mercoledì, agosto 11, 2021

L’origine e cause della povertà delle nazioni: tassa / imposta sui colossi del web.

Il post del 22 maggio iniziava con un riferimento alla proposta del segretario del PD Enrico letta, di ripristinare la tassa / imposta di successione per finanziare un bonus di 10.000 euro da dare ai giovani.

È stato il “pretesto per riflettere” su cosa sono le tasse e cosa sono le imposte.

Che cosa poi ci faranno i giovani con questi 10.000 euro io non l’ho capito.

La proposta Letta è piccola cosa rispetto all’accordo raggiunto dal G7 per una tassa / imposta per le grandi multinazionali.

Queste decisioni “globali” possono provocare danni immensi. Possono minacciano la democrazia, perchè diventano il “tarlo” che corrode i principi di libertà e progresso.

I toni sulla stampa nazionale, commentando l’accordo, sono spesso trionfali. Finalmente i super ricchi, i padroni delle multinazionali, pagheranno le tasse e i governi potranno distribuire quello che incassano ai poveri con servizi migliori e più efficaci piani di assistenza.

L’adozione di una tassa globale presenta aspetti applicativi non indifferenti perché è necessaria la trasparenza di tutte le transazioni e la tracciabilità i dei flussi finanziari tra tutte le nazioni del mondo. Al momento si valuta che sono più di 130 paesi che dovrebbero essere coinvolti in questa grande operazione di tassazione globale. Le grandi multinazionali sarebbero più di 100.

Chi è interessato ad avere un “quadro” globale sulla futura global tax può scaricare il documento sul sito dell’OECD https://www.oecd.org/tax/beps/brochure-addressing-the-tax-challenges-arising-from-the-digitalisation-of-the-economy-july-2021.pdf

I governi negli ultimi 10-15 anni hanno adottato, dopo la crisi finanziaria del 2008 e la successiva crisi economica, piani di finanziamento pubblico imponenti. Hanno immesso nel sistema economico una massa di liquidità impressionante. L’obiettivo era quello di far ripartire l’economia mondiale facendo crescere il PIL. Gli stati più virtuosi hanno utilizzato questi soldi per investimenti produttivi. In altri stati tra cui l’Italia, governi deboli, hanno perseguito politiche rivolte ad accrescere il consenso popolare. Una gara a chi la “sparava” più grossa. Basta tassa sulla casa es. abolizione dell’ICI o IMU; anticipazione al reddito da pensione, es. “quota 100”; welfare per i giovani, es. “reddito di cittadinanza”; una pioggia di agevolazioni fiscali per spese su investimenti, dalla detraibilità degli ammortamenti ai vari “bonus” di cui ormai abbiamo perso il conto sia per settori convolti, dal recente acquisto per i televisori al 110% per le ristrutturazioni “ambientali” degli edifici.

I governi, sia quelli virtuosi sia per quelli tipo “cicala” si stanno rendendo conto che devono elaborare piani di “rientro” finanziari, perché nel lungo periodo si corre il rischio di un dissesto globale dalle conseguenze drammatiche.

Economia globale uguale a tassazione globale diventa, pertanto, una equazione inevitabile.

Mi pongo un quesito, mosso da principi economici liberali, è equo che ogni attività produttiva con una diffusione globale in un mondo globale, che genera profitto, sia soggetta a tassazione?

La “global tax” può diventare lo strumento della anti globalizzazione perché le scelte imprenditoriali saranno condizionate dai differenti sistemi fiscali dei singoli paesi (vedi “secondo pilastro” della proposta).

La globalizzazione, pur con tante contraddizioni e tanti limiti, ha determinato una crescita senza precedenti, se ora la rinneghiamo vuol dire che si tornerà ad adottare politiche protezionistiche e dal protezionismo all’autarchia il passo è breve, molto breve.

In un mondo globale la distribuzione della ricchezza non deve realizzarsi mediante politiche fiscali, che tanto piacciono ai burocrati, ma utilizzando gli strumenti dell’economia sociale. Dobbiamo dare operatività concreta alle tante autonome organizzazioni mondiali per intervenire sulle diseguaglianze. I governi sono troppo condizionati dalle lobbie che le sostengono.

venerdì, luglio 16, 2021

La pandemia, effetti demografici: in due anni è “sparita” la popolazione di una provincia.

