lunedì, agosto 17, 2009

Energia da fonti rinnovabili, in Italia solo chiacchiere.

Questa estate ho percorso 4.500 chilometri partendo dalla mia città (nord d’Italia) ed ho raggiunto il luogo più a nord dell’Europa continentale ovvero lo sulla penisola dello Jutland. Ho visitato molte città della Germania del Nord partendo da Magonza sino ad Amburgo così come ho visitato per principali città della Danimarca ad eccezione di Copenaghen. Nel 2008 ho trascorso le vacanze in Calabria così posso dire di aver visto un bel pezzo d’Europa da Sud a Nord. Nella breve cronaca del viaggio fatto l’anno scorso in Puglia – Calabria ero rimasto colpito dalle tante installazioni di pale eoliche, con la particolarità che erano tutte ferme. (vedi post dello scorso anno).
Quest’anno posso dire di aver visto una situazione opposta. In Germania più o meno a partire dalla città di Baden Baden, andando verso Nord le installazioni di pale eoliche si fanno sempre più frequenti. Se ne vedono veramente tante e tutte ovviamente perfettamente funzionanti. Non condivido le osservazioni dei “verdi” i quali affermano che queste strutture deturpano il paesaggio. A mio parere ne sono un elemento come una fienile o una stalla, in definitiva sono il frutto di un’attività dell’uomo.
Se in Germania le pale eoliche sono tante in Danimarca sono ancora di più. Lo sfruttamento della energia del vento è abbastanza comprensibile visto che tutti i giorni del mio viaggio sono stati ventosi. L’intensità del vento era abbastanza forte, almeno confrontandolo con quello delle nostre zone, per farla breve un vento che da noi si verifica a dir molto 10-15 volte in un anno. Senza essere degli esperti e senza fare tante studi mi è sembrato naturale sfruttare questo tipo di energia. Bisogna anche tener presente che i paese nordici hanno sempre sfruttato l’energia eolica, i “mulini a vento” sono stati una fonte preziosa per lo sviluppo economico di molte regioni.
Ma la mia “curiosità” è andata oltre ed al ritorno a casa ho voluto verificare se le “sensazioni” visive trovano risconti in termini quantitativi.
Ho consultato il sito “Energia” dell’Eurostat e sono emersi dati assai interessanti. Ho analizzato i dati annuali del periodo 1996-2007 (2007 ultimo anno disponibile delle tre nazioni Italia, Germania e Danimarca.
Ho fatto il rapporto tra la quantità di energia primaria prodotta sul consumo totale lordo (una sorta di approvvigionamento nazionale), per la Germania tale rapporto si mantiene stabile attorno al 39% (in pratica la Germania deve importare il 61% dell’energia che consuma). La situazione italiana è notoriamente diversa, si nota che nel 1996 la produzione primaria rappresentava il 18,64% dei consumi e nel 2007 la nostra dipendenza dall’estero è aumentata in quanto la nostra produzione primaria è scesa al 14,11% sui consumi. Credetemi in questi contesti 4,5% sono veramente tanti.
Ma veniamo alla piccola Danimarca, il rapporto di cui sopra passa dal 77,65% del 1996 al 131,54% per il 2007, questo dato sta a significare che la Danimarca è “esportatrice” netta di energia. Consultando il sito ed alcuni recenti documenti in tema di energia è emerso che la Danimarca è l’unico paese della UE che è esportatore netto di energia. Lo era il Regno Unito, ma con il calo del petrolio nei giacimenti del Mare del Nord il saldo energetico è negativo, non lo è neppure la Francia nonostante esporti energia elettrica da fonte nucleare.
In Danimarca le energie rinnovabili coprono nel 2007 il 15,56% dei consumi mentre rappresentavano solo il 7,16% nel 1997. Sempre parlando di Danimarca, tra le energie rinnovabili quella più rilevante è quella che si ottiene da biomassa, nel 2007 copre il 12,42% dei consumi, in pratica sono stati raddoppiati i valori del 1996. Ma l’incremento più sorprendente si riferisce proprio all’energia eolica che nel 1996 copriva solo il 0,46% dei consumi mentre nel 2007 supera, anche se di poco il 3%.
