domenica, gennaio 10, 2021

Sei giallo, arancione o rosso? Risposta: “nero di rabbia….”

 Gli esperti del Comitato tecnico scientifico ci dicono che il virus Covid-19 continua a circolare, sappiamo perfettamente che il virus non circola da solo è sempre in compagnia di una persona infetta che lo trasmette ad un’altra sana. Se le persone smettono di circolare anche il virus interrompe il suo ciclo vitale.

La strategia di far circolare le persone un po' di meno o un po' di più fissando giorni SI e giorni NO è totalmente inefficace.

Ce lo dice l’andamento della epidemia. Quando a marzo siamo stati costretti ad un confinamento quasi totale, chiuse tutte le attività produttive, ad esclusione ovviamente quelle per rifornirci di cibo, dopo un paio di mesi i contagi si sono ridotti in modo significativo.  

Quindi mi chiedo perché continuare così? L’andamento dell’economia nazionale in un tale contesto è ugualmente compromesso e i ristori sono solo dei palliativi. Ad esempio il “ristoro” ad un ristoratore è come pagare il conto due volte, il primo per non mangiare, e lo possiamo chiamare conto ristoro, il secondo quando finalmente paghiamo per quello che abbiamo mangiato. Capite bene che una situazione così non può durare a lungo.

Credo che anche gli esperti si stiano rendendo conto che questa strategia a colori sia fallimentare. Andando le cose per le lunghe il clima di sfiducia nella scienza e nella tecnologia va scemando in modo pericoloso. È significativo il costante “rumore” di fondo della minoranza no-vax e come ho scritto nell’ultimo post il totale fallimento dell’azione di tracciamento.

In un tale contesto si deve dare un segnale, assumendosi la responsabilità della obbligatorietà della vaccinazione. Troppo comodo far firmare ad ogni persona il “consenso” alla vaccinazione.

Analizziamo un po' di dati.

Dal sito dell’Istat http://dati.istat.it/ consultate la voce “Popolazione e famiglie”. I dati sulla popolazione si riferiscono al 1° gennaio 2020 (quindi pre epidemia). Il numero di residenti è pari a poco più di 59,6 milioni di abitanti, pensate con un calo di oltre un milione di persone se ci si riferisce al 2014 (eravamo in 60,8 milioni di residenti).

Ho consultato e fatto alcune elaborazioni sui i dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) aggiornati al 9 gennaio https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-dashboard che si riferiscono ai numero di morti al 9 gennaio per classi di età, pari a 76.810 e al numero di casi accertai pari a 2.225.974 (ai fine della elaborazione non ho considerato i dati peri i quali non è nota l’età) relazionandoli al numero di persone residenti.

Mettendo insieme i dati ho elaborato il seguente grafico.

 


La barra in di colore blu rappresenta la distribuzione percentuale della popolazione che viene confrontata con la distribuzione percentuale dei morti (barra arancione) e dei casi accertati (barra grigia).

Appare evidente come vaccinando il 7,4% della popolazione (ovvero poco meno di 4,5 milioni di persone) possiamo senza dubbio ridurre la mortalità negli over 80. Sul totale dei casi accertati solo il 10% delle persone appartiene alla classe over 80 purtroppo la mortalità, sul totale dei casi, è ben al 60%.

Il grafico nella sua semplicità mostra come la distribuzione dei casi di contagio si distribuisce quasi uniformemente tra la popolazione mentre assai diversa è la distribuzione degli effetti.

Se si elabora il numero dei casi in rapporto alla popolazione si ottiene il seguente grafico


In questo grafico appare evidente come la malattia è più diffusa nelle classi over 50. Il numero di casi nella classe da 50 a 59 anni sta ad indicare come le generazioni più coinvolte nelle attività produttive hanno maggiori possibilità di contagio.

I valori delle ultime due classi confermano la maggiore contagiosità che si verifica nelle persone anziane.

Su un numero di 743.144 casi l’ISS ci fornisce lo stato clinico dei contagiati.

