martedì, febbraio 10, 2009

Per Eluana Englaro: Pace

La dolorosa, triste vicenda di Eluana Englaro si è conclusa. La sua esistenza non era vita, perché vivere vuol dire avere relazioni con gli altri. Basta poco, il battito di un ciglio, rispondere si o no ad una domanda. Sappiamo di coloro che, anche se gravemente infermi, riescono a comunicare grazie all’uso di sofisticate tecnologie e ci hanno lasciato testimonianze incredibili.

Ma Eluana viveva senza vivere. Il cristiano crede nella resurrezione, nella vita eterna, in uno spazio senza tempo nel quale l’anima potrà godere della vista della luce eterna emanata da Dio. Mi chiedo perché in questi giorni ci si è tanto accaniti nel proclamare la necessità di forzare la vita terrena quando quella eterna è ben più grande ricompensa per chi come Eluana avrà senza dubbio tanto sofferto?

Pace a te Eluana, Dio ti ha accolto tra le sue anime.

Mi viene in mente l’aria che  chiude l’opera Aida di Verdi. I violini con toni dolci e soavi accompagnano Aida e Radames che cantano:

“O terra, addio, addio, valle di pianti

Sogno di gaudio che in dolor svanì

A noi si schiude il ciel e l’alme erranti

Volano al raggio dell’eterno di.”

E quando Aida muore tra le braccia di Radames, la voce bassa e calda di Amneris canta:

“Pace t’imploro, pace,  pace, pace !”

venerdì, febbraio 06, 2009

Quote latte: disprezzo per il Ministro Zaia

Se il Ministro Zaia fosse un mio subalterno lo degraderei sul campo di battaglia per vigliaccheria. Ritenere che tutta la vicenda delle “quote latte” sia da attribuire al Ministro Filippo Maria Pandolfi è una vera e propria vigliaccata.

Forse il Ministro Pandolfi che fu anche Vice Presidente della Commissione Europea non replicherà, ma mi auguro che ci sia qualche personalità di spicco che possa dire la verità.

La responsabilità principale è stata delle Associazioni di Categoria le quali indussero il Ministro a sottovalutare il problema e accortosi dell’errore cercarono di gestire il tutto con la allora famosa “UNALAT”.

Con il fallimento della “compensazione nazionale” il legislatore si trovò a gestire una situazione talmente complicata che lo portò a fare e disfare leggi e decreti uno peggio dell’altro. Il caos è stato totale. Negli anni 90’ la responsabilità di quanto successe fu veramente di molti.

Nel 1983 la situazione era diversa e i responsabili hanno nome e cognome e si sappia che Filippo Maria Pandolfi di tutta questa vicenda fu vittima.

martedì, febbraio 03, 2009

Quote latte: una “verità” che non si può scrivere

Il Consiglio dei Ministri del 30 gennaio ha approvato un decreto leggio che, sulla base di quanto dice il Ministro Zaia, dopo 25 anni mette fine alla annosa questione delle quote latte.

Cari lettori potete andare sul sito del Governo per leggere quanto è stato detto durante la conferenza stampa.

Decine di siti riportano le frasi del Ministro peccato che del testo del decreto, nemmeno l’ombra, almeno io a tutt’oggi non sono riuscito a trovarlo.

L’iter dice che deve il testo deve essere approvato dalla Conferenza Stato Regioni e senz’altro i responsabili delle Associazioni di categoria avranno dato l’avvallo al testo e quindi un po’ di “trasparenza” sarebbe auspicabile. Il Ministro può dare delle “interpretazioni” che non coincidono esattamente on il testo della legge.

Sulla base di quanto detto e scritto voglio soffermarmi su due aspetti.

Primo. A mio modesto parere quanto affermato dal Ministro può essere fonte di un contenzioso di non poco conto. In pratica “l’aumento di quota” è destinato agli allevatori che hanno “splafonato” ovvero quelli che delle leggi e delle norme se ne sono sempre fregati e quindi perchè premiarli con una sanatoria?

Per dar corso a questa “sanatoria” non onerosa il Ministro chiede in cambio il pagamento della multa anche se dilazionata e “caricata” degli interessi.

Diciamocelo ci vuole proprio una bella “faccia tosta” a dire che questo decreto mette fine ad un contenzioso durato 25 anni.

Questo decreto, se contiene quanto affermato, è l’ennesima prova che questo paese è governato da potentati che fanno della legalità quello che vogliono.

Questo decreto è un vero e proprio affronto per tutti gli allevatori che con fatica e sacrifici hanno fatto di tutto per rispettare leggi e norme.

Secondo. Il Ministero ha preparato 5 slide per presentare il “Decreto sulle quote latte”. La seconda slide ha per titolo “Le quote latte italiane: la storia” e quanto vi è scritto è totalmente falso.

Ritengo “scandaloso” che un Ministro avvalli quanto è stato scritto.

