mercoledì, ottobre 26, 2011

Si può cambiare o si deve fare la rivoluzione ?

Il nostro “male” è profondo ed è causato da una serie articolata e complessa di situazioni che sono di difficilissima soluzione. Pensioni: quelle di anzianità sono una “perla” tutta italiana, ma come si fa a smantellarle dall’oggi al domani; burocrazia, quando si parla di “semplificazioni” mi vengono i brividi perché sino ad ora ho solo visto “complicazioni”; evasione fiscale, si vuole fare dell’Italia un popolo di “delatori” perché lo Stato non è in grado di adempiere ai suoi compiti; Dipendenti pubblici (sono uno di questi), mi chiedo quanti sono quelli che sono stati assunti nella pubblica amministrazione per carità, e non parlo di quelli che proprio non servono, se non a quella burocrazia che si autoalimenta di scartoffie; ed infine i “costi della politica”, ma non mi riferisco agli ignobili privilegi della casta, ma alle opere, alle infrastrutture, agli enti inutili che sono stati finanziati da questo o quel politico per ottenere il consenso.

In una Italia così, il governo di "B" è solo uno dei tanti problemi. La soluzione, cambiare tutto, come: non lo so, sottovoce sussurro “rivoluzione”.

domenica, luglio 31, 2011

Blog trascurato

In 18 mesi non ho “postato” nulla, è grave e ne sento la mancanza. Il lavoro mi ha tenuto lontano dal mio blog. Ho dato un’occhiata a quanto scritto a suo tempo e mi rendo conto che ci sono veramente molte cose sulle quali riflettere.

Di recente alla radio ho sentito che il quotidiano “Il fatto” ha rispolverato la questione “Alitalia” mettendo in evidenza che siano alle solite !!!.

Altro tema che ho affrontato più volte è quello delle “Quote latte”. Faccenda tutt’altro che risolta,

Nel mio blog se non ricordo male avevo affrontato anche il tema dell’abolizione delle province, questione sempre oggetto di discussione. Anzi il PD astenendosi nella votazione alla Camera sulla proposta di Di Pietro ha perso un’ottima occasione.

Anche se ho trascurato il mio blog ho continuato però nelle mie letture a carattere etico. In particolare vi consiglio “Teoria dei sentimenti morali” di Adam Smith, sto anche rileggendo “La ricchezza delle nazioni” e mi rendo conto che è assolutamente necessario conoscere le due opere per valutare appieno il pensiero di questo filosofo. La nostra società deve molto a questo genio e voglio riportare un brano della sua opera perché ci fa capire dove stanno i guai dei nostri giorni: “Aumentando il prezzo delle merci l’aumento dei salari opera alla stessa maniera dell’interesse semplice nell’accumulazione di un debito. L’aumento dei profitti agisce come l’interesse composto. I nostri commercianti e i nostri manifattori si lamentano molto dei cattivi effetti degli alti salari nell’aumentare il prezzo, e quindi nel ridurre le loro vendite tanto all’interno che all’estero. Essi non dicono nulla relativamente ai cattivi effetti degli elevati profitti. Essi tacciono sui dannosi effetti dei loro guadagni. Si lamentano soltanto dei guadagni degli altri.(Tratto da: I grandi classici dell'economia, Voli 1° A. Smith, La ricchezza delle nazioni - Parte I, pag 194, Il sole 24 ore, Bergamo 2010)

Leggete attentamente e capirete la “forza” di queste affermazioni. La situazione di oggi è proprio determinata dall’avidità dell’imprenditore che tende ad incrementare i profitti in modo smisurato e non si rende conto degli “effetti dannosi”. Se invece incrementasse i salari gli effetti sarebbero decisamente migliori. Questa frase di Smith spiega la “lotta” tra Obama ed i Repubblicani, semplificando da un lato si vogliono salvaguardare i salari dall’altro i profitti. Ma il monito di Smith, padre del liberalismo, ci dovrebbe far riflettere.

Ma mi chiedo e vi chiedo in nostri politici hanno letto Smith?

mercoledì, gennaio 20, 2010

Mozzarelle “taroccate”: siamo alle solite !