Il 22 gennaio 2020, poco prima che “scoppiasse” la pandemia da Covid-19 ho scritto due post che riguardano il futuro demografico dell’Italia. (vedi https://www.blogger.com/blog/post/edit/21348721/6948012007139774691). I due post prendevano in considerazione due studi previsionali sulla popolazioni, il primo realizzato dall’ONU che stima la popolazione mondiale, per area geografica e nazione al 2100; il secondo dell’Istat stima la popolazione italiana dal 2018 al 2065.

Le stime sulla popolazione fatte dai due studi non sono coincidenti, ma mettono in evidenza come la popolazione italiana sia in calo. Al 2065 l’ONU stima per l’Italia come molto probabile una popolazione di 48,5 milioni di abitanti mentre l’Istat più ottimisticamente ne stima 53,7 milioni.

Il 9 luglio scorso il Presidente dell’Istat prof. Gian Carlo Blangiardo ha illustrato il “Rapporto annuale 2021. La situazione del Paese”. La pubblicazione è disponibile sul sito dell’Istat all’indirizzo https://www.istat.it/it/archivio/258983. Il tomo di 271 pagine descrive la situazione del paese tenuto conto degli effetti della pandemia. Tra i vari argomenti a carattere economico e sociale si fa riferimento alle dinamiche demografiche natalità, mortalità e flussi migratori sia interni che esterni.

I dati diffusi sono dettagliati per quanto riguarda la natalità e la mortalità. Nel 2020 si registra un minimo storico nella natalità, poco più di 400 mila nati, un picco della mortalità con oltre 740 mila morti, che rappresenta un massimo dopo l’ultimo conflitto mondiale. In modo molto più sfumato viene trattato l’aspetto dei flussi migratori. Una nota di Istat afferma che le attuali elaborazioni hanno ancora un carattere provvisorio perché è necessario del tempo per analizzare le differenti posizioni e situazioni.

Sul sito dell’Istat (http://dati.istat.it/#) sono già disponibili i dati sulla popolazione residente al 1° gennaio 2021 e analizzando il periodo 1° gennaio 2019 – 1° gennaio 2021 possiamo quantificare gli effetti globali della pandemia in termini di popolazione.

I dati sotto riportati tengono conto della natalità, della mortalità e del saldo anagrafico dovuto alla migrazione e ad altri motivi:

Anno

Popolazione al 1° gennaio

2019

        59.816.673

2020

        59.641.488

2021

        59.257.566

La differenza tra la popolazione presente il 1° gennaio 2019 e quella presente il 1° gennaio 2021 è pari a 559.107 individui. Il calo della natalità e l’aumento della mortalità sono noti ma la variazione così rilevate è dovuta al crollo dei flussi migratori.

Faccio presente che il numero di abitanti “persi” corrisponde alla intera popolazione di una provincia come Cuneo, (detta la provincia “grande”), Como, Pavia, Reggio Emilia, Firenze, Salerno e Catania.

Se il calo demografico dovesse mantenere un simile trend nel “fatidico” 2050, anno nel quale l’Europa e di conseguenza l’Italia diventa tutta “green” la popolazione sarebbe di poco superiore ai 30 milioni.

Questo scenario è, a mio parere, sconvolgente.

Diventa quasi inutile mobilitare enormi risorse per il “green deal”, il calo della popolazione e quindi dei “consumatori” si ripercuote su ogni aspetto di questa società. Minori consumi energetici, minori consumi alimentari e quindi più terra a disposizione per una nuova forestazione con conseguente cattura naturale del carbonio. Minore impatto di tutti i mezzi della produzione. Si dovranno ridefinire modelli di distribuzione territoriale degli abitanti. In primo luogo si dovrà decidere se favorire la presenza della popolazione anche nelle aree rurali che naturalmente si andranno a spopolare.

La presenza antropica è importante per evitare, nel breve periodo, gravi fenomeni di dissesto dovuti alla mancata manutenzione e salvaguardia di ambienti che con l’abbandono dovranno “ritrovare” nuovi equilibri ambientali, che si ottengono in tempi molto lunghi.

