venerdì, gennaio 03, 2020

Il 2020 l'anno della rivoluzione liberal: un sogno e la realtà.


Ho iniziato a scrivere questo post il primo dell'anno, e mi sono accorto che stava diventando troppo lungo (qualche pagina) e allora ho pensato di pubblicarlo a "puntate". Ieri sul Corriere della sera una strana coincidenza, Mario Monti nell'articolo di fondo ha citata Carlo Cottarelli che ha scritto sulla necessità di una "rivoluzione economica". Come potete constatare non sono l'unico che ritiene necessario, per il bene della nazione dar corso ad una rivoluzione.
Il post è così articolato:
Il sogno
            Una proposta per una vera crescita economica.
            Come realizzarla
La realtà
            La crisi di governo è prossima
            Una campagna elettorale fatta di bugie
Il sogno.
Nel corso del 2020 si costituisce un partito con l'unico obiettivo quello di scuotere l'intero sistema economico italiano con un solo provvedimento di legge.
Abolire le accise su tutti i carburanti e l'energia elettrica.
Si tratta di un provvedimento che ha un costo rilevante, non voglio tediarvi con cifre e calcoli ma l'ordine di grandezza è di alcune decine di miliardi di euro all'anno.
Ma perché proprio le accise? Della proposta ne fece cenno la Lega, ma poi non ne ha fatto nulla anche perché ha preferito concentrarsi su "quota 100" per mero calcolo elettorale.
L'Italia è un paese la cui economia si basa in gran parte sulla produzione industriale, è quindi un paese trasformatore e per competere si deve:
  • Essere innovativi – tecnologicamente avanzati
  • Concentrarsi su segmenti produttivi difficilmente imitabili – made in Italy
  • Produrre a costi inferiori quei beni che sono prodotti anche dai nostri concorrenti
  • Fornire servizi – logistica a efficiente e a basso costo.

Realizzare queste condizioni non è poi così facile.
Per essere innovativi occorrono massicci investimenti in ricerca e istruzioni e le cose non vanno bene (vedi il post sul ministro Fioramonti)
Sul "made in Italy" cerchiamo di fare la nostra parte, ma non sempre facciamo sistema e quindi spesso ci troviamo in difficoltà, basta pensare a tutti i prestigiosi marchi che sono in mano "straniera".
Nonostante i bassi salari reali, i nostri costi sono eccessivi; le cause sono tante dal fisco alla burocrazia, da un sistema di trasporti inadeguato alle politiche sindacali poco lungimiranti. Per farla bere la nostra produttività è scarsa, anzi negli ultimi anni è decisamente peggiorata.
Sull'ultimo punto, come si fa a fornire servizi efficienti con la nostra burocrazia? Sarebbe un'impresa titanica.
Queste poche righe fanno capire la complessità degli interventi che i governi dovrebbero attuare per dare al nostro Paese un futuro sicuro.
Gli ultimi governi sono stati un "disastro" perché hanno ritenuto che l'economia potesse ripartire puntando sul consumo interno ridistribuendo debiti. Dagli 80 euro di renziana memoria al reddito di cittadinanza. Gli effetti di questi costosi provvedimenti sono quasi zero. Vi ricordate la fantasiosa crescita del 2 e + percento data per certa ad inizio 2019!!!, risultato uno scarso "zero virgola"..
Vi chiederete allora dovrebbe perché funzionare l'abolizione delle accise, la ragione è semplice. Le accise sono un costo "improprio" dell'energia, sono cioè un vero e proprio costo improduttivo, inoltre hanno un effetto moltiplicatore sul costo in tutte le fasi. Mi serve energia per produrre un bene, per trasformarlo, per trasportarlo, per venderlo ecc..
Pensate ad una "bistecca" mi serve energia per produrla (es il gasolio del trattore che lavora nei campi), per macellare il bestiame, il frigo per conservarla sia nel supermercato che nel mio frigo di casa.
Se il costo dell'energia si abbassa si abbassa il costo di tutte i beni e a parità di reddito è ovvio che si possono acquistare più beni e contemporaneamente le nostre merci sono più completive sui mercati esteri.
L'abbassamento delle accise ha come conseguenza la riduzione del costo di produzione di tutti i beni in proporzione più o meno accentuata a seconda dell'incidenza dell'energia sul costo di produzione.
La riduzione dei costi di produzione non è detto che abbia una conseguenza immediata sul prezzo di vendita e quindi per incentivare la produzione si deve puntare su un settore produttivo che ha un effetto leva rilevante e quindi alla abolizione delle accise si deve programmare la "rottamazione" di tutte le automobili da euro zero a euro 3. In 7 anni tutte a tutte queste vetture sarà gradualmente vietato circolare, ma non solo in città ovunque.
Il sito dell'ACI http://www.opv.aci.it/WEBDMCircolante/ riporta tutte le statistiche sui veicoli circolanti in Italia.
Nel 2018 circolano in Italia quasi 52 milioni di veicoli (tutti, dalle automobili agli autocarri)
Un numero esagerato, possibile che abbiamo bisogno di così tanti mezzi? Il 59,1% ha più di 10 anni. Le autovetture sono poco più del 75% di tutti i veicoli.
Il parco autovetture da euro zero a euro 3 è ca il 35%, poco più di 13 milioni di veicoli.
Questi andrebbero rottamati in non più di 7 anni, vuol dire che ogni anno si potrebbero vendere in Italia almeno un milione di autovetture in più rispetto alla norma.
Questo si che sarebbe "incentivare" i consumi.
L'effetto leva di un provvedimento di questa natura sarebbe incredibile.
Come realizzare tutto questo? Al prossimo post.