Nel grafico che segue riporto la distribuzione percentuale dei casi rapportata alla popolazione e allo stato clinico.


L’elaborazione ha previsto due passaggi, nel primo è stato calcolato il numero di persone in riferimento allo stato clinico ogni 1000 abitanti e per classi di età, nel secondo passaggio sul totale delle persone l’incidenza percentuale per stato clinico.

Come si può osservare l’incidenza di persone asintomatiche varia di poco da minimo del 55,7% (classe da 70 a 79 anni) ad un massimo del 64,7 per la classe da 0 a 49.

Per la sintomatologia lieve la situazione presenta una maggiore variabilità.

In definitiva nella classe da 0 a 49 le persone, sommando le sintomatologie asintomatico, pauci-asintomatico e lieve, sono il 98,9%; mentre negli individui compresi nella classe tra 80 a 89 anni la percentuale si riduce al 85,6%.

Se si considera questo stato di cose una pronta e massiccia vaccinazione delle persone delle classi over 80 è in grado alleggerire il triste bilancio dei morti e dei ricoveri, ma ovviamente non riduce il problema del contenimento della pandemia.

Il sistema sanitario italiano, ma forse ciò vale anche per quello delle altre nazioni, è in grado di gestire quel 2% di persone che hanno bisogno di una assistenza ospedaliera nel caso in cui le attuali prescrizioni sul confinamento vengano riviste in termini di maggiori possibilità negli spostamenti e negli incontri sociali?

Stiamo parlando di una piccola percentuale, ma in termini assoluti un numero di ca. 1,5 milioni di persone che potrebbero avere bisogno di assistenza medica e ospedaliera.

Se la risposta è negativa la sola vaccinazione non basta. Diventa, allora, assolutamente indispensabile potenziare il tracciamento unico vero ed efficace modo per isolare i focolai e possibilmente debellarli.

Purtroppo la lotta al Covid è ancora tutta in salita.

sabato, gennaio 02, 2021

App “Immuni” e la vaccinazione contro il Covid 19: le due facce della stessa medaglia

 

Uno dei mei buoni propositi per l’anno 2021 è quello di scrivere almeno un post alla settimana, l’ultimo è datato 18 agosto, 8 post in un anno sono veramente pochi. Il mio silenzio è giustificato dal fatto che sulla pandemia le mie considerazioni non sono molto allineate e siccome ritengo che le opinioni altrui, soprattutto quando sono “maggioranza”, sono da rispettare ho preferito il pubblico silenzio.

Oggi ne approfitto per fare una pubblica ammenda. La mia fiducia nella tecnologia informatica, tutt’ora inalterata, non ha però tenuto conto della incapacità organizzativa. Infatti l’app Immuni è un insuccesso completo, non dal punto di vista tecnologico, ma così come è stata ed è gestita non serve a nulla. Mi chiedo se l’inneggiare alla libertà e alla privacy non sia la “foglia di fico” per giustificare il fatto che non siamo stati capaci di gestire sia il “tracciamento” delle persone infette, ma soprattutto, per ridurre il diffondersi del virus, confinare coloro che sono venute a contatto di persone infette, quest'ultime inconsapevoli perché non ancora sintomatiche. Sono sicuro che i tanti focolai scoppiati dopo l'estate si sarebbero controllati in modo molto più efficace e non ci saremmo ridotti ad affrontare la "seconda ondata" che in termini numerici è peggiore della prima !!.

Emanare divieti in continuazione che spesso sono illogici vuol dire essere sempre un passo indietro e quindi così si “perde” sempre. Militarmente, la migliore difesa è l’attacco. Il 7 gennaio riaprono le scuole e potranno frequentare in presenza il 50% degli studenti. Due settimane dopo si valuterà l’andamento dei contagi ,se diminuiscono gli studenti in presenza passeranno al 75%. Se i contagi aumentano che cosa si fa? Si torna chiudere? Mah ? Vi sembra un provvedimento sensato. Come faccio a stabilire con certezza se l’aumento o la diminuzione dei contagi è conseguenza dell’apertura delle scuole se non ho un efficiente ed efficace sistema di tracciamento? Sfido chiunque a darmi una risposta convincente. Mi potrei dilungare ma meglio ….

