sabato, agosto 16, 2008

Dopo ferragosto i problemi di sempre, uno a caso: inflazione.

Nel post di ieri ho citato lo studio di Ronald Trostle Global Agricultural Supply and Demand: Factors Contributing to the Recent Increase in Food Commodity Prices pubblicato nel maggio del 2008 dall’USDA (United States Department of Agriculture). Sono 30 pagine assai interessanti ricche di dati e di analisi scritte nell’asciutto e concreto modo tipico dei ricercatori anglo-sassoni.
Se non avete il tempo di leggerlo cito un aspetto conclusivo del rapporto, quello relativo all’impatto dell’aumento del prezzo dei prodotti agricoli sulla spesa alimentare.
Il modello elaborato, di tipo econometrico, (e qui si riapre la riflessione sulla utilità dei modelli) tiene conto della “dieta”, ovvero degli alimenti che mediamente consumiamo nei paesi sviluppati e nei paesi in via di sviluppo ed importatori di prodotti agricoli.
Se si ipotizza un aumento del 50% dei prezzi dei prodotti agricoli (frumento, mais, olio, ecc..) si avrebbe un aumento del 6% del prezzo della spesa alimentare per nei paesi sviluppati, mentre data la diversa incidenza della spesa alimentare nei paesi in via di sviluppo con deficit alimentare l’incremento è di oltre il 21% sulla spesa per alimenti.
Lo scenario ipotizzato tiene conto del reddito e di come viene distribuito. Nei paesi sviluppati (siamo poi tra questi?) l’aumento del 6% della spesa alimentare rappresenta solo lo 0,6% del nostro reddito mentre per i paesi in via di sviluppo l’aumento del 50% per prezzi dei prodotti agricoli ha un impatto del 10,5%.
Se osserviamo i dati presentati nei giorni scorsi l’aumento del prezzo dei prodotti agricoli è ben al di sotto del 50% ipotizzato nello studio dell’USDA ed allora perché osserviamo quel 6% di aumento della “spesa” per l’alimentazione?
In ogni caso quel 6% di aumento non ci porta alla “rovina” si tratta di solo dello 0,6% di quanto guadagniamo.
Il problema è capire chi sta facendo il furbo. Il signor “mister prezzi” vuole intervenire o se ne sta a guardare?

giovedì, agosto 14, 2008

Ma ci dobbiamo fidare dei modelli di previsione ?!!