domenica, dicembre 29, 2019

Dimissioni del Ministro Lorenzo Fioramonti: un caso emblematico.


Le ragioni delle dimissioni sarebbero i 3 miliardi di euro che il Ministro Fioramonti voleva mettere tra le spese del bilancio a favore di scuola, università e ricerca.
A copertura di questo budget, nuove tasse. L'economista "della decrescita" non ha escogitato nulla di poi tanto originale!
Questo è quanto accade ogni giorno nella pubblica amministrazione, ogni progetto non prende minimamente in considerazione se è possibile mobilitare risorse senza gravare sul bilancio dello stato, della regione, della provincia e del comune.
Per la ricerca e l'Università si potrebbe fare molto, moltissimo a costo "zero".
La gestione della ricerca è gravata da una tale burocrazia che sono pochissime le imprese che decidono di finanziare o cofinanziare importanti progetti di ricerca. Le convenzioni che vengono pattuite, nella maggior parte dei casi, prevedono il trasferimento di fondi dal privato all'università e conseguentemente la responsabilità della gestione amministrativa è della struttura di ricerca con tutti i lacci e laccioli della italica burocrazia.
Tutti questi vincoli fanno sì che le fonti del finanziamento della ricerca in Italia si basa prevalentemente su finanziamenti pubblici ad un livello assai inferiore rispetto alle nazioni con le quali dobbiamo competere (dati OCSE).
Sono convinto che se si riformassero le modalità con le quali le imprese possono finanziare la ricerca si genererebbe un flusso di capitali rilevantissimo. La condizione è quella di una gestione manageriale della ricerca in ambito universitario.
Si dovrebbe dar luogo ad una vera "autonomia" liberalizzando l'intera attività di ricerca.
Tre esempi possono dimostrare le ragioni del modesto finanziamento privato della ricerca.
Primo.
Le imprese possono finanziare borse di studio per il dottorato di ricerca. Bene. Questi soldi vengono incamerati dall'Ateneo e a questo punto per assegnare la borsa è necessario emettere un bando con tutto ciò che potete ben immaginare, scartoffie e burocrazia. Il tutto viene fatto sulla base del principio che in quanto fondi pubblici la borsa può essere assegnata solo sulla base di un concorso pubblico, e quindi al più "meritevole". Tutto giusto, ma sulla carta, perché sappiamo perfettamente che se vogliamo realizzare un progetto nei tempi e nei modi previsti abbiamo bisogno di uno dottorando bravo e capace e ce lo possiamo scegliere come fanno tutte le aziende quando hanno bisogno di un dipendente bravo per una determinata mansione.
Si può ovviamente sbagliare, a quel punto si dice, mi dispiace ma non sei all'altezza e si sceglie qualcun altro.
Secondo.
In ambito universitario, si possono stipulare convenzioni di ricerca ad interesse prevalente per il committente. Queste convenzioni sono gestite con modalità differenti tra gli Atenei, ma tutte prevedono la determinazione di un utile che deve essere pari ad una quota percentuale dell'ammontare del progetto. L'utile, pertanto, per il committente rappresenta un costo. L'ammontare dell'utile viene ripartito tra molte "figure", una quota a chi ci lavora direttamente, responsabile della ricerca e i suoi diretti collaboratori, e una quota che viene invece destinata, con modalità differenti, a tutto il personale tecnico amministrativo.
Questo sistema è di tipo "Ancien Régime" perché si basa sul principio di equa ripartizione di risorse che in realtà non è altro che il risultato di una azione lobbistica sindacale.
Terzo
Tutte le spese previste dal progetto, quelle di funzionamento o per eventuali investimenti, sono soggette alle norme della contabilità della pubblica amministrazione, insomma un mare di burocrazia da far tremare i polsi a chiunque.