Il peso economico relativo dell’enorme indebitamento che stiamo facendo oggi per investimenti “green” potrebbe diventare insostenibile per le generazioni future.

Il calo demografico riguarderà soprattutto i giovani o comunque gli individui in età lavorativa e saranno proprio queste fasce di età a dover sopportatore oneri fiscali rilevantissimi. È difficile pensare che gli anziani possano essere gravati di oneri fiscali rilevanti tenuto conto che avranno compensi previdenziali ridotti. Ricordo che il sistema pensionistico italiano si finanzia con la forza lavorativa in essere e solo una parte deriva dagli accantonamenti fatti durante il fase lavorativa. Una situazione di questo tipo potrebbe diventare socialmente lacerante e foriera di tensioni paragonabili a quelle che hanno portato alla Rivoluzione Francese, soffocante peso dello stato e rilevanti diseguaglianze socio economiche.

In termini economici e finanziari un orizzonte temporale si 40 anni è di lungo periodo ma assolutamente compatibile con moltissimi tipi di investimenti. Chi compra oggi una abitazione di nuova costruzione considera di poterla usare anche tra 40 anni. Per quasi tutti gli investimenti strutturali pubblici, strade, ponti ferrovie, scuole, ecc.. si considera un tempo compreso tra i 30 e i 50 anni.

Ai nostri politici tanto impegnati nelle politiche “green” chiedo di tener conto degli aspetti demografici per fare scelte più ponderate e “sostenibili”.

mercoledì, giugno 30, 2021

Due rivoluzioni

Sono nato nel 1954, mi sarebbe piaciuto nascere 200 anni prima.

Non era facile sopravvivere ai primi anni di vita, una banale infezione batterica poteva ucciderti per non parlare delle tante malattie virali per le quali non c’era alcuna cura, solo le preghiere.

Nel pieno della mia vita averi però assistito ai due più grandi avvenimenti che plasmano la società attuale: la rivoluzione americana e la rivoluzione francese.

Oggi mi tocca leggere della stucchevole lite tra un ex pseudo comico che ha voluto fare il rivoluzionario senza fare la rivoluzione e un ex Presidente del Consiglio, molto esperto nella attività “lobbistica” tipica del professori universitari (questa la conosco, credetemi).

Grillo con 300 parlamentari non ha combinato nulla, perché ognuno ha dedicato la maggior parte del proprio tempo proprio a quei maneggi politici che tanto disprezzavano. La ragione di ciò è dovuta alla generale scarsa preparazione, al basso livello culturale, alle scarse conoscenze della storia e delle più elementari teorie in campo economico e sociale. Queste mie considerazioni si basano sulla modestia e inconsistenza dei provvedimenti approvati sino ad ora dal Parlamento.

Veniamo a Conte. Ieri professore universitario, oggi Presidente del Consiglio. Intendiamoci, non è uno stupido e ha imparato in fretta, ma anche lui è figlio di questi tempi in cui i politici “tirano a campare”, a tenersi stretta la poltrona

Chi vuole cambiare veramente il mondo non se ne sta certo in un aula del Parlamento.

Questa è la grande differenza tra l’oggi e quel fine ‘700 (4 luglio 1776 – 14 luglio 1789).

I rappresentanti del popolo riuniti in assemblee hanno cercato di plasmare le società perché uomini e donne liberi potessero conseguire la felicità e il benessere.

Oggi i nostri rappresentati si riuniscono per fare soprattutto gli affari loro.

Che tristezza….

venerdì, giugno 18, 2021

Il DDL su agricoltura “biodinamica”, una figuraccia tutta italiana.

I prodotti agricoli biologici sono ottenuti nel rispetto di una normativa europea consolidata. Si consulti il sito

https://ec.europa.eu/info/food-farming-fisheries/farming/organic-farming/becoming-organic-farmer_it

e si potranno avere tutte le informazioni di dettaglio.