È di ieri la notizia che il Ministro Zaia ha commissariato il Consorzio di Tutela della DOP “Mozzarella di bufala campana”. A quanto pare il Presidente del Consorzio, Luigi Chianese, nel suo caseificio produce mozzarelle DOP che NON rispettano il disciplinare approvato dall’Unione Europea. Quindi le mozzarelle proprio DOP non sono. In sostanza anziché usare solo ed esclusivamente latte di bufala si aggiunge un po’ di latte vaccino, si dice il 20-30 %.

Intendiamoci meglio il latte di vacca che la “diossina” dell'aprile del 2008 (vedi post)

Questo blog di mozzarella se ne è già occupato e credo che questo ciclico ripetersi si situazioni che intaccano l’immagine del food made in Italy non possono considerarsi sempre e solo degli incidenti di percorso dovuti alla dabbenaggine o al delinquere di qualcuno.

Questi episodi testimoniano che questo sistema produttivo fatto solo di immagine, i prodotti tipici sono i migliori del mondo ecc… non può funzionare.

Se si aggiunge latte di vacca alla mozzarella non si danneggia la salute del consumatore, si tratta solo di una truffa. Dato che siamo in Campania è come vendere un capo “taroccato”, in fin dei conti si tratta di un peccatuccio.

Dobbiamo allora renderci conto che non è sufficiente mettere un “bollino” su una confezione per fare il prodotto di «qualità», ma dobbiamo dare origine ad un sistema completo ed integrato che sappia valorizzare e vendere il prodotto esaltandone le caratteristiche peculiari.

Conquistare i mercati è difficile e questi episodi discreditano l’intero settore, quando ci si renderà conto che non è possibile continuare con furbizie e stratagemmi?

lunedì, gennaio 18, 2010

Liberalizzare le rette universitarie

Francesco Giavazzi su “la Voce.info” propone la rimozione dei vincoli normativa che impediscono alle Università di aumentare le rette.

La proposta è condivisibile ma deve far parte di una più organica revisione delle modalità di finanziamento dell’Università. Il costo di 7 mila euro è un dato medio. Credo che il costo presenti una variabilità molto accentuata da Ateneo ad Ateneo da Facoltà a Facoltà. Un altro aspetto importante che influenza il costo medio è il numero di studenti “fuori corso”, questi si possono considerare come studenti “finanziatori”. Non utilizzano docenti e strutture e continuano a pagare.

Il “costo” andrebbe calcolato non sugli studenti iscritti, ma sui laureati. Teniamo presente la drammatica percentuale degli abbandoni tra il 20 e il 30% sugli iscritti al 1° anno.

Se si vogliono “liberalizzare” le tasse di iscrizione si dovrebbe mettere un tetto alla durata dell’iscrizione nell’Università. Ci sono studenti che risultano iscritti in corsi triennali da oltre 6 anni. È giusto prevedere eccezioni per particolari situazioni, es studenti lavoratori, problemi di salute, ecc, ma per la maggior parte va posto un limite. Il processo formativo nell’Università deve tener conto del processo di apprendimento. Il ministero ha posto limiti cogenti nel numero di esami per il conseguimento della laurea, ma sappiamo che ogni insegnamento, in molte Università è ridotto ad uno spezzatino di moduli e per ciascuno e prevista una prova scritta e orale. In questo contesto i tempi si allungano, meglio per le Università peggio per gli studenti che continuano a pagare..

sabato, gennaio 09, 2010

Un mondo migliore?

Mio figlio venticinquenne è rientrato a casa alle 5 del mattino dopo una “nottata” in discoteca. Cosa c’è di strano?, nulla.

Io e mia moglie siamo alle 8 di sera siano andati al cinema a vedere il film Brothers del regista Jim Sheridan. La trama è semplice. Un ufficiale americano innamorato della bellissima moglie, catturato in Afganistan dai talebani, è costretto ad uccidere il soldato che lui stesso aveva salvato. Per chi è mosso da un cieco fanatismo cosa c’è di strano in un forma di così crudele tortura?, nulla.

Queste due brutali, ma al tempo stesso semplici risposte ci devono far riflettere.