Ieri il premier Conte, durante la conferenza stampa di fine anno, ha dichiarato che ci sarà un Ministro per l'Università e la ricerca scientifica.
Il lavoro non gli mancherà perché se vorrà fare veramente il bene del paese e degli studenti deve liberalizzare, liberalizzare e liberalizzare.
Il cambiamento che tutti noi invochiamo abbia inizio dall'Università.
Basta con la burocrazia asfissiante.
Basta con i concorsi pubblici che non premiano certamente i migliori.
Basta con una ricerca auto referenziata che ha l'unico scopo di ottenere "score" vantaggiosi ai fini carrieristici.
Basta con regole di accesso ai giovani sempre più penalizzanti e frustranti.
Basta con percorsi didattici 3+2 fatti di una infinità di regole che di fatto impediscono la mobilità degli studenti e creano "gabbie" culturali.

Le prime dichiarazioni del Ministro Gaetano Manfredi (già Presidente della Conferenza delle Università Italiane – CRUI) non lasciano ben sperare perché già si lamenta dei pochi soldi a disposizione e quindi vuole "battere cassa". Speriamo che cambi registro, la speranza è sempre l'ultima a morire.

mercoledì, novembre 13, 2019

Tassa sullo zucchero: decisamente amara


Chissà come andrà a finire, tassa si, tassa no, in ogni caso anche questo è un esempio di come lo Stato ci inganna.
La salute dei cittadini / sudditi è solo un pretesto.
Sulla base delle indicazioni dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il consumo di zuccheri semplici (es. saccarosio, fruttosio, lattosio, ecc..) non dovrebbe superare il 10 % del fabbisogno calorico dell'individuo. Il calcolo del fabbisogno espresso in grammi è presto fatto, supponendo un fabbisogno calorico medio (tra uomini e donne) di ca. 2400 Kcal e sapendo che un grammo di zucchero apporta 4 Kcal si determina che il fabbisogno medio giornaliero di zucchero è di ca. 60 grammi e il fabbisogno annuale si può aggirare sui 22 Kg.
Mi riferisco ovviamente a tutto lo zucchero da quello nel caffè a quello nei dolci da quello nelle bibite a quello nel gelato.
La quantità di zucchero nelle bibite è veramente rilevante si va dal 10 al 13 % il che vuol dire che un litro di bevanda contiene dai 100 ai 130 grammi di zucchero. Pensateci, d'estate si fa presto a berne un litro.
Il consumo di zucchero, mi riferisco al saccarosio, è in costante aumento. Il calcolo del consumo pro-capite non è semplice e viene stimato. Una fonte autorevole è quella della FAO che ci permette di fare confronti tra i paesi. Ad esempio, in Italia il consumo pro-capite di zucchero è pari a 30 Kg all'anno (estratto dalla barbabietola o dalla canna è la stessa cosa, sempre saccarosio è. Non credete alla bufala che lo zucchero di canna è "più naturale" perché di colore bruno, è solo una questione commerciale). Ci sono nazioni che ne consumano ben più di noi ad esempio in Svizzera il consumo pro-capite supera i 40 Kg (sempre dati FAO). In Francia e Germania il consumo è rispettivamente di 35 e 36 Kg.
Dai dati esposti è facile comprendere che si consuma almeno il 30% di zucchero in più di quello che ci serve.
Fatta questa premessa con "numeri" veri veniamo alla tassa.
Consumiamo troppo zucchero e questo ci fa male, obesità, diabete, pressione sanguina, ecc..
Abbiamo uno Stato che ci tiene tanto alla salute dei propri "sudditi" e allora facendo riferimento alla più consolidata legge del mercato se si aumenta il prezzo diminuiscono i consumi, ecco pronta una nuova tassa fatta per tutelare la salute dei cittadini.
Ma voi ci credete a una panzana simile.
Se si vuole ridurre il consumo di zucchero la cosa più importante è fare una campagna di educazione alimentare, diffondere in modo capillare tutti i rischi legati all'eccesso nel consumo di zucchero e al rischio diabete di tipo 2. Educazione che dovrebbe iniziare dalla scuola dell'infanzia. Ci vogliono tempi lunghi.
Se proprio la tassa la vogliamo mettere si dovrebbe dichiarare in modo esplicito che cosa vogliamo fare con i soldi incassati.
In Italia, al contrario di altri paesi la sanità è pubblica, pertanto un medico mi costa sia se fa prevenzione per il diabete sia per qualunque altra malattia.
Il diabete ha un costo sociale molto elevato che si misura sia come spesa sanitaria (costo diretto, medici, cure, farmaci, ecc..) sia come riduzione delle capacità umane (costo indiretto, difficoltà a lavorare, a studiare, a relazionarsi ecc..). In tempi brevi difficile verificare o poter misurare la riduzione del costo diretto, e per una riduzione del costo indiretto ci vuole almeno una generazione.
L'obiettivo dichiarato dal Governo è quello di indurre comportamenti più "virtuosi" e allora anziché mettere una tassa sulle bevande zuccherate (che poi non sono le uniche colpevoli, vedi il gelato) perché non si riduce la tassazione sulle bevande con poco zucchero o addirittura senza zucchero? Non è molto più semplice. Perché prendere da una mano per dare dall'altra?.
Meno tasse, meno costi, meno burocrazia, ad esempio, questa bevanda si quella no, Coca Cola si, l'italico Chinotto no, ecc..pensate alle polemiche.
Se si "apre" ad una tassazione sui cibi, possiamo iniziare con lo zucchero, per poi arrivare al grasso, alle proteine e per finire al sale.
La tassa sullo zucchero non ha come obiettivo la salute dei cittadini ma quello di fare cassa e ogni pretesto è buono.
In Italia siamo messi così, anche lo zucchero è diventato amaro.

