereali si facevano “scenari” da carestie manzoniane. Tutto era dovuto, in gran parte, ad una speculazione selvaggia.
E veniamo all’ipotesi su una probabile concausa dell’attuale crisi.
Il sistema finanziario non è stato forse “alimentato” dalla enorme liquidità che si è venuta a realizzare con la speculazione sulle commodities di cui ho fatto cenno?.
In modo molto banale ho calcolato che il periodo speculativo che abbiamo passato può avere generato “guadagni” di ca. 1500 miliardi di dollari (in questi giorni è stato pubblicato che i petrolieri ritengono che la riduzione del prezzo del petrolio provochi una riduzione dei loro profitti di oltre 700 miliardi di dollari).
L’ingente massa di liquidità è stata “utilizzata” da molti soggetti finanziari (banche, assicurazioni, intermediari) e nel momento in cui questo “fiume” di danaro si è interrotto tutto è “saltato”. Non si può escludere il fatto che sia stata la liquidità stessa alimentare la speculazione dato che il mercato delle commodities si basa sui futures (mercati a termine) e sappiamo bene che in questo tipo di mercato gli “speculatori” rivestono un ruolo specifico.
Le mie sono ovviamente solo delle ipotesi, ma forse potrebbero essere oggetto di studio e di dibattito.
Se si riesce a capire la vera origine di quanto è accaduto in primo luogo si potrebbero prendere provvedimenti adeguati e soprattutto si potrebbe evitare di “ripetere l’errore”. Come dice il detto “sbagliare è umano perseverare è diabolico”.
Questo blog è il mio diario pubblico: uno sguardo critico sui fatti quotidiani della società, spesso fuori dal coro. È firmato Napoleone, per ammirazione verso una figura complessa. Il quadro che lo ritrae, stanco dopo l’abdicazione di Fontainebleau, non è casuale. Senza Napoleone la Rivoluzione Francese sarebbe rimasta incompiuta: è lui a dare forma, nel tempo, agli ideali.
mercoledì, novembre 26, 2008
mercoledì, novembre 19, 2008
Università
Bellissimo articolo scritto da Francesco Giavazzi sulla "Voce.info".
Mi chiedo però perché formulare la norma prevista dal 4° comma dell’art.1.
Ho fatto un po’ di conti per i settori disciplinari di mia conoscenza ed ho constato che nessuno ha un numero di docenti sufficiente per adempiere alla norma anche integrando con settori affini.
Al Ministero hanno forse sbagliato i calcoli? Oppure tutto ciò è stato voluto perché poi nella conversione in legge si possa introdurre regole con un ritorno al passato? Per far tornare i conti si vorranno considerare anche i prof. Associati?
Siamo alle solite. Sarebbe stato più facile eliminare le votazioni e procedere direttamente con l’estrazione a sorte dei Commissari tra i prof. Ordinari
Mi chiedo però perché formulare la norma prevista dal 4° comma dell’art.1.
Ho fatto un po’ di conti per i settori disciplinari di mia conoscenza ed ho constato che nessuno ha un numero di docenti sufficiente per adempiere alla norma anche integrando con settori affini.
Al Ministero hanno forse sbagliato i calcoli? Oppure tutto ciò è stato voluto perché poi nella conversione in legge si possa introdurre regole con un ritorno al passato? Per far tornare i conti si vorranno considerare anche i prof. Associati?
Siamo alle solite. Sarebbe stato più facile eliminare le votazioni e procedere direttamente con l’estrazione a sorte dei Commissari tra i prof. Ordinari
Alitalia: una farsa continua
Il mio primo post su Alitalia risale al gennaio del 2006 tra poco saranno 3 anni di una storia che in effetti riassume il peggio della politica e l'incapacità tutta italiana di saper gestire problemi complessi.
La soluzione che avevo prospettato per Alitalia vi è nota. La riassumo perchè forse non avete voglia di scorrere tutti i post. Vado per punti.
1. Alleanza, di fatto, tra le due banche italiane Banca Intesa e Unicredit per mettere a disposizione le risorse finanziare necessarie, in cambio un sistema “protezionistico” grazie all’intervento dello stato per evitare la concorrenza delle banche estere.
2. Acquisizione di AirOne
3. Fusione tra AirOrne ed Alitalia con la creazione di un unico vettore “liberato” dai lacci e laccioli della elefantiaca Alitalia (Meno personale, meno aerei vecchi rumorosi e avidi di carburante, ecc..)