Veniamo alla seconda faccia, il vaccino. Non obbligatorio e gratuito, perché?

Credo che rispondere comporterebbe la scrittura di un libro, ma non ne vale la pena.

Provo a sintetizzare, e vi chiedo di essere indulgenti.

Della mia vita posso fare quello che voglio, anche porvi fine volontariamente. L’elenco delle limitazioni a questo principio sono tante. La Chiesa ne ha proclamate una infinità. Anche il nostro ordinamento giuridico, se non ricordo male, non ha ammesso il “suicidio assistito”. Ci sono sentenze che di fatto lo hanno ammesso, ma non sono ancora legge.

Un esempio di limite “giusto”, posso ubriacarmi fino allo stordimento ma se puoi guido la macchina e provoco un incidente mortale allora sono un assassino. E via così.

Da un punto di vista della logica che differenza c’è tra colui che convocato per la vaccinazione e volontariamente la rifiuta, poi da contagiato inconsapevole infetta mortalmente l’anziano che va a trovare in una casa di riposo e l’ubriaco che provoca un incidente mortale?

Non sono entrambe decisioni prese dal singolo sulla base di un principio di un comportamento libero, anche se irresponsabile.

Se il primo, l’ubriaco, rischia la galera, perché il non vaccinato no?

La gratuità del vaccino. Ovvio per le persone indigenti e per coloro che devono essere messi nelle migliori condizioni per eseguire il loro lavoro quindi tutto il personale sanitario, docente, ecc.. l’elenco è senz’altro lungo, ma se non è obbligatorio perché renderlo gratuito. Si considera forse che è da maleducati rifiutare un regalo? Oppure con la gratuità si pensa che aumenti la percentuale di vaccinati? Il detto dice “..a caval donato non si guarda in bocca”.

Ma riflettete un po', il binomio di non obbligatorietà e gratuità è una stupidaggine perché è in contraddizione con la libertà di fare o non fare il vaccino.

 

1° post del 2021, buona giornata e buon anno a tutti.

martedì, agosto 18, 2020

App Immuni: “… chi era costui…( disse Don Abbondio)

In giorni ancora lontani dall'emergenza covid-19, il 10 febbraio 2020, scrivevo sull'opportunità dell’uso di strumenti informatici per controllare e monitorare la diffusione del virus. Nei giorni dell’emergenza e anche in questi giorni gli scienziati per contrastare la diffusione del virus ci propongono tecniche manzoniane ovvero distanziamento e luogo di confinamento (che ai tempi di Manzoni si chiamava “lazzaretto”). Dobbiamo sempre tener ben presente che distanziamento e confinamento non sono la cura contro il virus ma sono metodi per ridurne la velocità di diffusione e quindi l’uomo ha più tempo e più possibilità di generare una maggiore resistenza alla malattia. Un rallentamento nella diffusione ci permette, forse, e il condizionale è d’obbligo, di mettere a punto farmaci antivirali o un vaccino (cosa comunque non facile).

Mi chiedo e vi chiedo perché nelle varie interviste i medici, gli esperti, ecc. non mettono in evidenza i vantaggi che si otterrebbero dalla adozione diffusa e capillare dell’app “Immuni”. Dai dati divulgati l'installazione dell'app sarebbe un flop, 4-5 milioni di utenti rispetto ai 30 necessari.

Meglio mettere in quarantena una nazione intera di 62 milioni di abitanti o qualche migliaio di persone sparse quale è la in 8000 comuni? La risposta mi sembra banale e ovvia.