sabato, settembre 07, 2019

L'acqua si usa, non si consuma


Nella quotidianità alcune notizie, delle tante di cui veniamo a conoscenza, stranamente non "entrano ed escono" dal cervello, se ne stanno lì, in attesa un po’ come in una sala d'aspetto. Nel mio caso quando mi sveglio al mattino, generalmente presto, si combinano e ne traggo spunti e riflessioni. Questa è la ragione di questi post mattutini.
Veniamo al caso di queste tre notizie che hanno "generato" tre considerazioni.
La prima. La newsletter Statista, ottimo ed efficace servizio statistico privato riporta che per produrre una maglietta e un paio di jeans servono 20.000 litri d'acqua (vedi link), penso tanti, si dice sempre di quanta acqua serve per produrre un kg di carne!
Seconda notizia. Alla radio, credo su Radio24, si riferisce che si consumano 10.000 litri di acqua per produrre un kg di cane, che spreco.
Terza notizia. Zappingando prima di cena su Sky un documentario relativo alle missioni spaziali riferisce che il problema maggiore è l'acqua e descrive tutte le tecnologie per "riciclare" tutta l'acqua e si arriva ad un valore di ca. il 95%. In pratica gli astronauti si bevono la propria urina e il proprio sudore. Nell'astronave si riproduce in "piccolo" il ciclo dell'acqua.
Le considerazioni.
Prima. L'acqua non si consuma ma si usa. Sulla terra la quantità di acqua è determinata, infatti si parla di "ciclo dell'acqua". L'acqua è presente in differenti stati (liquido, gassoso e solido) e in differenti luoghi, ma è sempre la stessa. L'acqua è indispensabile per tutti tutte le reazioni chimiche che avvengono negli esseri viventi, ma non si consuma. Nelle reazioni cambia di stato. Esempio banale. Per cuocere la pasta è indispensabile usare (sottolineo la parola usare) l'acqua. Nella pentola metto una certa quantità d'acqua, la maggior parte la "scolo", un pò evapora mentre l'acqua bolle e un'altra piccola parte rimane nella pasta. Se riuscissi a fare il "bilancio" tutto torna al 100%.
Seconda. 10.000 litri di acqua per un kg di carne una follia!!! Che speco!!! Leggete l'articolo su questo link. Il sito si chiama non sprecare. Ma sapete quanti litri d'acqua piovono mediamente su un ettaro di superficie (un ettaro corrisponde a 10.000 mq e sappiate che un campo da calcio ha una superficie di ca. 8.000 mq) in un anno in Emilia-Romagna? Ve lo dico 9.240.000 litri. (dati da "Atlanteclimatico dell'Emilia-Romagna 1961-2015 edizione 2017 edito dall'ARPAE (Regione Emilia-Romagna). Un vitellone produrrà ca. 350 kg di carne vuol dire che utilizza ca. 3.500.000 litri di acqua. Come potete constatare l'acqua utilizzata per produrre la carne è poco meno di un terzo di quella che piove su un ettaro. Niente di più naturale.
Terza. Dire che si consumano 10.000 litri di acqua per un kg di carne fa un grande effetto.
In questo momento il consumo di carne è demonizzato e si usano dati veri in falsi contesti per dare credito ai propri convincimenti.
Non è una fake news ma non essendo contestualizzata assume un significato completamente diverso. Prima di tutto l'acqua non si consuma ma si utilizza e quindi ritornerà a disposizione. La quantità di acqua necessaria per la carne fa riferimento a quanto è necessario per coltivare i campi esattamente come per produrre il cotone con la quale sono fatti maglietta e jeans.