Prendiamo il caso dei cereali
Alla fine del 2006 sul sito web specializzato dell’Unione Europea vengono pubblicati documenti per definire le strategie della UE in materia di biocarburanti.
L’argomento non è nuovo per gli addetti ai lavori e da anni si valutano le reali possibilità per sfruttare risorse agricole a fini energetici. In Brasile si producono rilevanti quantità di etanolo ottenuto dalla fermentazione della canna da zucchero, mentre negli USA l’etanolo viene ottenuto dalla fermentazione dell’amido contenuto nel mais.
Da anni i prezzi dei cereali erano in calo non solo nella UE ma un po’ in tutto il mondo. Le politiche agricole sono rivolte alla graduale liberalizzazione e globalizzazione dei mercati, pertanto tutte le analisi ritenevano che si sarebbe mantenuta la stabilità dei prezzi su livelli bassi. Negli USA si dice che la lobbie dei cerealicoltori preoccupati per il deprimente andamento dei mercati abbiano indotto il “petroliere” Bush a sovvenzionare l’industria dei biocombustibili e di conseguenza il mercato dei cereali.
In pochi mesi tutti queste previsioni ottimistiche rivolte alla diversificazione delle fonti energetiche vengono sconvolte da un inatteso ed esponenziale aumento del prezzo di quasi tutti i cereali.
Il mercato del petrolio si era già mosso, con incrementi, nel 2005 ma dalla primavera del 2007 nel mercato dei cereali non si era visto nulla di simile da decenni.
Il fenomeno rialzo del prezzi parte da Chicago, e tutti gli analisti incominciano ad analizzare il fenomeno. Fiumi di inchiostro per indagare tutte le diverse ragioni, biocarburanti, scarso raccolto in Australia, cambiamenti climatici, la crescita di Cina ed India, insomma chi più ne ha più ne metta.
I mercati a termine semplicemente impazziti.
Nel maggio del 2008 l’USDA pubblica un interessante report in cui sono descritti gli eventi dell’ultimo anno. (Global Agricultural Supply and
Demand: Factors Contributing to the Recent Increase in Food Commodity Prices)
Nelle “stanze” del potere e tra gli addetti ai lavori si affermava che la situazione era critica e che andavano presi provvedimenti urgenti. Tutti erano convinti che ci sarebbero voluti almeno 2-3 anni per dare stabilità al mercato e quindi le previsioni erano per la campagna cerealicola 2007-2008 ancora prezzi alti, anche se non altissimi.
La UE nell’estate del 2007 consente la coltivazione delle superfici a “set a side” che corrispondono a circa il 10% della superficie a cereali.
In certi momenti sembrava il panico, roba da “assalto ai forni” di manzoniana memoria.
In un contesto simile è accaduto esattamente quello che si poteva immaginare anche senza scomodare sofisticati modelli econometrici.
L’industria di trasformazione ne ha approfittato per “ritoccare” listini fermi da tempo. Questo punto può essere oggetto di approfondimenti. I produttori ne hanno approfittato per incrementare le superfici coltivate e soprattutto hanno impiegato più fattori produttivi. Gli incrementi delle rese unitarie sono possibili impiegando più concimi o diserbanti. Le condizioni climatiche sono state generalmente soddisfacenti.
Risultato, si veda il rapporto UE (Previsione sulle rese cerealicole annue) sulla stima delle rese delle principali produzioni rispetto al dato medio degli ultimi 5 anni + 4,8% per il frumento tenero, +12,8% per il frumento duro e il 9,5% per il mais.
I mercati hanno già “fiutato” tale situazione ed i prezzi sono in forte calo.
Le rilevazioni Ismea indicano quotazioni in calo rispetto al 2007 per frumento e mais e si tenga presente che in questo periodo stava iniziando il fenomeno di prezzi al rialzo.
I prezzi attuali non sono affatto remunerativi per gli agricoltori che hanno operato sulla base di indicazioni al rialzo e quindi hanno “sopportato” gli incrementi di spesa per energia e fertilizzanti con la speranza di buoni incassi.
La realtà si sta rilevando ben più amara.
In sostanza i modelli previsionali devono essere utilizzati con grande cautela e ci possono aiutare ben poco quando certe situazioni vengono manipolate da vasti settori affaristici e speculativi.
C'è materiale per riflettere !!!!

Brunetta e il calo dell’assenteismo

Il periodo è vacanziero e la tentazione di allungare le ferie in modo improprio è forte. Il Ministro Brunetta ha trionfalmente reso noto i dati sulle assenze dei dipendenti pubblici sottolineandone la rilevante flessione in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il Decreto è entrato in vigore da poco tempo, ma come dice il detto “tanto tuonò che piovve” a furia di parlare di fannulloni, delle assenze ingiustificate, dei certificati medici di dubbia natura qualche risultato è stato raggiunto.
Vi chiedo però se secondo voi la riduzione dell’assenteismo sia poi realmente un vantaggio. Il termine “efficienza” per il burocrate è sinonimo di: “cosa facile resa difficile mediante l’inutile”, quindi avere molti dipendenti pubblici al proprio posto di lavoro potrebbe dimostrarsi a lungo andare disastroso.
Per dimostrare l’utilità della cosa inutile di cui si stanno occupando i burocrati potrebbero escogitare chissà quale diavoleria e di conseguenza i pochi soldi “persi” per una assenza ingiustificata diventano un maggiore onere per tutta la collettività.
Il vero problema delle PA è quello di gestire la cosa pubblica come 50 anni fa.
L’introduzione dell’informatica o di altre procedure informatizzate è solo una “facciata” perché alla fine di tutto il percorso ci vuole sempre una scartoffia, una firma, ci si inventa un modulo e così tutto si complica nuovamente e si giustifica la necessità di un personale esuberante ed inutile in relazione alle cose da fare.
Faccio due esempi.
Il primo riguarda il rilascio per “patentino” per guidare lo scooter. Nella città in cui vivo, forse in altre la cosa è diversa, occorre recarsi alla Motorizzazione con vari documenti, in particolare con la ricevuta del versamento di due bollettini postali identici e quando identici intendo proprio uguali in tutto, importo (se non ricordo male una decina di euro), causale, destinatario ecc.. tengo a precisare che per fare i due versamenti si paga due volte il costo del bollettino (€ 1,50).
Quando mi sono presentato allo sportello ho chiesto ragione dei due bollettini precisando il fatto che se ne poteva fare uno essendo identici. L’impiegato ha sbarrato gli occhi ed ha detto: “impossibile” ed io ho detto:”perché ?”, a questo punto l’impiegato, scocciato di tanta insistenza, mostrandomi un modulo tipo foglio protocollo e con in mano una cucitrice, risponde: “una ricevuta la devo mettere su questa facciata” e da il punto con la cucitrice, “l’altra la devo mettere su quest’altra facciata” e graffa la seconda ricevuta…
Questa è la burocrazia. Non c’è assenteismo che tenga…
Il secondo è più ampio e riguarda l’inutilità delle Province, carrozzoni che costano e basta. Ogni funzionario deve pur giustificare il suo ruolo e la sua funzione quindi ci si inventa di tutto. Si tenga presente che sono istituzioni governate da cittadini eletti e come tali devo pur distribuire soldi a questo e quello.
Non servono a nulla eppure sono lì e anche se tanti in campagna elettorale hanno detto di volerle abolire della cosa non se ne parla.
Ci dica il Ministro Brunetta, quanto ci costano e quanto potremmo risparmiare !!!