I provvedimenti restrittivi di questi giorni, soprattutto nei confronti della “movida” e per i locali da ballo hanno un fondamento considerata la “sacralità” data alla “norma di precauzione” però perché non abbinarli all'obbligo nell'utilizzo dell’app immuni. Se dispongo la chiusura di un locale per ragione non posso prevedere ad esempio che l’accesso in un locale è possibile solo alle persone che hanno attivato l’app Immuni?

In questi giorni i turisti che arrivano da alcune nazioni (Spagna, Grecia, ecc..) i devono fare il tampone. Si tratta di test che ha una validità limitata anche perché esco l’aeroporto e mi posso infettare nel taxi, ovviamente meglio di niente, però perché le autorità non possono verificare e obbligare l’installazione dell’app Immuni esattamente come si fa per il tampone?

Si costringono i ristoratori a adottare precauzioni di varia natura, distanziamento, igiene, ecc. perché non si può stabilire che per andare al ristorante devi aver attivato l’app e il ristoratore ha l’obbligo di verificarlo.

Un'altra situazione nella quale l’attivazione dell’app dovrebbe essere obbligatoria è quello della scuola, per studenti e docenti, anche in questo caso con vantaggi innegabili soprattutto se abbinati ad un diffuso utilizzo di test salivali rapidi.

Si afferma che il diritto alla riservatezza è “inviolabile” e quindi l’app violerebbe la privacy delle persone, questo però è un caso assolutamente circoscritto che fa riferimento ad aspetto sanitario che riguarda la salute pubblica.

Se ci fosse un po' di fermezza in chi ci governa e dopo aver tanto “sbandierato” l’app Immuni coerentemente la si dovrebbe imporre in determinati contesti e situazioni.

lunedì, agosto 17, 2020

Pandemia, puzzle e sistemi economici.

Sono più di cinque mesi che non scrivo, il motivo è semplice e ben evidenziato nelle prime righe del post scritto il 15 marzo: “… Le conseguenze (della pandemia) si protrarranno per un tempo ben maggiore rispetto alla fine dell'emergenza sanitaria. Per farla breve ci leccheremo le ferite di questa catastrofe per un bel po’.” Ci sono stati troppi provvedimenti, troppe presi di posizioni su questo e quello, troppa informazione “pilotata” per scopi poco chiari, troppa disinformazione, molti hanno parlato a sproposito, molti non hanno parlato perché anche se avevano cose giuste e sagge da dire non sono stati ascoltati. Così in questo contesto poco costruttivo e poco edificante me ne sono stato zitto, almeno sul mio blog. Mi hanno sopportato parenti e amici e a loro chiedo scusa se sono stato “pesante”.

Una precisazione.

I sistemi economici assomigliano ai puzzle.

Supponiamo di voler fare un puzzle di quattro o cinque mila pezzi che rappresenta la foto di un paesaggio montano, sapete uno di quelli belli, delle Dolomiti. Quando aprite la scatola, la confusione è tanta e come prima cosa, siccome avete tanta pazienza, dividete le tesserine in base alla forma e al colore.

In mezzo a tanti pezzi, grazie anche ad un po' di fortuna, ne trovate due che combaciano perfettamente e da lì iniziate il lungo e paziente lavoro di trovare tutte le tessere che combaciano tra di loro in modo perfetto e che vi permetteranno dopo parecchio tempo di vedere l’immagine compiuta della fotografia.

Oggi i sistemi economici sono composti da tante tessere tutte diverse e se volete che il tutto si presenti in modo tale da essere considerato “finito” e fruibile dovete trovare la tessera giusta che va al posto giusto, mica potete metterle lì a caso. C’è anche un altro aspetto che non va dimenticato. Il puzzle “sistema economico” non è mail finito perché appena credete di aver trovato l’ultima tessera mancante l’immagine originale è cambiata, magari solo in un dettaglio e, quindi, dovete con pazienza trovare le nuove tessere, appena finito un dettaglio ne cambia un altro e così si riprende da dove ci si è interrotti. In realtà non si finisce mai, ma il lavoro fatto deve essere, in ogni caso, un insieme di tessere che combaciano perfettamente altrimenti la foto del paesaggio alpino non la vedrete mai.