Meglio non pensare a tutte le "notizie" che vengono "manipolate" allo stesso modo.

giovedì, settembre 05, 2019

Partiti e governi: una questione di colori.


Ho votato per le elezioni politiche la prima volta nel 1974
I colori erano questi: bianco = Democrazia Cristiana (DC); rosso = PartitoComunista (PCI) al rosso apparteneva anche tutto il mondo socialista con tante sfumature (non di grigio…) dal "tradizionale" Partito Socialista (PSI) all'estrema sinistra di Democrazia Proletaria (DP), questi ultimi più rossi del PCI. al rosa pallido dei Socialisti Democratici (PSDI); verde = Partito Repubblicano e infine il nero = Movimento Sociale (MSI-AN), anche se il simbolo del partito era quello di una fiamma tricolore.
Bei tempi quelli, colori ben definiti, anche se in ciascuno dei partiti non mancavano le sfumature, ovviamente più o meno accentuate.
I governi erano dominati dal bianco della DC, perché il bianco è un colore acromatico, è il colore della luce, si ottiene cioè dall'insieme dei tre colori primari, il verde, il blu e il rosso.
La DC era anche detta la "balena bianca" proprio perché ingombrante e inglobante, tante visioni diverse.
Tra i partiti del 1974 mi sono dimenticato del Partito Liberale (PLI) (quello di Giovanni Malagodi, se lo ricorderanno quelli che hanno i capelli bianchi come i miei) che si presentava con il tricolore. Siccome non era né bianco, né rosso, né verde è sparito.
Nel tempo i colori restano ma i partiti che fine hanno fatto?
Con la caduta del muro di Berlino e con tangentopoli tutto si sconvolge, i rossi del PCI e i socialisti del PSI non sanno più che colore prendere, via il rosso, poi un po’ di bianco (vi ricordate la "margherita"), anche perché i bianchi della DC si scompongono in un "arcobaleno". Il verde subisce delle metamorfosi politiche simili a quelle di un camaleonte. Il verde da repubblicano diventa prima verde ambientalista e poi verde leghista.
In tutto questo turbine di colori mi stavo dimenticando di Forza Italia che nel 2006 (ho controllato su Wikipedia) aveva un simbolo nel quale emergeva l'azzurro italico, con la scritta in bianco "Vota Berlusconi".
Soffermiamoci un attimo sul "tricolore". Del Partito Liberale ho già detto è sparito, ma pensateci un attimo il tricolore che appare sia per il PD che per Forza Italia è davvero azzeccato? Spariranno anche loro?
La Meloni con Fratelli d'Italia ha ridotto la "fiamma" missina ad una sorta di lumino da cimitero, forse perché ha capito che troppi colori nel partito non giovano.
Il M5S ha nel simbolo molti colori, il bianco, il rosso, il nero, forse per il colore delle stelle gli è stato attribuito il colore giallo. Mah! Saperlo.
Con tutti questi colori a disposizione è nato prima il governo giallo-verde, che si è sbiadito rapidamente e adesso quello giallo-rosso.
Si tratta di un passaggio di colore interessante perché mica lo hanno battezzato governo giallo-tricolore, vuol dire che il PD di oggi è la sinistra rossa di ieri? Se così è siamo ben messi!!!
Morale, tutti questi colori ci fanno girare la testa.
A quando un bel monocolore?
Ci tocca rimpiangere quello della DC.