Veniamo alla Germania. I dati stanno a dimostrare quanto è stato fatto. Le energie rinnovabili coprono nel 2007 l’8,28% dei consumi (rappresentavano solo 1,92% nel 1996). Come per la Danimarca lo sviluppo più rilevante lo si rileva nella utilizzazione della biomassa si passa dal 1,31% del 1996 6,51% del 2007. In questo contesto si deve comunque rilevare che se l’energia eolica copriva nel 1996 lo 0,05% dei consumi oggi tale valore è pari all’1% (20 volte tanto). Lo stesso si può dire solare anche se l’apporto è veramente trascurabile, nel 2007 è pari al 0,17%.
Ed eccoci, in questa rapida carrellata di dati alla nostra Italia. Nel 1996 l’energia da fonti rinnovabili copriva il 5,06% dei consumi mentre nel 2007 le fonti rinnovabili soddisfano il 6,49% in undici anni abbiamo incrementato di un modesto 1,5%. L’energia da fonti rinnovabili prodotta in Italia è di origine “antica” infatti le principali voci sono rappresentate da energia di origine idroelettrica e geotermica. Nel 2007 sul totale della energia rinnovabile queste rappresentano rispettivamente il 24% e 42%, ovvero 2/3 della nostra energia rinnovabile è ottenuta sfruttando tecnologie non molto innovative anche se con rendimenti energetici interessanti. Nel periodo 1996-2007 rileviamo però che la produzione di energia da fonte idrica è calata sensibilmente sia in termini assoluti che percentuali mentre l’energia da fonte geotermica si è incrementata di circa un 30% in modo tale da compensare le perdite da energia idroelettrica.
Anche in Italia si è investito per lo sfruttamento delle biomasse ma si otteniamo poco più del 2% di energia sui consumi totali. Nel periodo considerato abbiamo incrementato la produzione di energia di biomassa di 3 volte, sempre poco se consideriamo che in Germania l’incremento è stato di 5 volte.
Da tutto questo possiamo trarre alcune considerazioni.
L’energia da fonte rinnovabile NON risolve i problemi e tra le fonti rinnovabili l’energia che si ottiene da biomassa è di gran lunga quella più conveniente, così come non è da trascurare quella idroelettrica e geotermica. È noto che il costo per Kwh di una centrale idroelettrica è ca. 1/5 di quello per realizzare un impianto fotovoltaico.
I paesi che investono in energia rinnovabili sono anche quelli in cui si verificano delle dinamiche innovative. In Germania ed in Danimarca il consumo lordo di energia tra il 1996 ed il 2007 è diminuito, mentre in Italia è aumentato.
Una delle sfide più importanti della nostra società per garantire un futuro alle generazioni a venire è quella di trovare nuove fonti energetiche a prezzi competitivi nel rispetto dell’ambiente e delle risorse a disposizioni.
I combustibili fossili, così come quelli per le centrali nucleari sono limitati e possono esaurirsi in 50 o 100 anni è quindi indispensabile percorrere nuove strade.
La prima locomotiva di G. Stephenson non aveva risolto i problemi del trasposto, viaggiava a poco più di 30 km/h e tanti erano i problemi tecnologici da risolvere. Oggi, dopo oltre 180 anni ci sembra normale che un treno possa viaggiare ad oltre 300 km/h. Lo stesso esempio vale per le energie rinnovabili dobbiamo esplorare nuove frontiere chissà quanto dovremo investire per trovare la soluzione giusta.
L’importante è agire, investire risorse e denaro nella ricerca avanzata. Germania e Danimarca dimostrano che ci si può impegnare e raggiungere risultati sui quali è possibile fare valutazioni ed approfondimenti.
L’Italia come al solito chiacchiera, tra i veti dei “verdi” e le megalomanie per un nucleare che ci costerà caro con pochi vantaggi. Si pensi che fra 20 anni (se tutto andrà senza intoppi) la nostra produzione di energia passerà dal 14% al 24% dei consumi, siamo proprio sicuri che le “risorse” di cui disponiamo biomassa ed altro non ci permetta di ottenere lo stesso risultato con il vantaggio di investire in tecnologie innovative?
Ed il “risparmi energetico” ne vogliamo solo parlare o cerchiamo di realizzarlo come hanno fatto o stanno facendo gli altri paesi.
Dall’osservazione di quello che ci circonda riceviamo impressioni, in questo caso ciò che si è visto viene confermato da dati oggettivi, anche questo mi sembra un fatto importante.

domenica, agosto 09, 2009

La “fiducia”, ma Berlusconi sa di che cosa parla?