In un mondo globale questi due estremi non possono coesistere, lo scontro non può che essere inevitabile. La nostra civiltà occidentale non potrà mai comprendere l’integralismo mussulmano, così come la civiltà mussulmana non potrà mai comprendere la “dissolutezza” occidentale.

Il Presidente Obama ha dichiarato che combatterà i terroristi di Al Qaeda ovunque, Afganistan, Yemen e Somalia e questa decisione la condivido e la appoggio, ma al tempo stesso dobbiamo combattere una guerra interna alla nostra società contro la dissolutezza, la corruzione di principi morali, la negazione di valori etici universali.

Contro la guerra ricordo due letture, una è senza dubbio poco nota e si riferisce al saggio del 1972 di Padre Aldo Bergamaschi - Quale storia insegnare? Collana "Piccola biblioteca pedagogica", n. 26. Edizioni "Nuova rivista pedagogica", Roma, 1972. 26 pp; l’altra molto più nota e famosa fa riferimento all’epilogo del romanzo Guerra e pace di Tolstoj.

Questi due personaggi che considerano grandi pensatori si chiedono il perché delle guerre. Per Padre Aldo Bergamaschi le ragioni vanno trovate nel concetto lacerante di nazione che è totalmente contrario all’universalità del messaggio evangelico, mentre per Tolstoj le ragioni vanno ricercate nell’uomo, nei potenti in coloro che hanno la responsabilità della società.

Le guerre non risolvono i problemi ma diventano inevitabili quando le differenze tra due società, o meglio le espressioni dei modi di vivere sono troppo distanti. In tempi passati due “mondi” diversi potevano anche convivere perché ognuno poteva starsene isolato. Oggi tutto questo è impossibile e quindi lo scontro diventa inevitabile.

La nostra società deve fare assolutamente qualche cosa, non è possibile che gli anni migliori dei nostri ragazzi, il tempo migliore della loro esistenza venga buttato via in nottate passate in una discoteca. Dobbiamo chiederci perché tanta gioventù passa ore a stordirsi di alcool o musica assordante dai ritmi tribali e sincopati. Io non so formulare una risposta, ma sono certo che tutto questo non porta a nulla di buono.

La nostra società è “malata” ed i sintomi si vedono nella gioventù e come è giusto difendersi dai terroristi così dobbiamo però trovare i modi per sconfiggere un male ben più oscuro che ci corrode dall’interno che lentamente ma inesorabilmente distrugge valori etici e morali universali sapientemente sviluppati grazie all’opera di tanti uomini.

sabato, novembre 21, 2009

Alitalia e Ryanair: alcune strane coincidenze

I gironi scorsi, il 6 novembre, nella trasmissione “Otto e mezzo”, il programma di approfondimento della rete televisiva “La7”, la brava conduttrice Lilli Gruber ha intervistato un compito e serio Roberto Colaninno. Ha parlato dell’Alitalia come di una compagnia risanata che sta ottenendo risultati soddisfacenti. Ovviamente non è affar suo parlare dei 4 miliardi di perdita della “vecchia Alitalia” che verranno addebitati a tutti gli italiani.

Un altro argomento, che mi ha colpito, ha riguardato il personale che è stato lodato per la dedizione al lavoro la professionalità ecc..

Dopo queste belle parole dopo soli 10 gg ecco uno sciopero selvaggio del personale dell’aeroporto di Fiumicino, ma come?, non andava tutto liscio come l’olio? Ad esempio vedi articolo sulla Stampa

Qualche giorno fa la “Ryanair” annuncia l’intenzione di diventare il primo vettore italiano per numero di passeggeri trasportati.

In questa contesa mediatica c’è senz’altro chi “trucca” la verità e chi invece parla perché sa che cosa dice.

Sono sempre stato un sostenitore della linea che doveva portate al “fallimento” della Alitalia, solo così avremmo potuto capire in che modo affrontare il problema della interconnessione tra i sistemi di trasporto.

Così nulla è stato chiarito.

La Ryanair ha quella flessibilità e imprenditorialità per andare ad inserirsi negli spazi lasciati liberi da Alitalia o da altri operatori.