lunedì, agosto 26, 2019

Una analisi politica


I giornalisti esperti di politica hanno avuto argomenti a non finire per riempire pagine e pagine dei giornali. Ci hanno però riferito solo di tatticismi, sulla probabilità che in caso di elezioni possa vincere questo o quel schieramento. Al tempo stesso anche se tutti i protagonisti si affannano a dire che non sono interessati alla "poltrona" quando poi si deve decidere chi sulla poltrona si deve sedere, guarda caso, le cose si fanno molto più complicate. Anche perché, se non è il tuo sedere a sederci sopra vuoi che ci vada quello del tuo amico, quindi, vuol dire che l'interesse alla poltrona c'è, e come!!!
La politica di questi giorni è quella con la "p" minuscola, quella che, per oggettiva mancanza di visione e progettualità, da parte dei principali attori / personaggi politici non ci permette di uscire dalla crisi socioeconomica che ci caratterizza da più di 20 anni. Ecco come stanno le cose a parer mio.
M5S
I 5 stelle hanno dato ampia dimostrazione di non essere in grado di governare. Sono, parafrasando le loro parole, il movimento del NON cambiamento. Le loro azioni politiche sono concepite nel più autentico spirito assistenzialista e statalista, i comunisti sapevano fare di meglio. Non sono neanche forza rivoluzionaria e pensare che di rivoluzione avremmo veramente tanto bisogno. Propongono la riduzione dei parlamentari ma non si rendono conto che i nostri problemi sul funzionamento dell'apparato politico non sono solo una questione di numeri ma di "procedure" come ad esempio il bicameralismo perfetto o la farraginosità del processo decisionale.
I modesti successi sono attribuibili a personaggi "presi" dal M5S in ambito simpatizzanti, vedi Presidente Conte. I "puri" M5S una frana, capeggiati da "Toninulla", ma anche Di Maio sa fare solo il furbetto, ma con i giochetti e le astuzie prima o dopo la si paga.
PD
Per il PD è come entrare in una vecchia casa che è rimasta chiusa da tempo. Senti odore di muffa, l'umidità ti penetra nelle ossa e ti da subito una sensazione spiacevole. Per non dire dello sconforto nel vedere i mobili impolverati, opachi e un po’ squinternati, leggi personaggi politici. Io in Zingaretti ci vedo il nulla; un po’ di Bersani, un po’ di D'Alema, insomma un po’ di tutto il peggio del PD di questi ultimi anni. Per contrapposizione si potrebbe dire che in Zingaretti non c'è il peggio di Renzi o della Boschi, ma capite bene che questo ne fa un "ermafrodita politico" dal quale è impensabile che esca un progetto e una visione credibile per il futuro del paese.
Forza Italia
Se per il PD la sensazione è quella di una casa vecchia e chiusa da tempo, per Forza Italia la similitudine fa riferimento ad un rudere romano scoperto in un deserto. Pietre corrose dal tempo in equilibrio instabile.
Berlusconi è ossessionato da sé stesso, come il campione al quale è stato "strappato" il record conquistato ma non lo ammette. Ha 82 anni e si vedono tutti. Si circonda di sudditi ossequiosi e osannanti. Tutto questo provoca fastidio. Le forze interne che vorrebbero far tesoro del patrimonio politico culturale liberale, riformista e progressista non riescono a far breccia nel muro del conservatorismo.
Fratelli d'Italia.