4. Cessione della “Nuova Alitalia” alla Lufthansa o quanto meno una partecipazione rilevante.
Credetemi questa soluzione non è andata in porto per un soffio. È mancato l’accordo tra i gruppi bancari, anche perché il governo Prodi aveva imposto di non ridurre drasticamente il personale.
Vi ricordo che gli esuberi, già allora quantificati, ammontavano ad oltre 7.000 dipendenti. (vedrete che alla fine non saremo lontani da questo dato).
Le risorse finanziarie necessarie ammontano a ca. 3,5 miliardi di euro quindi una banca da sola non poteva accollarsi l’elevato rischio di questo investimento.
Air France contrasta questo progetto e riesce a formulare una proposta assai e per Alitalia (Sato italiano) molto vantaggiosa sia sotto il profilo economico finanziario sia sotto il profilo occupazionale.
Anche in questo caso è bene ricordare in termini stringati che l’offerta di Air France di tutta Alitalia debiti compresi era pari a 180 milioni di euro inoltre gli esuberi erano poco meno di 3000. A ben vedere ora una offerta fantastica
Agli Italiani la cessione a CAI costerà almeno 2 miliardi di euro perché dalla “bad company” non si recupererà neanche un euro credetemi.
La settima o poco prima delle elezioni di primavera la trovata berlusconiana della “cordata” dei suoi “amici di merenda” spariglia tutto il contesto. Ci si mettono anche i sindacati miopi ed ottusi nel voler difendere “diritti acquisiti” e in questo modo fanno il gioco di Berlusconi.
Il tempo passa e la situazione si fa sempre più difficile anche perché sono pochi quelli che si presentano per la “merenda” nessuno è disposto a mettere denaro in una situazione poco chiara. A fatica la cordata si materializza con il supporto di Banca Intesa.
Ma mettere insieme tanti soldi per far “decollare” la povera nuova Alitalia non è facile ed in questo contesto scoppia la grande crisi finanziaria. Tutto da rifare.
Non credo proprio che nel momento attuale Banca Intesa possa permettersi di scucire un miliardo e mezzo di euro senza solide garanzie, la cordata è fatta da imprenditori che dovranno in primo luogo salvaguardare le proprie aziende e con la crisi di liquidità in atto se hanno soldi da parte non vorranno certamente destinarli in un investimento “ad alto rischio”.
In questo contesto la soluzione che avevo prospettato torna di attualità con una modifica sostanziale. Le due banche sono sostituite da una scatola che si chiama CAI e si procederà in questo modo:
1. La CAI “compra Alitalia” la parte teoricamente buona per poco 700-800 milioni di euro.
2. Assumerà ca. 10000 dipendenti (ne lascerà a terra 7000, vedrete !!!)
3. A questo punto entra in scena Lufthansa che per ca. un miliardo di euro si prende tutto AirOne compresa. Il che rappresenta un bel risparmio rispetto alla offerta Air France che era meno “vistosa” in termini di soldi sonanti (solo 180 milioni) ma si accollava tutti i debiti. In questo modo i debiti sono rimasti sul groppone dei soliti cittadini… Ma tanto miliardo più miliardo meno….
In pratica la CAI fa quello che fanno i camorristi con i rifiuti. Li “riciclano”, a loro modo ovviamente. Prendo i rifiuti al nord e li porto al Sud e quando sono al Sud li riporto al Nord sapete che business portare in giro della spazzatura !!!!. (ma sempre spazzatura rimane).
Questo disegno è nelle “battute” del Berlusca, credetemi non dice mai nulla a caso.
La soluzione che avevo prospettato per Alitalia vi è nota. La riassumo perchè forse non avete voglia di scorrere tutti i post. Vado per punti.
1. Alleanza, di fatto, tra le due banche italiane Banca Intesa e Unicredit per mettere a disposizione le risorse finanziare necessarie, in cambio un sistema “protezionistico” grazie all’intervento dello stato per evitare la concorrenza delle banche estere.
2. Acquisizione di AirOne
3. Fusione tra AirOrne ed Alitalia con la creazione di un unico vettore “liberato” dai lacci e laccioli della elefantiaca Alitalia (Meno personale, meno aerei vecchi rumorosi e avidi di carburante, ecc..)
4. Cessione della “Nuova Alitalia” alla Lufthansa o quanto meno una partecipazione rilevante.
Credetemi questa soluzione non è andata in porto per un soffio. È mancato l’accordo tra i gruppi bancari, anche perché il governo Prodi aveva imposto di non ridurre drasticamente il personale.