Il premier Berlusconi continua a ripeterci che la “crisi” nella quale siamo caduti è causata dalla mancanza di “fiducia”. In realtà nulla sarebbe cambiato in questo mondo e se noi continuiamo a comportarci come sempre tutto si risolve in un “battibaleno”.

Quest’estate sto leggendo i bei 12 tomi editi dal “Il Sole 24 Ore”, Storia della economia mondiale, a cura di Valerio Castronovo.

Nel vol. 6 a pagg. 497-518 il saggio di Alain Payrefitte si intitola “L’etica degli affari e il principio della fiducia”. Potete ben capire come tale lettura stimola la riflessione soprattutto se abbinata alle berlusconiane parole.

Il saggio si riferisce all’epoca della “Rivoluzione industriale inglese” e si chiede come mai tutto ha avuto inizio in Inghilterra, ovvero quel processo così complesso che è considerato come l’inizio della nostra era di progresso e ricchezza. Il saggio ha un carattere potrei affermare di tipo epistemologico interrogandosi “sul mito dell’attimo creatore come se fosse davvero indispensabile far risalire un processo tanto complesso, come quello che didatticamente chiamiamo “Rivoluzione industriale” ad un evento specifico.

L’analisi condotta dall’autore si sofferma sul pensiero di Francois de la Rochefoucoult e nel pargrafo intitolato “Una religione della fiducia” cosi scrive.

Francois de la Rochefoucoult stabilisce un collegamento tra lo spirito di libertà e responsabilità economica e il carattere delle istituzioni religiose o politiche. Certo, egli proviene da un paese in cui lo spirito philosophique lo predispone, nel confrontare cattolicesimo e anglicanesimo, a una preferenza per quest’ultimo; ma la sua analisi va al cuore del problema: In Inghilterra la religione si caratterizza per la leggerezza degli obblighi e dei divieti dell’autorità, a vantaggio della fiducia nella responsabilità spirituale di ciascun individuo: “Non credono né autorità che Dio ha donato al Papa quale capo della chiesa, né all’intercessione dei santi, né al potere dei sacerdoti di rimettere i peccati”.

Niente latino: tutti devono poter capite: “Tutto quello che si legge, che si legge e che si predica, è in inglese, in modo da essere accessibile a tutti”. Ne santi, ne protettori e neppure confessioni salvifiche: “Nessuna confessione è necessaria […] non servirebbe nulla ai fini della salvezza perché quindi farla?”.

In compenso questo culto, che vuol essere religione responsabile esige il sacramento della confermazione: “la cresima è ancora più necessaria del battesimo; per la religione protestante è indispensabile. Si ritiene che il neonato che viene battezzato non partecipi attivamente al rito; è quindi necessario che, raggiunta l’età della ragione, ripresenti da buon cristiano e accolga in sé, con la cresima, il bene del battesimo.”

La Rochefoucoult ha colto la correlazione tra fra l’ispirazione del culto e quella della società: “Tutta questa religione è fondata su un’uguaglianza politica. Solo il parlamento è superiore, tutti gli altri sono uguali.”

Pertanto l’Inghilterra supera la Francia in tutti i campi, perché vi è un diverso rapporto con l’autorità. La società è organizzata conferendo – cioè affidando – a ciascuno particolari responsabilità in campo religioso,civile, ed economico. O piuttosto, le istituzioni politiche, giuridiche o economiche sono espressioni diverse di uno stesso spirito di responsabilità.

Ho riportato per intero questo paragrafo perché ci fa capire quanto la “fiducia” berlusconiania sia lontana da quella concezione di “fiducia” che ha permesso e permette alle società di svilupparsi, crescere e soprattutto superare i momenti difficili.