Da un punto di vista chimico e biochimico i prodotti “biologici” non sono differenti da quelli ottenuti con tecniche agronomiche convenzionali, così come ha scritto nelle Linee guida per una sana alimentazione  il Centro di Ricerca e Nutrizione del CREA (Centro di Ricerca in Agricoltura e anali dell’economia Agraria) a pag. 49 scrive: “Dal punto di vista nutrizionale, ad oggi, la ricerca non ha riscontrato differenze compositive significative tra prodotti biologici e convenzionali”

In definitiva la produzione biologica è una “tecnica produttiva” che deve essere certificata, da un ente terzo, in quanto mancano riscontri oggettivi e scientificamente dimostrabili in grado di identificarli. Facciamo un esempio: se compro una patata “bio” e una patata “non bio”, posso fare tutte le analisi chimiche e microbiologiche, attualmente note, ma non troverò valori differenti. Eventualmente nella patata “non bio” potrò trovare dei residui di fitofarmaci entro i livelli stabiliti dalla legge che non si devono trovare nelle patate “bio”. In ogni caso non è detto che in una produzione convenzionale si trovino residui. Altro esempio, il latte destinato a Parmigiano Reggiano è identico sia che provenga da una produzione convenzionale che da una produzione “bio”.

Il consumatore è “attratto” dalla produzione “bio” perché ha fatto sua la cosiddetta “norma di precauzione”, ovvero, siccome al momento non ci sono prove scientifiche che un eventuale fattore utilizzato per la produzione possa, in futuro, provocare danni alla mia salute preferisco non rischiare e consumare un prodotto ottenuto secondo tecniche certificate.

Attenzione, produzione “bio” non vuol dire prodotto ottenuto senza impiego di fertilizzanti o fitofarmaci, ma ottenuto con determinati prodotti che attualmente si ritengono praticamente innocui, o comunque senza alcuna conseguenza per la salute umana.

Il “bio” può piacere o non piacere, però se c’è chi lo vuole e lo paga nessun problema.

Siccome i parlamentari che ci rappresentano in Italia e in Europa ci tengono alla salute dei propri elettori hanno ritenuto opportuno “sostenere” le produzioni certificate con aiuti e sovvenzioni. Di soldi se ne spendono tanti e per tante stupidaggini, non è certamente il “biologico” che ci manda in rovina.

Veniamo ora al “biodinamico”. Qui le cose si complicano. Non solo dobbiamo fare riferimento alla “norma di precauzione” ma anche a quelle credenze che nulla hanno a che fare con la scienza ma che, per alcuni o in alcune circostante, fanno parte della nostra vita.

Quale dimostrazione scientifica ha la credenza che porta iella il gatto nero che ti attraversa la strada?. E ancora, è bello vedere una stella cadente ma si mai avverato il desiderio che avete immaginato e non detto? È bello crederci, per un attimo, un sogno ad occhi aperti, e per quella frazione di tempo siamo appagati e felici. Ognuno di noi può credere che le pratiche esoteriche della agricoltura biodinamica rappresentano una tecnica produttiva che ci fa sentire in armonia con il cosmo. Possiamo credere alle streghe ma la questione è diventata grave quando la Chiesa ha deciso, per legge, che le streghe dovevano essere bruciate vive.

La nostra società si è evoluta e oggi a nessuno verrebbe in mente di fare una legge che stabilisce chi è strega e chi no.

Le norme attuali consentono all’associazione dei produttori biodinamici di darsi uno statuto nel quale sono stabilite le regole del biodinamico e possono anche attivarsi con tutte le forme di controllo e di pubblicità per il loro prodotto.

Non possono però pretendere che un parlamento legiferi sul “nulla”, su “credenze” sarebbe un precedente pericolosissimo.

Passare dal biodinamico al “bruciamo le streghe” il passo è più corto di quello che sembra.

L’Italia, che in questo momento ha chiesto e ottenuto oltre 200 miliardi di euro per l’innovazione tecnologica e la conversione ad una economia “sostenibile” corre il rischio di perdere tutta la credibilità e l’affidabilità che ha riscosso grazie all’autorevolezza del premier Draghi.

I nostri parlamentari devono tener conto di questo aspetto prima di approvare il DDL che contempla le norme sulla produzione "biodinamica"

 


sabato, maggio 22, 2021

Origine e cause della povertà delle nazioni. - Premessa

L’origine e le cause della povertà delle nazioni sono: la corruzione, sia pubblica che privata; le ingiustizie, dovute sia alla inefficienza del sistema giudiziario sia a leggi inique; le imposte e le tasse.