venerdì, agosto 01, 2008

È arrivata la “bufala” dell’estate, Berlusconi non si smentisce

Ieri, Sulla prima pagina di quasi tutti i giornali la vicenda Alitalia era in primo piano. Notizie frammentarie, tutte basate sulle “indiscrezioni” pronunciate, prima di tutto da Berlusconi, e poi dai vari personaggi che hanno accesso alla stanza dei bottoni.
Quello che ho letto non è assolutamente credibile, a smentirlo sono i “numeri” ufficiali di Alitalia. La “Nuova Alitalia” non può nascere come la “Nuova Parmalat” (legge Marzano a parte) perché vi ricordo che il conto economico di Parmalat era in attivo, il “core business” quello dei prodotti lattiero caseari era in grado di generare profitto. Il crac Parmalat è stato causato dalle “follie” finanziarie e da attività che ben poco avevano a che fare con l’agroalimentare.
L’operazione salvataggio Parmalat non è stata facile ed al Commissario vanno fatti mille elogi, ma in ogni caso aveva risorse sulle quali lavorare.
Alitalia non genera profitto nel suo “core business” per come è gestito ed organizzato, ovvero la Nuova Alitalia deve essere una cosa diversa da quella di adesso.
Con le difficoltà del settore capite bene che si tratta di un investimento ad altissimo rischio. Come fa un imprenditore ad investire 100-200 milioni di euro senza una certezza di redditività, al minimo 3-4%. Il miliardo di cui si “favoleggia” dovrebbe rendere dai 30 ai 40 milioni di Euro. Vi ricordo che la gestione Alitalia nel 2007 ne ha persi 300 di milioni.
Che fine fa il prestito obbligazionario di 700 milioni scadenza 2010?
Gli esuberi sarebbero 12-13 mila perché 5000 verrebbero da Alitalia e gli altri da Alitalia Servizi che va in liquidazione con tutti i debiti.
Vi avevo detto che eravamo in attesa della “bufala” Alitalia, è arrivata

sabato, luglio 26, 2008

Berlusconi fa anche il pubblicitario !!!!

Cari lettori avete sentito lo spot pubblicitario del Berlusca: “Io amo l’Italia e volo Alitalia”. Geniale, nulla da dire. (chissà se lo pagano per dire certe str…).
Per risollevare le sorti della malconcia compagnia di bandiera non solo è pronta una “cordata” di imprenditori ( detto tra di noi alcuni sono indebitati quanto la società che dovrebbero scalare…) ma anche un decreto che costringerà i cittadini italiani a comprare solo voli Alitalia, in caso contrario saranno considerarti fedifraghi e quindi perseguibili di tradimento della Patria.

Continuo a chiedermi come ha fatto il Berlusca ad accumulare tanti soldi.