Il Ministro nel 1984 (anno dell’entrata in vigore delle quote latte) aveva 16 anni e forse è bene che sappia che il Ministro Pandolfi non era un marziano. In quegli anni, come del resto oggi, il Ministero prende “ordini” dalle Associazioni di Categoria ed in quegli anni era la Coldiretti (leggi DC) che dava l’avvallo per questo o quel Ministro.

Come si può sostenere quello che è scritto nella slide.

Zaia non sa che l’Italia affidò all’AIA (Associazione Italiana Allevatori) nell’anno 1984 la rilevazione dei quantitativi individuali di produzione per il periodo 1982/1983.

In diverse province, spesso su indicazione delle Associazioni di Categoria, questi questionari non vennero compilati.

I questionari raccolti venne in parte elaborati dall’AIA e dalle Associazioni di Categoria. Il fatto sconcertante fu che la somma del latte “prodotto” era ben al di sotto dei dati statistici ufficiali.

Il Ministro, non potendo utilizzare i dati scaturiti dalla rilevazione dell’AIA dovette consultarsi con le Associazioni ed in una riunione venne deciso il dato (quota latte) che doveva da luogo al contenzioso che dura da 25 anni.

Il Ministro dovrebbe ben sapere che la “Quota nazionale” prevista dal regola mento del 1984 fa riferimento alla sommatoria delle produzioni dei singoli produttori e non da un dato statistico.

Ritengo che un Ministero non possa scrivere tali falsità storiche.

Temo che questo non sia solo un episodio, stiamo vivendo una situazione veramente difficile.

giovedì, gennaio 29, 2009

Sicurezza alimentare: un esempio di come si “manipolano” i dati

Nel post del 9 gennaio (20 giorni fa !!!) vi ho parlato del RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed), il sistema di allarme rapido relativo agli alimenti per garantire la sicurezza alimentare. Il sistema pubblica un bollettino settimanale ed un rapporto l’ultimo disponibile è quello del 2007.

L’altro ieri è stata diffusa la: “RELAZIONE ANNUALE DEL PIANO PLURIENNALE NAZIONALE INTEGRATO DEI CONTROLLI UFFICIALI”.

La relazione riguarda l’attività di controllo svolta dalle autorità competenti e prevista da norme comunitarie e nazionali.

Insomma sono cose che si devono fare ed è ovvio che se si fanno bene tutto di guadagnato.

Ci sono comunque alcuni aspetti che vanno indagati e sui quali non c’è chiarezza, mi riferisco a cosa deve essere comunicato al RASFF quando si riscontra una non conformità del prodotto e cosa invece non si comunica.

È vero che anche in questo caso può valere il detto “i panni sporchi si lavano in casa propria” eppure perché del caso mozzarella alla diossina non c’è traccia nel RASFF? Altro caso del 2008 è quello dei prosciutti avariati e contaminati trovati in quel di Parma, anche di questo nessuna traccia nel RASFF.

Questi esempi per dire che non tutto è trasparente e chiaro.

La stampa ha diffuso in modo più o meno identico la nota stampa diffusa dal Ministero della salute nella quale si dice che gli italiani sono i controllori più minuziosi e capaci in quanto hanno il maggior numero di segnalazioni.

Se andate a leggere il rapporto RASFF le cose sono un po’ più articolate.

Il numero di casi che hanno riguardato provvedimenti per alimenti non conformi in Italia è stato nel 2007 di 75, è vero che siamo preceduti dai seguenti paesi europei, Polonia (77 casi), Francia (109 casi), Germania(122 casi) e Spagna (177 casi), ma è pur vero che tutti gli altri sono dietro in questa classifica di cose non buone.

E siccome non è ben chiaro cosa venga comunicato al RASFF dalle autorità italiane, vedi i casi eclatanti di cui sopra, questa classifica non è poi così a nostro favore.

C’è ancora molto da fare perché la tracciabilità e rintracciabilità per molti prodotti è possibile e si potrebbero fornire indicazioni preziose per orientare il consumatore.

Le tecnologie ci sono e potrebbero essere facilmente implementate.

Tutto questo darebbe però troppa “trasparenza” ad intere filiere ed allora è meglio il solito bla, bla e vantarsi di essere i primi della classe, l’importante è apparire, il fare lo lasciamo agli altri. 

martedì, gennaio 27, 2009

Pagelle “On-line”, NO GRAZIE, un servizio di cui non abbiamo bisogno.

Mettere le pagelle on-line mi sa proprio di operazione demagogica fatta a puro scopo di immagine.

Dobbiamo aver ben presente in quali contesti le ICT (Information Computer Technology) sono uno strumento veramente vantaggioso ed utile. Nel momento che stiamo vivendo non è proprio il caso di “buttare soldi al vento”.

Vediamo un po’ le dimensioni del problema, questo ci fa capire che mettere le pagelle on-line a mio parere ha un costo assai rilevante e ritengo che i benefici siano modesti se non trascurabili.