Il recente dibattito sulla proposta del Segretario del PD Letta di ripristinare la tassa di successione per i patrimoni che ammontano a più di un milione di euro mi ha “stimolato” in questa riflessione sulle imposte e tasse come causa della povertà di una nazione.

La fiscalità distingue le imposte dalle tasse. In pratica sono sempre soldi che i cittadini devono versare allo stato o alla pubblica amministrazione. Con i soldi che lo stato incassa con le imposte ci fa quello che vuole. Ad esempio finanzia la costruzione di opere pubbliche, ci paga l’istruzione, la ricerca, l’esercito ecc.. Quando si paga una tassa invece i soldi servono per pagare un servizio specifico, cosi sono le tasse universitarie, lo studente iscritto paga una tassa per pagare in tutto o in parte il servizio che riceve. Sono tasse quelle che paghiamo per lo smaltimento dei rifiuti, di esempi ce ne sono tanti.

Distinguere le imposte dalle tasse è importante purtroppo usiamo spesso i due termini come sinonimi.

La proposta di Enrico Letta fa riferimento alla tassa di successione, infatti la destinazione del gettito fiscale, derivato da tale entrata, consiste in una “dote” di 10.000 euro per i diciottenni o almeno ad una grande maggioranza di loro. Questa tassa avrebbe pertanto l’obiettivo di ridistribuire una certa quantità di ricchezza sulla base del principio solidaristico previsto, in costituzione, dal nostro sistema fiscale. Chi più ha più paga ed inoltre al fine di garantire benessere e felicità deve operare una redistribuzione della ricchezza e ciò avviene con un sistema complesso di leggi che possiamo genericamente definire welfare. Si va dalle pensioni di invalidità alla cassa integrazione e via di questo passo.

È possibile chiedersi, sulla base degli esempi fatti in precedenza, se le tasse sono più giuste delle imposte?.

Per possedere un certo bene ogni individuo è disposto a scambiarlo con una certa quantità di moneta, quindi appare logico che se lo stato o un qualsiasi ente pubblico mi fornisce un servizio specifico posso anche essere disposto a corrispondere un certo importo. L’importo della tassa è in ogni caso fissato da norme e ha valore coattivo,  mentre nel caso di una relazione tra individui il passaggio del bene o la fornitura di un servizio avviene sulla base dello scambio che si basa sull’utilità che l’individuo trae dal bene o dal servizio.

Più difficile da digerire è l’imposta. Se vado in banca per un prestito di 100.000 euro, la prima domanda che mi fa il funzionario è: “ma con questi soldi che cosa ci vuole fare?”. Alla domanda devo dare risposte certe, tipo i soldi mi servono per comprare casa, oppure devo comprare un macchinario nuovo per la mia fabbrica che mi permette di produrre meglio e a più basso costo. Se la mia risposta è generica, ovvero: “dammi i soldi che poi ci penserò”, potete ben immaginare la risposta del funzionario.

Lo stato quando ci chiede soldi per pagare le imposte non ha le idee molto chiare su come e dove spende i soldi, sa solo che gli servono. Ha una lista talmente lunga di impegni di spesa che li deve destinare un po' qui e un po' li ed inoltre non gli bastano mai perché più incassa e più spende. 

giovedì, maggio 13, 2021

La responsabilità di chi non si vaccina: allunga i tempi dell'emergenza sanitaria ed economica

I dati sulla diffusione della pandemia in Italia sono incoraggianti, contagio in calo, vaccinazioni in aumento e di conseguenza si auspica un più rapido ritorno alla normalità dando la possibilità di far ripartire tutte quelle attività che sono state chiuse dalla ristorazione alle palestre, dai cinema ai teatri.

Analizzando gli stessi dati con occhio “prudente” si devono comunque trarre alcune valutazioni e considerazioni.

L’ISS (istituto Superiore di Sanità) pubblica quotidianamente un report giornaliero che si chiama COVID-19 ISS open data. In un file di Excel vengono riportati tutti i dati che riguardano la diffusione della pandemia. Un foglio di questo file riporta lo “stato clinico” di coloro che alla data della rilevazione sono ancora malati di COVID-19. I malati sono classificati in ragione di 5 possibili stati clinici: asintomatico; lieve; pauci-sintomatico; severo e critico. Genere e classe di età del malato. La rilevazione è giornaliera e riguarda il totale nazionale, ovvero i dati non riportano il numero di malati per regione.