Innanzitutto “la leggerezza degli obblighi e dei divieti”. In questi ultimi tempi abbiamo assistito in primo luogo ad una continua legiferazione dai caratteri sempre più punitivi e repressivi riguardanti il comportamento dei cittadini, ma soprattutto le leggi sono di tale complessità che per poterle rispettare dobbiamo ricorrere all’intercessione di un qualche istituzione. Di fatto il cittadino e sempre più “soffocato” da leggi e leggine.

Emblematico a questo riguardo è la sottrazione di punti dalla patente che ho ottenuto per la guida della autovettura nel caso in cui commetto un’infrazione andando in bicicletta. Solo la totale mancanza di “fiducia” può generare un tale provvedimento di legge.

Veniamo all’uguaglianza politica. Questo governo ricorre continuamente al “voto di fiducia” sui più importante decreti emanati dal governo. Il potere esecutivo sta prevaricando il potere legislativo. Le conseguenze di questo comportamento potrebbero essere gravi e non voglio affrontare il discorso sulla democraticità di questo esecutivo. Il ricorso alla “fiducia” è comunque un segno inequivocabile che il governo non ha “fiducia” sulle capacità del parlamento e siccome il nostro parlamento ci rappresenta in ultima istanza il governo non ha fiducia in noi.

Questa considerazione ci porta dritto dritto all’ultimo capoverso la quale si richiama al senso di responsabilità e di fiducia di tutti noi come elementi che operano per il bene comune.

Berlusconi ci dice che dobbiamo continuare ad acquistare beni e servizi perché dobbiamo avere fiducia nel futuro, ma è lui stesso che non ha fiducia negli altri.

La fiducia di cui noi abbiamo bisogno è quella nelle istituzioni, non dobbiamo sentirci continuamente presi in giro da questo e quell’altro.

In questo momento Berlusconi ci sta raccontando le “sue verità”, il salvataggio di Alitalia, i rifiuti di Napoli, il terremoto dell’Aquila, la ripresa economica, ecc..

ma potremmo accorgerci che le cose non sono come le racconta o come spera che siano.

lunedì, luglio 13, 2009

Alitalia siamo alle solite

Sono stato troppo “assente” dal mio blog. Ma spesso le cose da fare sono tante e non si riesce a dedicare il tempo alle varie attività che si intraprendono.

Pazienza. Questo blog è poi un po’ anomalo quindi anche se è stato “inattivo” ho potuto constatare che alcuni argomenti sono sempre oggetto di interesse.

In questi due mesi ne sono capitate veramente tante sul fronte politico ed economico.

Caso Alitalia. Mi0 padre pronunciava spesso una frase fatta: “Lo Stato è forte con i deboli e debole con in forti”. Nell’ennesimo decreto su Alitalia il Governo da esattamente questa impressione. Il decreto di febbraio era veramente uno “schiaffo” per tutti coloro che avevano sottoscritto le obbligazioni Alitalia. Non ci voleva poi molto a fare due conti per sapere quanto veniva realmente liquidato. Adesso si sono rivisti i conti e in pratica qualche cosa in più si potrà ottenere, ma come in precedenza o ti pieghi al volere del “padrone” oppure rischi di grosso. Prima ancora che questo ennesimo decreto venga approvato sei costretto ad atto si sottomissione nel caso di accettazione delle condizioni poste per il rimborso parziale dei titoli.

E se in fase di approvazione dal parte del Parlamento del decreto si torna al “passato” (ovvero al testo precedente) o il decreto decade, che ne è di coloro i quali devono “…rinunciare, in favore del Ministero dell’economia e delle finanze e di Alitalia – Linee aeree italiane Spa, ora in amministrazione straordinaria, a qualsiasi pretesa e iniziativa direttamente o indirettamente connessa alla proprieta` dei titoli. “. Cosa mai potranno fare? Continuare a spendere soldi in avvocati per ricorsi ed altro.

Insomma, queste sono le cose che non mi piacciono di questo Governo perché da un lato si fa grande con il G8 (tutto bello tutto perfetto) dall’altro si comporta come al solito,”ovvero forte con i deboli”..

Sono invece nelle “piccole” cose si dovrebbe vedere la differenza, ma questo è un sogno…

giovedì, maggio 14, 2009

Lo “strano” federalismo della Lega

Un mese fa il Parlamento ha legiferato in materia di quote latte inserendo un maxi emendamento del decreto per il “sostegno” all’economia. Si tratta come al solito di una legge “salsiccia” ovvero c’è dentro un po’ di tutto comprese il famigerato articolo sul bond “Alitalia”. Ma veniamo alle quote latte.