Vi ricordo che gli esuberi, già allora quantificati, ammontavano ad oltre 7.000 dipendenti. (vedrete che alla fine non saremo lontani da questo dato).
Le risorse finanziarie necessarie ammontano a ca. 3,5 miliardi di euro quindi una banca da sola non poteva accollarsi l’elevato rischio di questo investimento.
Air France contrasta questo progetto e riesce a formulare una proposta assai e per Alitalia (Sato italiano) molto vantaggiosa sia sotto il profilo economico finanziario sia sotto il profilo occupazionale.
Anche in questo caso è bene ricordare in termini stringati che l’offerta di Air France di tutta Alitalia debiti compresi era pari a 180 milioni di euro inoltre gli esuberi erano poco meno di 3000. A ben vedere ora una offerta fantastica
Agli Italiani la cessione a CAI costerà almeno 2 miliardi di euro perché dalla “bad company” non si recupererà neanche un euro credetemi.
La settima o poco prima delle elezioni di primavera la trovata berlusconiana della “cordata” dei suoi “amici di merenda” spariglia tutto il contesto. Ci si mettono anche i sindacati miopi ed ottusi nel voler difendere “diritti acquisiti” e in questo modo fanno il gioco di Berlusconi.
Il tempo passa e la situazione si fa sempre più difficile anche perché sono pochi quelli che si presentano per la “merenda” nessuno è disposto a mettere denaro in una situazione poco chiara. A fatica la cordata si materializza con il supporto di Banca Intesa.
Ma mettere insieme tanti soldi per far “decollare” la povera nuova Alitalia non è facile ed in questo contesto scoppia la grande crisi finanziaria. Tutto da rifare.
Non credo proprio che nel momento attuale Banca Intesa possa permettersi di scucire un miliardo e mezzo di euro senza solide garanzie, la cordata è fatta da imprenditori che dovranno in primo luogo salvaguardare le proprie aziende e con la crisi di liquidità in atto se hanno soldi da parte non vorranno certamente destinarli in un investimento “ad alto rischio”.
In questo contesto la soluzione che avevo prospettato torna di attualità con una modifica sostanziale. Le due banche sono sostituite da una scatola che si chiama CAI e si procederà in questo modo:
1. La CAI “compra Alitalia” la parte teoricamente buona per poco 700-800 milioni di euro.
2. Assumerà ca. 10000 dipendenti (ne lascerà a terra 7000, vedrete !!!)
3. A questo punto entra in scena Lufthansa che per ca. un miliardo di euro si prende tutto AirOne compresa. Il che rappresenta un bel risparmio rispetto alla offerta Air France che era meno “vistosa” in termini di soldi sonanti (solo 180 milioni) ma si accollava tutti i debiti. In questo modo i debiti sono rimasti sul groppone dei soliti cittadini… Ma tanto miliardo più miliardo meno….
In pratica la CAI fa quello che fanno i camorristi con i rifiuti. Li “riciclano”, a loro modo ovviamente. Prendo i rifiuti al nord e li porto al Sud e quando sono al Sud li riporto al Nord sapete che business portare in giro della spazzatura !!!!. (ma sempre spazzatura rimane).
Questo disegno è nelle “battute” del Berlusca, credetemi non dice mai nulla a caso.
venerdì, novembre 14, 2008
Tre buone ragioni per NON fare sciopero
Oggi è stato proclamato un giorno di “lotta” per l’Università.
Quanto sa di vecchio e stantio questo slogan.
Questo governo non mi piace affatto, soprattutto quando vedo la faccia del Berlusca con quel suo sorrisetto che sembra dire in continuazione: “ ci sono qua io, sono il salvatore della Patria, so tutto e posso fare tutto, se non ci riesco e per colpa di tutti gli altri che non hanno le mie capacità”.
Quanto sta facendo il Ministro Gelmini è criticabile su molti aspetti. Come esempio basta leggere il testo del Decreto Legge del 10 novembre 2008, n. 180, quello che “riforma” i concorsi. I criteri adottai per la costituzione della commissioni sono in pratica assai complesse (dato che alcuni SSD sono molto piccoli), tanto valeva abolire le elezioni e sorteggiare i commissari tra tutti i docenti del settore scientifico. Meglio ancora sarebbe stato abolire i concorsi. Le Commissioni sono state manipolate in mille modi e basta “navigare” un po’ per rendersi conto dei tanti ricorsi ancora pendenti sulle commissioni e sui concorsi di quegli anni.