Dal 9 gennaio del 2021 ho “copiato” tutti i giorni i dati relativi ai malati di COVID-19, quindi dispongo di una serie temporale abbastanza interessante.

I dati presentano differenze da giorno a giorno forse dovute alle modalità nella raccolta di tutte le informazioni che giungono da tutte le parti d’Italia. Al fine di ridurre la variabilità casuale giornaliera è stata effettuata una media mobile di sette giorni. Le elaborazioni che verranno presentate si basano quindi su una serie di dati a partire dal 26 gennaio 2021 (media delle prime sette osservazioni), a seguire ogni osservazione giornaliera corrisponde alla media dei 7 giorni precedenti.

Ritengo che l’informazione sullo “stato clinico” è molto indicativa perché ci permette di analizzare l’evoluzione della malattia e la sua sintomatologia. Più malati in condizioni “severe” e/o “critiche” ci sono e maggiori saranno le misure di contenimento.

I numeri assoluti sono importanti, ma per orientare i provvedimenti futuri è utile analizzare le variazioni giornaliere sulle osservazioni effettuate.

I grafici elaborati si riferiscono sulla variazione percentuale tra due osservazioni.

Ad esempio l’11 maggio 2021 la media del totale dei casi osservati nei 7 giorni precedenti è pari a 614.502, mentre il giorno 10 maggio la media è pari a 614.612. Il calo dei casi osservati è stato pari allo 0,02%. Questo tipo di elaborazione è stato fatto per tutte le classi di età e per tutti gli stati clinici.

Il grafico 1 mostra l’andamento delle variazioni percentuali di tutti gli stati clinici per le classi di età considerate. (Tutte le elaborazioni sono state fatte sui dati dell'ISS)


Alcune considerazioni

Le variazioni presentano andamenti simili per tutte le classi di età

Dopo le restrizioni natalizie i successivi provvedimenti di allentamento hanno provocato una immediata ripresa della diffusione della malattia, da variazioni negative siamo passati rapidamente a variazioni positive (senza dubbio la diffusione delle nuove varianti ha influenzato questo dato).

La vaccinazione degli anziani ha avuto effetto, però i risultati si vedono in tempi abbastanza lunghi, almeno 2-3 mesi.

Nei primi giorni di gennaio del 2021 lo stato clinico si riferiva al oltre 740.000 malati, a metà febbraio (19-02-21) i malati sono poco più 525.000, ma subito dopo la variazione giornaliera da negativa diventa positiva. Nel grafico si evidenzia il picco degli incrementi, è senza dubbio la fase più critica di quella che è stata definita la “terza ondata”.

A questa ondata seguono i nuovi provvedimenti restrittivi e poco dopo gli effetti si vedono infatti gli incrementi decrescono.

Le elaborazioni mostrano poche differenze tra le classi di età. Ritengo che questo aspetto sia importante perché mette in evidenza che il virus colpisce tutte le classi ma la malattia si manifesta in modo differente sulla base dell’età. In termini percentuali gli anziani (over 79) sono relativamente pochi (grafico 2, tra l’8 e il 6%). 


Quelli che presentano uno stato clinico critico o severo (grafico 3) variano tra il 14 e il 17 %, sono numericamente pochi ma purtroppo sono anche per i quali si registra una elevata mortalità. Sono quelli che alimentano il triste bollettino quotidiano che si aggira attorno ai 300 morti al giorno.


Nella classe 50-79 i malati che presentano uno stato clinico critico o severo rappresentano un modesto 6-7%, (grafico 4) per le classi di età sotto i 50 anni la situazione è ancora migliore in quanto la percentuale di malati con stato clinico critico o severo si aggira attorno ad un modesto 1% (grafico 5).


Al momento la riduzione della percentuale di malati è piuttosto lenta. È comunque un elemento positivo senza dubbio dovuto all’effetto combinato delle vaccinazioni e delle precedenti restrizioni.

L’effetto positivo della vaccinazione si può osservare analizzando i numeri di coloro con stato clinico severo e critico. (vedi grafico 6). All’inizio dell’anno gli anziani (over 79) rappresentavano il 30% di questi malati mentre oggi sono solo il 22%. Al contrario è aumentata la percentuale di malati nella classe 50-79.