Con la “pandemia” ci ritroviamo a dover non solo rifare un dettaglio, ma tutto il puzzle quindi quando ci dicono che si farà questo e quello nessuno può sapere in quanto tempo e in che modo anche perché di pazienza ne abbiamo poca ma soprattutto troppe mani prendono in mano le tessere e continuamente le sparpagliano.

Questo è il contesto nel quale ci troviamo, con centinaia di provvedimenti che non sono in grado di “mettere ordine” anzi fanno solo confusione.

Tutte le nostre criticità si riproiettano nella situazione attuale, tanto che non sappiamo se il nostro sistema economico sarà in grado di reagire e trovare nuove opportunità nel post covid-19.

Paradossalmente abbiamo l’occasione per una rinascita vera, un ripensamento del ruolo dello stato e di tutte le pubbliche amministrazioni.

Ma io all'orizzonte vedo solo nuvoloni e nei prossimi giorni farò riferimento ad alcuni provvedimenti di cui tanto si parla ma che a mio avviso dovrebbero radicalmente cambiare “senso di marcia” per dare nuovo impulso ad un sistema in “terapia intensiva” con la percentuale di sopravvivenza da pandemia.

domenica, marzo 15, 2020

Il coronavirus al tempo della Intelligenza Artificiale (AI)


Quello che sta provocando l'epidemia da covid-19 lo possono constatare tutti. Le conseguenze si protrarranno per un tempo ben maggiore rispetto alla fine dell'emergenza sanitaria. Per farla breve ci leccheremo le ferite di questa catastrofe per un bel po’.
Come per tutti i grandi eventi che capitano in questo mondo i momenti difficili possono dar corso a processi innovativi, rigenerativi con ripercussioni positive nel lungo periodo. Con un detto banale "non tutto il male viene per nuocere".
Stiamo combattendo la diffusione del virus con strumenti che sanno di medio evo, isolare e quarantena. Con le grandi pestilenze, nei secoli passati, si costruivano lazzaretti, e si costringeva la gente alla quarantena.
Mi stupisco, però, che il mondo informatizzato che fa della comunicazione il principale strumento di relazione, metta in campo i suoi strumenti più semplici e quasi banali.
Tutto bello, siamo "social" con Facebook, Skype, WhatsApp, FaceTime e mille altre piattaforme e app.
Facciamo lezione on line, il terziario, in Italia, ha scoperto lo smart working e così via, sono veramente tante le cose che stiamo facendo da casa utilizzando il computer.
Mi stupisce il fatto che non si utilizzano metodi innovativi per contrastare la diffusione del virus.
Mi riferisco alla possibilità di utilizzare in modo puntuale l'enorme mole di dati che derivano dai nostri comportamenti quotidiani e che vengono di fatto registrati e archiviati.
Si può obiettare che tutto ciò è protetto dalla legge sulla privacy ma io dico a "mali estremi estremi rimedi".
Con gli algoritmi messi a punto nel campo dell'intelligenza artificiale potremmo utilizzare l'enorme massa di informazioni che generano i nostri smartphone.
Ad esempio, si potrebbero creare mappe di rischio puntuali, anche a livello di quartiere, che ci permettono di sapere quali sono le aree nelle quali le persone infette si sono mosse nei giorni nei quali avevano i primi sintomi sottovalutandoli.
La Corea avrebbe ridotto il contagio facendo migliaia di tamponi, a persone non sintomatiche non rispettando le indicazioni dell'OMS, ma avrebbe più efficacemente circoscritto le zone nella quali il contagio è più probabile.
I miei post precedenti facevano riferimento ad una opzione offerta da Google Map, ma se ne potrebbero utilizzare altre fonti.
Così come è stato emanato un decreto che prevede la chiusura di tutte le attività, escluse quelle produttive, si potrebbe decretare un "esproprio" di tutte le informazioni "digitali".
Questa emergenza è addossata alla encomiabile dedizione di medici e infermieri e alle strutture ospedaliere che devono affrontare una emergenza sanitaria mai immaginata.
Mi chiedo ancora perché non si fa "sistema" con la componente digitale della nostra società. Ci sono matematici, fisici, ingegneri elettronici che hanno competenze incredibili utilizziamoli.
Forse per questa emergenza si ritiene che ci siano altre priorità ma l'opportunità offerta dalla Intelligenza Artificiale non la sottovaluterei.