Sono un partito di destra che fa di tutto per occupare la posizione di centro che Forza Italia non riesce più a rappresentare. Al momento il partito è stato premiato da una opposizione intelligente. C'è del buono nella Meloni, ma ha una eredità "pesante". Il suo elettorato è fortemente legato all'apparato burocratico – amministrativo e pertanto molto più conservativo di come appare. Insomma, ci sono ancora elementi contraddittori es. euro si euro no.
Lega ex Lega Nord.
Troppo spesso ci si dimentica che Salvini ha "trasformato" la Lega Nord in Lega e solo con questa operazione di marketing politico è riuscito a rianimare un partito praticamente morto. L'uomo è bravo, ha dimostrato di essere un capopopolo di antica memoria che sa utilizzare tutti gli strumenti mediatici di questi tempi, compreso il linguaggio rozzo e strafottente sul modello della trasmissione "La zanzara" condotta dal bravo Cruciani di Radio24. Ma il successo non l'ho fa ragionare da politico e questo è male. In questi mesi si è appropriato delle argomentazioni "rivoluzionarie" del M5S, come quella della democrazia partecipativa. La crisi di governo me l'ha chiesta la piazza, il popolo che incontro nelle discoteche e negli incontri con gli imprenditori, ecc. Crede che sia possibile fare un "frullato" che ha come ingredienti le politiche liberali (TAV, riforma della burocrazia e ridimensionamento del potere giudiziario), quelle stataliste assistenzialiste (quota 100 e nazionalizzazione di Alitalia) e quelle isolazioniste (noi siamo i più bravi e possiamo fare a meno dell'euro e dell'Europa) In tutto ciò dimostra una profonda ignoranza e non si rende conto che questo ci porta dritto dritto a diventare un "Venezuela" mediterraneo.
Il premier Conte lo ha strigliato per i comportamenti ambigui ma in realtà ne ha messo in evidenza la pericolosità per la visione politica.
Conclusione
Siamo messi male, molto male.
Come hanno scritto illustri giornalisti come ad es. Panebianco, Galli della Loggia e Mieli le componenti "sane" della società italiana, dagli imprenditori ai professionisti, dagli innovatori agli "inventori", lavoratori e impiegati che ogni giorno in modo coscienzioso e responsabile adempiono al proprio dovere, non sono in grado di fare sistema ed esprimere una forza in grado di proporre una politica con la P maiuscola.
Siamo condannati al declino e alla mediocrità?
Oggi dico di sì. Sia che si vada al voto sia che si costituisca un governo fotografia in negativo di quello dimissionario.
Domani, è un altro giorno.
Mi scuso per questo lungo post e spero sia stata una buona lettura.

giovedì, agosto 15, 2019

Un anniversario: 250 anni fa nasceva Napoleone Buonapate

250 anni fa nasceva Napoleone Buonaparte (diventato poi Bonaparte). La seconda metà del '700 era "affollata" da personaggi straordinari ne voglio citare solo qualcuno di cui mi ricordo.
Adam Smith, pubblicò nel 1752 la prima edizione dei Teoria dei sentimenti morali e poi nel 1776 la più famosa Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Un anno dopo Thomas Jefferson, nato nel 1743 fu il principale autore della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Mozart, nato nel 1756 era già famoso in tutta l'Europa e aveva tenuto concerti nelle principali capitali europee da Vienna a Parigi. Ma anche il grande Franz Joseph Haydn un po’ più anziano di Mozart era musicista famoso e assai prolifico.
Come non ricordare i grandi "Illuministi" da Voltaire a Rousseau.
Ludwig van Beethoven nasce nel 1770. Il grande matematico Pierre Simon Laplace nasce nel 1749.
Dei tanti personaggi di oggi ce ne ricorderemo tra 250 anni? Ai posteri l'ardua sentenza