Quindi non siamo proprio sulla “strada giusta”, ci sono buone intenzioni ma si stanno usando metodi vecchi.
Ma veniamo ai 3 buoni motivi per NON fare sciopero perché riguardano l’Università come responsabile prima dei tanti problemi di oggi.
Primo.
Autonomia. L’Università non ha adottato metodi innovativi di gestione. Ad esempio ha fatto il gioco delle PA locali accettando finanziamenti per la costruzione di sedi decentrate, ma in cambio ha assunto personale docente e non per accontentare i bisogni clientelari delle PA. Oggi si protesta perché non si hanno i soldi per pagare gli stipendi, ma questo stato di cose era facilmente prevedibile nel momento in cui si è violata una specifica disposizione di legge che vietava il superamento del 90% della spesa per personale delL’FFO (Fondo di Finanziamento Oridnario)
Secondo.
Reclutamento. La gestione dei concorsi per sede è stata a dir poco scandalosa. Come ho scritto poco sopra con la 382 del 1980 si sono fatti “giochi sporchi”, ma con il reclutamento per sede il nepotismo ha raggiunto livelli inqualificabili e di questo la responsabilità primaria è delle Università, non prendiamocela con il solito “governo ladro”, bastava fare ed indire i concorsi per soddisfare le reali esigenze di questo o quel settore non per gli interessi di questo o quel gruppo di “baroni”…
Terzo.
I corsi di studio. La proliferazione dei corsi di studio è la conseguenza sciagurata all’adozione del principio “Nuove sedi, Nuovi corsi” favorito dalla riforma del 3+2 (crediti, ecc). Questi corsi sono stati voluti dalle Università e quindi è inutile prendersela con chi di tutto questa non ha responsabilità. Gli studenti sono le vittime di un sistema formativo sciagurato e dovrebbero contestare i docenti e le Università. Mettersi a fare lezione in piazza è un non senso perché sono i docenti i primi e veri responsabili di questo stato di cose quando nelle Facoltà e negli Atenei hanno deliberato l’attivazione dei corsi di studio.
Oggi vado al mio posto di lavoro nell’Università e spero di fare, per quanto possibile, al meglio il mio dovere di docente.
Quanto sa di vecchio e stantio questo slogan.
Questo governo non mi piace affatto, soprattutto quando vedo la faccia del Berlusca con quel suo sorrisetto che sembra dire in continuazione: “ ci sono qua io, sono il salvatore della Patria, so tutto e posso fare tutto, se non ci riesco e per colpa di tutti gli altri che non hanno le mie capacità”.
Quanto sta facendo il Ministro Gelmini è criticabile su molti aspetti. Come esempio basta leggere il testo del Decreto Legge del 10 novembre 2008, n. 180, quello che “riforma” i concorsi. I criteri adottai per la costituzione della commissioni sono in pratica assai complesse (dato che alcuni SSD sono molto piccoli), tanto valeva abolire le elezioni e sorteggiare i commissari tra tutti i docenti del settore scientifico. Meglio ancora sarebbe stato abolire i concorsi. Le Commissioni sono state manipolate in mille modi e basta “navigare” un po’ per rendersi conto dei tanti ricorsi ancora pendenti sulle commissioni e sui concorsi di quegli anni.
Quindi non siamo proprio sulla “strada giusta”, ci sono buone intenzioni ma si stanno usando metodi vecchi.
Ma veniamo ai 3 buoni motivi per NON fare sciopero perché riguardano l’Università come responsabile prima dei tanti problemi di oggi.
Primo.
Autonomia. L’Università non ha adottato metodi innovativi di gestione. Ad esempio ha fatto il gioco delle PA locali accettando finanziamenti per la costruzione di sedi decentrate, ma in cambio ha assunto personale docente e non per accontentare i bisogni clientelari delle PA. Oggi si protesta perché non si hanno i soldi per pagare gli stipendi, ma questo stato di cose era facilmente prevedibile nel momento in cui si è violata una specifica disposizione di legge che vietava il superamento del 90% della spesa per personale delL’FFO (Fondo di Finanziamento Oridnario)
Secondo.