Dai dati che ho analizzato si può concludere che questa situazione di emergenza sanitaria non è affatto finita attualmente ci sono in Italia quasi 600.000 malati. Il virus continua ad essere presente e siccome non si riesce a fare un tracciamento efficace l’unica cosa sulla quale puntare è la vaccinazione, cosa appunto che si sta facendo.

Coloro che rifiutano la vaccinazione sono degli irresponsabili perché, e i numeri lo dimostrano, provocano l’allungamento di questo stato emergenziale con le conseguenze economiche che ben conosciamo.


domenica, aprile 11, 2021

Per rinascere socialmente, economicamente e politicamente: aspettando Mario Draghi

Che cosa stia veramente facendo Mario Draghi non l’ho ancora capito.

Sulla gestione della pandemia siamo più o meno nella stessa situazione di alcuni mesi fa e nulla ci fa pensare all’ottimismo.

Nella recente conferenza stampa Draghi ha affermato: “Dai vari interventi mi è venuto da concludere che in fondo noi non abbiamo credibilità per la capacità di investire, l’abbiamo persa tantissimi anni fa. Ma non è che l’abbiamo persa perché non si volesse investire, ci sono centinaia di miliardi appostati in bilancio per investimenti mai fatti. Bisogna cambiare tutto per diventare credibili, per superare gli ostacoli a livello politico, istituzionale, amministrativo, contabile e financo giudiziario, come citato da un presidente di Regione. Sono aree in cui chiedersi se l’attuale contesto istituzionale è adatto a procedere con rapidità, efficienza e onestà per l’attuazione di questo piano”

(Da https://www.fanpage.it/politica/come-sara-il-recovery-plan-di-draghi/)

Siccome l’uomo non è uno sprovveduto ha ben presente i dati che presento nel grafico.

Elaborazione su dati Eurostat

Sono stati elaborati i valori del PIL dal 2000 al 2020 a valori costanti 2010, quindi si tratta di valori deflazionati e confrontabili di 5 stati della UE, Germania, Francia, Italia, Spagna e Olanda. Siccome tra gli anni ci possono essere variazioni di tipo congiunturale sono state fatte medie mobili triennali. Posto 100 la media del triennio 2000-2002 sono state calcolate le variazioni in più o in meno per ciascun triennio. Tanto per fare un esempio il PIL italiano dalla media del triennio 2000-2002 (=100) è aumentato nel triennio 2018-2020 di soli 2,37 punti mentre nello stesso periodo il PIL della Spagna è aumentato di 30,44 punti ovvero ben 15 volte tanto.

I dati sono impietosi e mostrano come il declino dell’economia italiana non è congiunturale, ma strutturale.

Nel grafico ho aggiunto i nomi dei Presidenti del Consiglio e i tratteggi verticali sono posizionati al termine del mandato. La crisi globale del 2006-2008 ci ha colpito mentre eravamo già “deboli” e l’inadeguatezza del governo Berlusconi IV è ora più evidente che mai perché ha costretto i governi che gli sono succeduti a emanare provvedimenti tampone.

Appare evidente che il nostro paese da anni è in crisi di identità. Non abbiamo una visione, un progetto globale. Le “eccellenze italiane”, il made in Italy sono pura retorica perché nei fatti non hanno creato imprese globali e competitive.

Il nostro paese oggi è ricco di “micro eccellenze” ma queste, come dimostrano i dati, ci permettono di vivacchiare, sono quel tanto che ci fa galleggiare ma non certo di navigare.

Con queste premesse il post Covid farà veramente “rinascere” il nostro paese?.

Ne dubito, senza un progetto socio culturale innovativo e rivoluzionario siamo condannati al declino.

sabato, marzo 27, 2021

La vaccinazione contro il Covid-19: un’altra battaglia persa dal nostro esercito.

Il Presidente Draghi ha nominato il Generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l'emergenza. La sostituzione di Domenico Arcuri era necessaria perché era apparso fin da subito le tante mancanze organizzative e gestionali.

Ci siamo detti, bene, ci vuole un militare: siamo in guerra e ci vogliono strategie belliche per vincere le battaglie e poi anche la guerra.