La posizione del Ministro Zaia è nota. Ha un debito nei confronti dei suoi “amici” cobas, grandi splafonatori e quindi questa legge è di fatto una sanatoria, termine che non si può pronunciare, ma nei fatti lo è.

Riuscirà lo Stato a riscuotere i quasi 2 miliardi di Euro?. I grandi splafonatori potranno rateizzare il debito per 30 anni ad un tasso di interesse che non si può considerare di favore. Ma viene un dubbio, se questi personaggi se ne sono fregati delle leggi per 25 anni per quale ragione dovrebbero rispettarla ora. Forse solo “la galera” o il pignoramento dei beni potrebbe metterli in “carreggiata”.

Ma questi sono solo dettagli.

L’aspetto più rilevante sta ne principio che viene introdotto, ovvero l’assegnazione delle quote verrà fatta da un “commissario”, è stato nominato il Direttore di AGEA il quale deciderà a chi assegnare quote e per quanto.

E pensare che solo pochi giorni fa la Lega ha usato toni trionfalistici per l’approvazione della legge sul “federalismo” fiscale.

Guarda, guarda, per accontentare i compagni di “merende” il federalismo non serve più. Ricordo che in materia di agricoltura, in tutti i contesti, ha competenza la Regione.

Ritengo che questa parte della legge sia “incostituzionale” proprio in quella parte che affida compiti e funzioni alle Regioni.

Un fatto ancora più sconcertante è rappresentato dal “silenzio” delle organizzazioni di Categoria. Ma come tutto questo vi va bene? Ha dell’incredibile.

Ci può essere una sola ragione a questo silenzio colpevole, sono stati “pagati” chissà quali promesse sono state fatte dal Ministro. Queste organizzazioni sono ormai “elefantiache” rispetto al mondo produttivo che rappresentano e quindi hanno un continuo bisogno di risorse finanziarie. Ritengo che si siano vendute !!!!

Questa è l’Italia

mercoledì, maggio 13, 2009

Le ragioni della crisi del centro sinistra

Alcuni giorni fa (4 maggio) Eugenio Scalfari, alla 7, intervistato dalla Gruber mi ha chiarito del perché la sinistra, questa sinistra, non potrà vincere per un pezzo le elezioni.

Scalfari ha parlato di “Dittatura democratica” e su questo gli do ragione, però afferma anche che la sinistra per vincere le elezioni deve fare “attività di formazione politica”. Nell’intervento ha sottolineato che il PCI ha avuto tante colpe ma gli ha riconosciuto il merito di essere stato in grado di diffondere una cultura politica e quindi in sostanza ha fatto progredire le masse dei cittadini.

Forse Scalfari non ha capito che il cittadino è stufo di sentirsi dire fai questo e fai quello.

Se nelle città il traffico è caotico perché non si sono fatte strade ed infrastrutture, non si può dire ai cittadini che per risolvere il problema si deve prendere la bicicletta. Il cittadino di oggi prenderà la bicicletta se gli conviene, non solo, ma ho il dovere di dargli la possibilità di scegliere senza obblighi.

La destra vince proprio perché è riuscita a convincere l’elettorato che gli uomini che la rappresentano sono portatori di un comportamento liberare.

In realtà, in questo modo non si risolvono i problemi, perché non si incide sulle ragioni della crisi in cui versa la nostra nazione.

La perdita di competitività è sotto gli occhi di tutti. Siamo solo capaci di aumentare le regole ed i relativi balzelli. Lo Stato è il grande dispensatore di danaro, altro che Stato liberale.

Quando questa crisi economico finanziaria sarà finita l’Italia si troverà ancora più debole ed impoverita.

martedì, aprile 14, 2009

Obbligazioni Alitalia: ecco cosa riceveranno i creditori !!!

Decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 34 dell'11 febbraio 2009) coordinato con la legge di conversione 9 aprile 2009, n. 33 , recante: «Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, (( nonche' disposizioni in materia di produzione lattiera e rateizzazione del debito nel settore lattiero-caseario». )) (GU n. 85 del 11-4-2009 - Suppl. Ordinario n.49)

Riporto per intero il testo che riguarda il caso Alitalia penso possa servire.