lunedì, febbraio 10, 2020

Google Maps ci potrebbe aiutare per tracciare il "corona-virus"


Il corona-virus è responsabile di una epidemia che si è diffusa soprattutto in alcune vaste aree della Cina orientale come ci riferisce dettagliatamente la stampa. I contagi al di fuori dalla Cina sono stati causati da contatti con persone cinesi incontrate all'estero, provenienti dalle zone infette, o da persone, anche non cinesi, ma che comunque si sono trovate in quelle zone.
Il virus si diffonde rapidamente e anche con una certa facilità, per questo motivo è necessario "intercettare" nel più breve tempo possibile tutte le persone, al di fuori dalla Cina, che, anche in modo casuale hanno avuto contatti con individui risultati positivi al corona-virus.
Per questa importante azione preventiva ci potrebbe aiutare la funzione di Google Maps che si chiama "spostamenti".
Per una volta lasciamo da parte il luogo comune di un "grande fratello che ci spia" ma facciamo riferimento alla grande utilità di questo strumento.
La funzione "spostamenti" se appositamente attivata dall'utente permette di registrare tutti i nostri spostamenti spazio-temporali, ovvero viene redatto un diario particolareggiato dei luoghi che ho visitato e soprattutto del tempo che vi ho trascorso.
Google potrebbe rendere "pubblici" i dati riferiti a persone risultate infette comunicando luogo e tempo di permanenza.
Potete ben immaginare l'utilità di una tale informazione. Le autorità sanitarie potrebbero attivare immediatamente piani concreti di "prevenzione" o "attenzione" per il periodo di incubazione.
In ogni caso le persone che si sono avvicinate alle persone infette possono essere monitorate con maggiore attenzione.
Se fra poco, come ci auguriamo si mette a punto una cura contro la malattia diventerebbe molto più facile predisporre piani di profilassi preventiva.
Chissà forse qualcuno chi ha già pensato?
Cosa ne dite – Buona giornata

mercoledì, gennaio 22, 2020

Approfondimento - Quanti saranno gli abitanti in Italia nel 2100?