Ha letto i bilanci di Alitalia pubblicati sul sito Web? (vedi link)
Personalmente ammetto di averli “leggiucchiati” ma mi è bastato debiti, debiti e debiti. Situazione patrimoniale disastrosa, conto economico in rosso, con costi in aumento, per il personale nel 2007 i costi sono aumentati del 15% su 2006. Per non parlare delle prospettive dovute all’aumento carburante ecc..
Evidenzio inoltre che nel 2010 scade il prestito obbligazionario di oltre 700 milioni di Euro. Dove li prenderanno i soldi ?
Se il prestito obbligazionario se ne va nella bad company per i sottoscrittori c’è di che stare allegri…
A parte questo vi segnalo che nell’allegato del bilancio 2007 è riportato il curriculum vitae del Presidente Aristide Police
Enfant prodige. Nasce nel 1968, maturità con 60/60 e poi laurea alla L.U.I.S.S. con il massimo dei massimo 110 su 110 lode e dignità di stampa. Nel 1995 diventa Dottore di Ricerca, e fin qui tutto abbastanza normale, ovvero sono molti i bravi studenti che hanno percorsi di questo tipo.
Il miracolo avviene in 3 anni. Nel 1999 vince un concorso da Ricercatore e nel 2000, ne vince uno prof. Associato.
Nel 2001 risulta idoneo ad un concorso per prof. Ordinario e nel 2005 l’Università di Tor Vergata lo chiama a ricoprire la cattedra di Diritto Amministrativo.
Al momento comunque non insegna in quanto sul sito dell'Ateneo di Tor Vergata non risulta nessun Aristide Pollice docente di Diritto Amministrativo.
Insomma quello che un “comune” universitario fa in media in 15 anni il Presidente lo ha fatto in 5 anni.
Non solo si è dedicato con tanto profitto nelle ricerche universitarie ma ha “collaborato” per ben 15 anni con l’illustre avv. Scoca. Uno dei principi del foro romano in fatto di diritto amministrativo.
E il nome Scoca ritorna, in quanto al momento il dott. Stefano Salvatore Scoca è collaboratore del prof. Claudio Franchini docente dell'insegmanto di Diritto Amministrativo: corso introduttivo.
Chissà, forse un piccolo scambio di favori... (vedi il link sul sito)
Certa gente è da invidiare, mi assomigliano, non trovate. Mi riferisco a Napoleone, ovviamente….

martedì, luglio 22, 2008

I rifiuti di Napoli: tutto ha un prezzo

Il Governo ha dichiarato che in poco più di un mese ha "risolto" il problema dei rifiuti di Napoli. Strade, piazze, ecc. tutto ripulito, tutti sono contenti, nessuno più si lamenta. I posti di blocco e le manifestazione si sono "sciolte" come neve al sole. Ma questo è un miracolo !!!. Ma voi a questi miracoli ci credete. Leggetevi questo documento "Accordo di programma" e capirete che il risultato è stato ottenuto a suon di milioni, di Euro ovviamente. E questo è solo l'inizio. Nell'accordo infatti si afferma in modo chiaro che in ogni comune sarà definito uno specifico "Accordo operativo" che sarà a sua volta finanziato. Risultato, la camorra ha vinto la sua battaglia, ha trovato chi paga e bene.

A me questa non sembra una "soluzione" perché i problemi rimangono. Si parla di tagli agli sprechi ma questo che cos'è?

La prossima "bufala" ce la dovremo aspettare per Alitalia

lunedì, luglio 21, 2008

Federalismo: NO GRAZIE !!!!

Un bravo all’economista Enrico Cisnetto.
Questa mattina nel corso della trasmissione “Uno mattina” ha, con poche ma significative battute, messo “il dito nella piaga” dei provvedimenti economici che stanno per essere approvati dal Parlamento.
Tutti sappiamo che si devono fare dei tagli, il problema è dove e come. Il Governo segue la linea di sempre, ovvero meno tot % “uguale” per tutti e poi cerca di “ridistribuire” favorendo questo o quello ed allora le lobbie si scatenano.
E così hanno operato tutti i governa degli ultimi 15 anni con i risultati che sappiamo.
Si dovrebbero prendere provvedimenti mirati su previdenza e sanità o poi operare a livello di organizzazione dello stato.
Il “federalismo” ci porterà alla rovina definitiva, o almeno il federalismo di cui si parla.
L’Italia non potrà mai essere “federale” perché si deve tener presente che il processo di “federazione” nasce dall’esigenza di Stati sovrani che hanno condiviso alcuni grandi principi o servizi collettivi, ad esempio la difesa, o servizi essenziali come la sanità e la previdenza sociale, la moneta, i trasporti, ecc…
Queste condizioni, i Italia, non si sono mai realizzate, anzi le competenze regionali riguardano proprio questi aspetti ed i risultati si vedono.
Sprechi, sprechi ecc..