I drammatici fatti del terremoto hanno messo in secondo piano quanto è stato deciso una settimana fa.

In sintesi: I “piccoli” investitori che detengono obbligazioni del prestito obbligazionario 2002-2010 di 700 milioni di Euro con rendimento del 7,5%

possono chiedere di rimborso e verranno “pagati” con titoli di Stato di nuova emissione senza cedola con scadenza 31 dicembre 2012. Come chiaramente enunciato dal comma d dell’art 7 octies: “..le assegnazioni di titoli di Stato di cui alla lettera a) non potranno risultare superiori a euro 100.000 per ciascun obbligazionista

e avverranno con arrotondamento per difetto al migliaio di euro.”

Poi leggetevi tutta la trafila anche perché le obbligazioni sono valutate al 50% del valore di mercato dell’ultimo mese di contrattazione…

Ecco come lo Stato paga i suoi debiti.

Ma questo l’opinione pubblica lo sa?

 

Art. 7-octies. (Rimborso di titoli obbligazionari emessi dalla societa` Alitalia – Linee aeree italiane Spa)

1. Al fine di assicurare il rimborso dei titoli di cui al presente articolo, e` istituito un fondo nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, con una dotazione di 100 milioni per l’anno 2012.

2. Agli oneri derivanti dal presente articolo per l’anno 2009 fino ad un massimo di 100 milioni di euro si provvede con quota parte delle risorse affluite all’entrata del bilancio dello Stato nell’ambito dell’unita` previsionale di base 2.2.1.2, ai sensi dell’articolo 1, commi 343 e 345, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

3. Al fine della tutela del risparmio, a fronte delle iniziative resesi necessarie per garantire la continuita` aziendale della societa` Alitalia – (Segue: Testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati) Atti parlamentari – 101 – Senato della Repubblica – N. 1503 XVI LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI (Segue: Testo del decreto-legge) Atti parlamentari – 102 – Senato della Repubblica – N. 1503 XVI LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI Linee aeree italiane Spa, ora in amministrazione straordinaria, e in considerazione del preminente interesse pubblico alla garanzia del servizio pubblico di trasporto aereo passeggeri e merci in Italia, in particolare nei collegamenti con le aree periferiche, si stabilisce quanto segue:

a) ai titolari di obbligazioni del prestito obbligazionario «Alitalia 7,5% 2002-2010 convertibile» emesso da Alitalia – Linee aeree italiane Spa, ora in amministrazione straordinaria, viene attribuito il diritto di cedere al Ministero dell’economia e delle finanze i propri titoli per un controvalore determinato sulla base del prezzo medio di borsa delle obbligazioni nell’ultimo mese di negoziazione, ridotto del 50 per cento, e comunque nei limiti di cui alla successiva lettera b), in cambio di titoli di Stato di nuova emissione, senza cedola, con scadenza 31 dicembre 2012 e con taglio minimo unitario di euro 1.000. Il diritto e` condizionato all’osservanza delle condizioni e modalita` di seguito specificate;

b) le assegnazioni di titoli di Stato di cui alla lettera a) non potranno risultare superiori a euro 100.000 per ciascun obbligazionista e avverranno con arrotondamento per difetto al migliaio di euro. Per gli importi inferiori a euro 1.000 si provvede ad assegnare provvisoriamente un titolo di Stato del taglio minimo al conto di deposito titoli di cui al comma 4; l’intermediario finanziario che provvede alla comunicazione di cui al comma 5, lo detiene in nome e per conto del soggetto interessato e provvede, alla scadenza pattuita, a riversare all’entrata del bilancio dello Stato la differenza tra il valore del titolo di Stato e il controvalore delle obbligazioni trasferite dall’interessato al Ministero dell’economia e delle finanze ai sensi delle disposizioni seguenti.