Lo studio dell'ONU riguarda tutti i paesi. In questo post mi soffermo solo sull'Italia, allargare l'orizzonte sul mondo sarebbe importante, lo farò in un altro post se ne avrò il tempo. Le scienze attuariali stimano l'andamento demografico perché questo aspetto è importante sotto tutti punti di vista, da quelli della ricchezza prodotta al welfare, dai consumi, al risparmio, ecc.
Lo studio dell'ONU ha elaborato nove scenari possibili che prendono in considerazione i tre elementi principali che condizionano l'andamento demografico: la natalità, la mortalità e il flusso migratorio. Nel grafico sono riportati i risultai ottenuti.
Elaborazioni su dati ONU: World Population Prospects 2019 - https://population.un.org/wpp/Download/Standard/Population
I dati stimati sono tanto più affidabili quanto più ci troviamo all'inizio del periodo, è ovvio che per una stima a 80 anni la "forbice" tra gli scenari si allarga sempre più.
Dalla tabella si osserva che la differenza tra lo scenario "peggiore" ovvero quello a bassa natalità indicato "Low varian" (popolazione di poco superiore ai 27 milioni di abitanti) e quello "migliore", denominato "Instant replacement", (in questo caso il modello prevede che la dinamica demografica tende costantemente ad equilibrarsi ed il tasso di sostituzione netto nel lungo periodo rimane pari a 1) è di quasi 33 milioni, quindi una differenza molto marcata.
Elaborazioni su dati ONU: World Population Prospects 2019 - https://population.un.org/wpp/Download/Standard/Population
I diversi scenari dovrebbero essere confrontati con quello indicato con "Medium variant" perché utilizza metodi probabilistici per stimare le variazioni delle variabili utilizzate, quindi lo scenario non si basa solo su dati storici ma anche su possibili variazioni sulla base di conoscenze a priori. Dato il rilevante numero di linee generate da tale metodologia viene poi calcolato un dato medio tra tutte le possibili combinazioni.
Possiamo quindi concludere che la popolazione italiana alla fine di questo secolo si riduca di ca 20 milioni di individui.
La popolazione italiana dimezza (poco più di 30 milioni) nel caso in cui in flussi migratori si annullano "Zero migration". In ogni caso ci deve preoccupare che nessun scenario elaborato prevede un aumento della popolazione; solo un consistente aumento del tasso di natalità può ridurre il pesante calo demografico.
Le stime dell'ONU possono essere confrontate con quelle di una analoga previsione fatta dall'Istat che però ha un orizzonte temporale più breve, solo fino al 2065.
Elaborazioni su dati Istat: Previsioni della popolazione 2018 – 2065 - http://dati.istat.it

Le stime sulla popolazione ci permettono di effettuare elaborazioni sulla numerosità per classi di età.Le classi di seguito riportate sono abbastanza arbitrarie.

Elaborazioni su dati ONU
: World Population Prospects 2019 - https://population.un.org/wpp/Download/Standard/Population/
Elaborazioni su dati Istat: Previsioni della popolazione 2018 – 2065 - http://dati.istat.it/ 
L'incidenza % della popolazione tra le classi si modifica soprattutto nella classe 20 – 50 e in quella superiore ai 70 anni, non vi sono differenze sostanziali tra gli scenari ONU e quelli Istat.
La popolazione fino a 20 anni, fa riferimento ai giovani in età scolare e quindi non lavorano. I 20 anni possono considerarsi un'età media perché ci saranno giovani che proseguono gli studi all'università e quindi dai 18-19 anni possono entrare nel mondo del lavoro.
I modelli educativi dovranno modificarsi radicalmente. La scuola attuale è strutturata su un modello che si è sviluppato tra fine '800 e primi '900 quando cioè la popolazione era in crescita e soprattutto le conoscenze scientifiche sono letteralmente esplose. Nel futuro una parte delle competenze scientifiche potranno essere demandate ad automi? Quante attività umane potranno essere assolte dai robot? Tutto ciò potrebbe modificare i percorsi formativi e anche la durata media degli studi.
La percentuale della popolazione compresa tra i 21 e 50 anni è in sensibile calo. È un dato preoccupante perché si tratta della forza lavoro più significativa. Tra i 30 e 50 anni siamo nel pieno delle nostre forze e capacità quindi un calo assoluto e contemporaneamente un calo percentuale potrebbe portare a società più "ingessate" perché le altre classi sono maggioritarie e potrebbero far valere posizioni più conservatrici.
I dati ONU e Istat non divergono molto se si confrontano le incidenze percentuali nella classe da 51 a 70 anni. In termini numerici il calo riguarda milioni di individui  che saranno ancora in età lavorativa. La diminuzione della popolazione e l'incremento della vita media avranno come naturale conseguenza l'aumento del periodo lavorativo.
La classe degli ultrasettantenni aumenterà nel periodo 2020 - 2100 sia in termini assoluti che in termini percentuali. L'Istat prevede che i centenari siano oltre 120.000, pensate che nel 2020 sono stimati in ca. 14.000.
Credo che i giovani devono essere maggiormente informati su queste dinamiche perché dovranno affrontare contesti di cui oggi non sappiamo valutare l'impatto.