In un tale contesto ritengo che l’Alitalia (quella nuova) non riuscirà a competere e tra non molto assisteremo alla solita sceneggiata, chi se la compera, che fine fare all’ormai dimezzato personale (rispetto alla vecchia Alitalia) ecc..

Sino ad ora hanno parlato gli operatori ed i politici se ne sono stati fuori, almeno sulla stampa, ma sappiamo bene qual è il loro reale peso.

La Lombardia di Formigoni ha battagliato per Malpensa e l’Expo 2015 è praticamente alle porte e rappresenta un’occasione per fare ottimi affari fino a che punto si vorrà difendere l’italico tricolore dipinto sulle carlinghe degli aerei?

E se la Lega, sempre a caccia di soldi facili, dovesse ritenere che la l’arpa celtica stilizzata sugli aerei di Ryanair possa rappresentare una buona occasione che fine farà l’Alitalia?

Ancora una volta staremo a vedere, come al solito noi cittadini siamo trattati come “popolo bue” al quale si può raccontare tutto, tanto poi a decidere sono sempre i soliti !!!

martedì, novembre 10, 2009

20° anniversario dell’abbattimento del muro di Berlino: ma per Berlusconi il muro è sempre lì.

Sono nato nel giugno del 1954. La costruzione del “muro di Berlino” è uno dei pochi ricordi della prima infanzia. In quell’estate del 1961 ero a casa delle mie prozie a Basilea. Non avevano la televisione, ma una di quelle grandi radio a valvole, ci si sintonizzava sui canali ruotando una grossa manopola, la voce del cronista usciva da una potente cassa acustica. Le mie prozie ascoltavano molto preoccupate. La Svizzera era stata neutrale durante il secondo conflitto mondiale ma non per questo aveva patito disagi e sofferenze. La costruzione del muro poteva avere conseguenze serie, dicevano, e se gli alleati avessero reagito? Il muro era l’ennesima provocazione del regime sovietico al mondo occidentale e capitalista. Un anno dopo o poco meno ci sarebbe stata la “crisi di Cuba”. Il regime sovietico “giocava” pericolosamente per mettere alla prova i regimi democratici filo statunitensi.

Solo dopo tanto tempo leggendo l’opera di Churchill ho capito che si trattava di una pericolosa “schermaglia”, Stalin era uomo di parola ed aveva garantito agli alleati che in Europa non ci sarebbero state più guerre per almeno 50 anni.

E così è stato ed è.

L’utopia comunista, con la costruzione del muro, ha messo in evidenza tutti i suoi limiti, le sue mancanze, la sua incapacità a realizzare progresso e benessere generalizzato.

La costruzione del muro, oggi lo possiamo dire, segna l’inizio della caduta del comunismo. Ci sono voluti 28 anni per demolire il muro, non certo una notte.

L’anniversario del 9 novembre è un fatto puramente simbolico così come il 14 luglio è l’anniversario della Rivoluzione Francese. Il nostro modo di vivere a bisogno di queste ricorrenze, che in realtà sono un po’ banali e sciocche.

L’importante è tutto quello che c’è stato prima e ci sarà dopo.

Per Berlusconi il tempo non è passato. La sua propaganda più incisiva fa ancora leva sui “comunisti che mangiano i bambini”. Per lui il muro non è stato abbattuto è sempre lì a dividere i buoni, in questo caso i sui amici – alleati, dai cattivi, l’attuale PD erede dei comunisti, le toghe rosse, i giornalisti che si permettono di criticarlo, ecc… Agli italiani questo modo di ragionare piace, da, come dire delle certezze, un muro è qualche cosa che da solidità che serve per capire chi sta di qua e chi di la.

In tutto questo capite bene c’è la negazione della storia, non si vuol comprendere che le società si evolvono e che devono darsi sempre nuovi obiettivi per poter crescere e prosperare.

Fare riferimento a steccati e logiche del passato può essere anche vantaggioso ed il successo di Berlusconi ne è la dimostrazione, ma si corre il rischio di dover pagare il “conto” tutto in una volta, così come il muro di Berlino dopo 28 anni dalla sua costruzione è stato abbattuto in una sola notte.