Reclutamento. La gestione dei concorsi per sede è stata a dir poco scandalosa. Come ho scritto poco sopra con la 382 del 1980 si sono fatti “giochi sporchi”, ma con il reclutamento per sede il nepotismo ha raggiunto livelli inqualificabili e di questo la responsabilità primaria è delle Università, non prendiamocela con il solito “governo ladro”, bastava fare ed indire i concorsi per soddisfare le reali esigenze di questo o quel settore non per gli interessi di questo o quel gruppo di “baroni”…
Terzo.
I corsi di studio. La proliferazione dei corsi di studio è la conseguenza sciagurata all’adozione del principio “Nuove sedi, Nuovi corsi” favorito dalla riforma del 3+2 (crediti, ecc). Questi corsi sono stati voluti dalle Università e quindi è inutile prendersela con chi di tutto questa non ha responsabilità. Gli studenti sono le vittime di un sistema formativo sciagurato e dovrebbero contestare i docenti e le Università. Mettersi a fare lezione in piazza è un non senso perché sono i docenti i primi e veri responsabili di questo stato di cose quando nelle Facoltà e negli Atenei hanno deliberato l’attivazione dei corsi di studio.
Oggi vado al mio posto di lavoro nell’Università e spero di fare, per quanto possibile, al meglio il mio dovere di docente.
mercoledì, ottobre 29, 2008
Uso improprio dell'autonomia universitaria
Un commento all’articolo di Daniele Cecchi “Cresce l’Università degli abbandoni” pubblicato su “lavoce.info”
La frase conclusiva dell'articolo è sconfortante. Le Università penseranno solo a fare "cassa" per sopravvivere. Molte hanno “l’acqua alla gola” e preferiranno abbassare la qualità dell’accesso pur di riempire le aule.
Nella discussione voglio però evidenziare che le modalità di questa sciagurata espansione (autonomia e riforma dei cicli 3+2) sono state elaborate da Berlinguer, e quanto succede ora era prevedibile.
Le sedi decentrare delle Università (in alcuni casi sono poi diventate Università autonome) non sono state finanziate dalle Università, quindi nel rispetto di una sana gestione economica, ma dagli enti locali. È stata in pratica l’occasione per distribuire finanziamenti locali a questa o quella impresa per ristrutturare o costruire questa o quella sede. Lo stesso è avvenuto con i docenti che sono stati assunti sulla base di finanziamenti di enti e fondazioni.
Ora il “giochino” si è rotto e gli enti pubblici non hanno soldi. Sarebbe scandaloso ripianare con soldi pubblici.
L’unica soluzione in questo stato di cose è “chiudere” sedi e bloccare il reclutamento dei docenti.
Questi provvedimenti non possono però essere fatti a pioggia, come indicato dalla legge, basterebbe usare il “buon senso”, ma questo è un bene prezioso scarso e raro nel nostro paese.
Le Università godono dell’autonomia per poter operare in tal senso se non vorranno fare vanno obbligate evitando finanziamenti che come al solito andrebbero “ai più furbi” e non certamente ai più bravi.
La frase conclusiva dell'articolo è sconfortante. Le Università penseranno solo a fare "cassa" per sopravvivere. Molte hanno “l’acqua alla gola” e preferiranno abbassare la qualità dell’accesso pur di riempire le aule.
Nella discussione voglio però evidenziare che le modalità di questa sciagurata espansione (autonomia e riforma dei cicli 3+2) sono state elaborate da Berlinguer, e quanto succede ora era prevedibile.
Le sedi decentrare delle Università (in alcuni casi sono poi diventate Università autonome) non sono state finanziate dalle Università, quindi nel rispetto di una sana gestione economica, ma dagli enti locali. È stata in pratica l’occasione per distribuire finanziamenti locali a questa o quella impresa per ristrutturare o costruire questa o quella sede. Lo stesso è avvenuto con i docenti che sono stati assunti sulla base di finanziamenti di enti e fondazioni.
Ora il “giochino” si è rotto e gli enti pubblici non hanno soldi. Sarebbe scandaloso ripianare con soldi pubblici.
L’unica soluzione in questo stato di cose è “chiudere” sedi e bloccare il reclutamento dei docenti.
Questi provvedimenti non possono però essere fatti a pioggia, come indicato dalla legge, basterebbe usare il “buon senso”, ma questo è un bene prezioso scarso e raro nel nostro paese.