Per prima cosa tutti gli studenti devono essere inseriti in un Database. Personalmente non mi risulta che esista una “anagrafica” studenti a livello nazionale. Ci sono varie procedure informatiche a livello della singola scuola, ma far confluire i dati in un sistema centrale non è cosa da poco.

Oltre all’anagrafica degli studenti ci deve essere una anagrafica delle materie per singola scuola o indirizzo all’interno della scuola ed anche questo sistema non è cosa da poco.

Si supponga che questo database nazionale sia già operativo è comunque necessario predisporre un applicativo client – server con il quale “caricare” e memorizzare le pagelle quindi il personale deve essere addestrato ecc..

Ci sono a mio avviso anche aspetti di natura “legale” il documento “pagella” deve essere in ogni caso “stampato” per essere firmato dal genitore oppure se si effettua la consultazione la pagella deve essere firmata con quella che si chiama “firma digitale”?

Chi si occupa di ICT sa perfettamente da quanto tempo si parla di “firma digitale” e di quanto il processo di informatizzazione sia lento. Pensate alle difficoltà per fornire la “firma digitale” ai genitori per “vedere” la pagella 2 dico 2 volte all’anno. Se oggi una pagella di carta ci costa 10 quella on-line ci costa 100.

Una pagella on-line implica anche che si debba avere accesso ad un sito protetto quindi bisogna essere registrati ed avere username e password.

La pagella la possono vedere solo i genitori o chi ha la tutela del minore, quindi l’anagrafica studenti deve contenere anche tutte le informazioni di queste persone e deve essere costantemente aggiornata.

Insomma, non è più semplice prendere carta e penna e scrivere i voti sulle pagelle mentre si fanno i consigli di classe?

Se poi si vuole avere un archivio informatizzato a livello di scuola si può “scannerizzare” la pagella ed archiviarla.

Ma questa è chiaramente un operazione di immagine, serve per apparire in TV e sui giornali. Ci sarà qualcuno che dirà che la cosa non serve o che ha un costo tale che al momento non ci possiamo permettere ed entrerà nel dimenticatoi e tra tutte quelle cose di cui possiamo dire:

si tratta di una cosa facile (comunicazione dei voti scolastici) resa difficile mediante l’inutile !!!! 

venerdì, gennaio 23, 2009

Azionisti ed obbligazionisti Alitalia

La consultazione del sito http://www.alitaliaamministrazionestraordinaria.it/ è assai interessante. I detentori di azioni ed obbligazioni Alitalia, nonché i creditori lo visiteranno spesso. È un peccato non dare “pubblicità” a questo sito perché le bugie berlusconiane hanno veramente le gambe corte.

Cari lettori se avete un po’ di tempo andate a leggervi la relazione del commissario Fantozzi e capirete qual è la situazione.

Chissà per quanti anni avvocati e magistrati lavoreranno su centinaia di documenti e potete ben immaginare il costo che tutto questo comporta.

E pensare che tutto questo si poteva evitare con la cessione nella primavera del 2008 ad Air France – KLM.

Solo a pensare alla follia di quello che si sta facendo mette i brividi !!!!

Il popolo italiano non merita una classe dirigente così inetta e incompetente, a quando il risveglio delle coscienze? Chi potrà finalmente ridare dignità e responsabilità nella gestione dei beni pubblici?

È una mattina fatta di domande alle quali non ho risposta.

domenica, gennaio 18, 2009

Azioni e obbligazioni Alitalia

Nel post del 15 gennaio ho fatto considerazioni che riguardano le azioni della “vecchia” Alitalia, e sostengo che valgono ben poco anche perché nessuno in questi giorni ne parla. Si è creata una sorta di complicità per dare modo alla “nuova” Alitalia di decollare. Chissà se ci diranno fra 3 o 4 mesi a quanti milioni ammonteranno le perdite accumulate nonostante i tagli e la ristrutturazione.

La situazione congiunturale è sfavorevole i problemi con i sindacati, scioperi e cancellazioni, non possono certo aver favorito la compagnia aerea e siccome chi può fare il successo di una compagnia aerea sono i passeggeri non so proprio se sia stata imboccata la strada giusta.

Ma torniamo agli aspetti finanziari.

Vi ricordo che nel 2010 scade il prestito obbligazionario di 700 milioni di euro. Nulla a che fare con i 300 milioni dati nel 2008 e che dovranno essere restituiti dalla vecchia Alitalia allo Stato, almeno così ci ha imposto la UE e così è stato legiferato al momento della concessione del prestito.

Il prestito obbligazionario chi lo ha sottoscritto? Quanto di questo non trascurabile importo è in mano a piccoli risparmiatori? Da chi è garantito? Si può rispondere che il prestito è garantito dallo Stato che è l’azionista della vecchia Alitalia.

Insomma siamo alle solite e siccome la storia è esplosiva si preferisce “insabbiare”. Ma presto o tardi i “nodi verranno al pettine”. Ancora una volta si sono trovati degli espedienti truffaldini e mi auguro che i responsabili di questi scempi, fatti con il denaro pubblico, conoscano le patrie galere…