4. I titolari di obbligazioni di cui al comma 3 che intendano esercitare il relativo diritto dovranno presentare, a pena di decadenza, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, la relativa richiesta al Ministero dell’economia e delle finanze, per il tramite degli intermediari finanziari che curano la gestione del conto di deposito relativo ai titoli menzionati, nella quale dichiarano il loro impegno irrevocabile:

a) a trasferire al Ministero dell’economia e delle finanze la totalita` dei titoli obbligazionari detenuti;

b) a rinunciare, in favore del Ministero dell’economia e delle finanze e di Alitalia – Linee aeree italiane Spa, ora in amministrazione straordinaria, a qualsiasi pretesa e iniziativa direttamente o indirettamente connessa alla proprieta` dei titoli.

5. Entro i trenta giorni successivi alla scadenza del termine di cui al comma 4, gli intermediari finanziari, sotto la propria responsabilita`, (Segue: Testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati) Atti parlamentari – 103 – Senato della Repubblica – N. 1503 XVI LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI (Segue: Testo del decreto-legge) Atti parlamentari – 104 – Senato della Repubblica – N. 1503 XVI LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI trasmettono al Ministero dell’economia e delle finanze e ad Alitalia- Linee aeree italiane Spa, ora in amministrazione straordinaria:

a) i nominativi dei soggetti titolari delle obbligazioni che, entro il termine stabilito, hanno presentato la richiesta di adesione, con specifica indicazione, per ciascuno di essi, delle quantita` di detti titoli obbligazionari detenuta alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e del numero di conto deposito titoli al quale trasferire i titoli di Stato eventualmente spettanti;

b) le dichiarazioni di impegno irrevocabile ricevute;

c) un’attestazione contenente l’effettiva giacenza presso i propri conti delle quantita` di titoli obbligazionari dichiarati da ciascun soggetto richiedente e la conformita` delle dichiarazioni e degli impegni al contenuto delle disposizioni di cui al comma 4 e la provenienza degli stessi dai soggetti titolari delle obbligazioni di cui al comma 3.

6. A successiva richiesta del Ministero dell’economia e delle finanze, gli intermediari finanziari trasferiscono detti titoli obbligazionari sul conto titoli presso la Banca d’Italia intestato al Ministero dell’economia e delle finanze. La Banca d’Italia verifica l’effettivo trasferimento delle obbligazioni e ne da` comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze e ad Alitalia – Linee aeree italiane Spa, ora in amministrazione straordinaria. Con il trasferimento, il Ministero dell’economia e delle finanze subentra automaticamente in tutti i connessi diritti, anche nei confronti della societa` e della procedura di amministrazione straordinaria, nonche´ nelle relative azioni, anche in quelle formulate in sede giudiziaria.

7. Entro il 31 dicembre 2009, e comunque non prima di trenta giorni dall’avvenuta ricezione della comunicazione della Banca d’Italia che attesta l’avvenuto trasferimento dei titoli, il Ministero dell’economia e delle finanze provvede a trasferire i titoli di Stato spettanti agli aventi diritto sul conto di deposito titoli indicato nella comunicazione di cui al comma 5.

8. Il rimborso dei titoli di Stato di cui al comma 3 e` effettuato a valere sulle risorse del fondo di cui al comma 1.

9. Al comma 2 dell’articolo 3 del decreto-legge 28 agosto 2008, n. 134, convertito, con modificazioni, in legge 27 ottobre 2008, n. 166, sono soppresse le parole: «ovvero obbligazionisti». 10. All’onere di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 61, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relativa al Fondo per le aree sottoutilizzate. Il Ministro dell’economia e delle finanze e` autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 

giovedì, aprile 09, 2009

Quote latte: il Senato approva

È stata veramente scritta la parola fine sulla annosa questione delle “quote latte” o come capita spesso questo non altro che un capitolo di una storia che finirà solo quando altri decideranno di finirla ?

E gli altri in questo caso sono gli Stati Membri della UE.

Rimane comunque lo scandalo per un decreto che favorisce un pugno di allevatori irrispettosi della legge e che si fanno beffa di tutti quelli che, in tanti anni si sono “tirati” il collo per mettersi in regola.

Le Associazioni di categoria perseguiranno nella loro ignavia, secondo me ci sono tutti gli elementi di “incostituzionalità” del decreto, così come si potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia della UE, non tanto per l’assegnazione della quota quanto per i modi previsti nella ripartizione.

Vedremo, ancora una volta è prevalsa la legge del più forte !!!!