Le Università godono dell’autonomia per poter operare in tal senso se non vorranno fare vanno obbligate evitando finanziamenti che come al solito andrebbero “ai più furbi” e non certamente ai più bravi.
sabato, ottobre 25, 2008
Quante cose in due settimane
Due settimane senza scrivere un post eppure di cose ne sono successe tante e a dire il vero è un momento di grande fermento. Stiamo vivendo una fase epocale e non ne siamo pienamente consapevoli. Sono tanti i riferimenti al ’29 del terremoto finanziario ed economico di questi giorni, ma credo che la storia “non si ripete” e quindi ciò che stiamo vivendo è il frutto di azioni e di comportamenti che nulla hanno a che fare con le cause che portarono alla crisi del ’29.
Sono convinto che al fondo di questo stato di cose c’è il decadimento dell’etica di chi ha la responsabilità di gestire beni pubblici e privati.
Questo blog si chiama “Etica e società” ed sito che lo gestisce www.nuovaetica.info non per un caso. Sono profondamente convinto che questa società debba elaborare nuovi e più consoni valori etici fondati sul rispetto reciproco, sulla convivenza sociale, sul realizzare giusti profitti, sull’impegno nella società per farla progredire, dare il giusto valore alle cose che produciamo senza voler generare situazioni monopolistiche a vantaggio di pochi.
Non abbiamo bisogno di ideologie queste ormai sono il passato. Al centro della nostra vita quotidiana ci sono le relazioni con altri membri della società che devono essere riviste sia in termini qualitativi che quantitativi. Le relazioni quantitative generano il “momento economico” ed è questo che in questo giorni è totalmente in crisi.
Vedremo che cosa succederà
Sono convinto che al fondo di questo stato di cose c’è il decadimento dell’etica di chi ha la responsabilità di gestire beni pubblici e privati.
Questo blog si chiama “Etica e società” ed sito che lo gestisce www.nuovaetica.info non per un caso. Sono profondamente convinto che questa società debba elaborare nuovi e più consoni valori etici fondati sul rispetto reciproco, sulla convivenza sociale, sul realizzare giusti profitti, sull’impegno nella società per farla progredire, dare il giusto valore alle cose che produciamo senza voler generare situazioni monopolistiche a vantaggio di pochi.
Non abbiamo bisogno di ideologie queste ormai sono il passato. Al centro della nostra vita quotidiana ci sono le relazioni con altri membri della società che devono essere riviste sia in termini qualitativi che quantitativi. Le relazioni quantitative generano il “momento economico” ed è questo che in questo giorni è totalmente in crisi.
Vedremo che cosa succederà
giovedì, ottobre 09, 2008
Alitalia, se ci sei batti un colpo!!!
Quali saranno le ripercussioni sul “piano Alitalia” dovute alla drammatica situazione della finanza mondiale. Gli industriali “tirati” nella cordata da chissà quali berlusconiane promesse avranno ancora il coraggio di “gettare” in una impresa molto incerta il miliardo e passa di euro?
In tempi magri anche quei milioncini che ognuno si è impegnato a “scucire” possono far comodo.
Le previsioni di vari organismi internazionali ci dicono che le cose andranno maluccio per almeno un paio d’anni, quindi anche il traffico aereo potrebbe risentirne ed allora addio previsioni di creare utili in due o tre anni.
A queste “previsioni” credo sempre meno, possibile che non si sapesse nulla di quello che stava per succedere?
Il pesce inizia a puzzare dalla testa, noi poveri peones non abbiamo certo la possibilità di bazzicare in prossimità dei centri di potere, ma quelli che oggi ci propinano analisi e valutazioni o sono degli ignoranti o hanno gli occhi foderati di prosciutto. Le loro previsioni se le tengano, anzi non è proprio il caso di continuare a mantenerli….
In tempi magri anche quei milioncini che ognuno si è impegnato a “scucire” possono far comodo.
Le previsioni di vari organismi internazionali ci dicono che le cose andranno maluccio per almeno un paio d’anni, quindi anche il traffico aereo potrebbe risentirne ed allora addio previsioni di creare utili in due o tre anni.
A queste “previsioni” credo sempre meno, possibile che non si sapesse nulla di quello che stava per succedere?
Il pesce inizia a puzzare dalla testa, noi poveri peones non abbiamo certo la possibilità di bazzicare in prossimità dei centri di potere, ma quelli che oggi ci propinano analisi e valutazioni o sono degli ignoranti o hanno gli occhi foderati di prosciutto. Le loro previsioni se le tengano, anzi non è proprio il caso di continuare a mantenerli….
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