Mi sembra però che Figliolo di militare abbia solo la divisa con la quale si presenta davanti alle telecamere e che la sua “strategia” non sia poi molto diversa da quella del “silurato” Arcuri.

Facciamo un po' di chiarezza anche se sinteticamente. Primo. Il numero di dosi di vaccino di cui disponiamo nell’arco temporale sono limitate, ovvero abbiamo molte meno dosi di quelle che ci servono. Secondo. In moltissime città i centri di vaccinazioni potrebbero somministrare più dosi se avessero il vaccino. Terzo. La vaccinazione NON è obbligatoria quindi una certa percentuale di persone non si presenta, con tutti gli inconvenienti che abbiamo constatato. Quarto. Giusto dare la priorità a certe “categorie” di persone, personale sanitario e addetti a servizi socio-sanitari, anziani over 80, persone disabili e con problematiche sanitarie.

Fatte queste premesse veniamo a quella che dovrebbe essere la strategia vaccinale in un contesto di scarsità di dosi.

L’obiettivo della vaccinazione è duplice: ridurre la gravità della malattia di chi si contagia, meno ricoveri, meno morti; creare l’immunità di “gregge” che di fatto riduce la diffusione del virus.

Soffermiamoci sul secondo obiettivo, gli “esperti” ci dicono che l’immunità di “gregge” si raggiunge quando il 60-70 % di individui di una certa comunità è vaccinata.

Mi dite allora perché ci si segue una strategia vaccinale per fasce di età?

Le nostre comunità sono fatte di individui che appartengono a fasce di età differenti. Faccio un esempio. La popolazione del comune di Reggio Emilia è pari a 171.084 abitanti (dati Istat al 1° gennaio 2020) la suddivisione in classi è riportata nella tabella

Classi età

Numero

%

0-9

            15.487

9,1%

10-19

            17.039

10,0%

20-29

            17.883

10,5%

30-39

            21.030

12,3%

40-49

            27.463

16,1%

50-59

            26.100

15,3%

60-69

            18.722

10,9%

70-79

            15.398

9,0%

>80

            11.962

7,0%


Gli over ’80 rappresentano il 7% della popolazione. Supponiamo che le categorie “privilegiate” siano a dir tanto il doppio degli over ’80 ca. 20.000 persone (mi sembra di esagerare), ebbene si arriverebbe ad un misero 20% della popolazione.

Se abbiamo impiegato 3 mesi per vaccinare il 20% della popolazione capite bene che l’immunità di gregge diventa una “chimera”.

La strategia della vaccinazione, se si vuole conseguire una immunità di “gregge”, per fascia di età è perdente perché quello che conta è l’insieme degli individui di una certa comunità indipendentemente dalla numerosità delle classi di età.

La nomina del Generale avrebbe senso solo se può effettivamente “comandare” ovvero agire nell’interesse del paese e non della politica.

La politica non ha nessuna intenzione di prendere una decisione impopolare come quella di creare zone “a minor rischio Covid-19”, in questo momento di scarsità di dosi, vaccinando massicciamente in questa o quella città, in questa o quella zona ad alta produttività. Finalmente si abbandonerebbe il principio di chiudere le attività produttive per favorire a zone “aperte” nella quale l’economia dell’intero territorio riprenderebbe, dalla produzione al consumo.

Una strategia di questo tipo può essere attuata solo da chi gode di poteri di tipo “militare” e questo potrebbe spiegare la scelta di un militare per gestire l’emergenza.

In caso contrario che cosa ci sta a fare, avrebbe solo l’ingrato compito di dichiararsi sconfitto nella battaglia contro il virus.

domenica, marzo 07, 2021

Il festival di Sanremo mi fa dormire

Al momento non ho ancora letto news quindi non so neppure chi ha vinto, ovviamente la cosa non mi tange…

Il più importante evento popolar musicale che si tiene in Italia mi fa dormire.

Sono sincero non riesco a reggere più di una mezzoretta quell’alternarsi di musichette melense, con parole appena sussurrate, e ritmi pseudo tribali nelle quali si canta a squarcia gola. Mi interessa poco di come sono vestite o svestite, vestiti o conciati i contanti, top model, presentatori, testimonial, ecc.. Insomma un mix fatto di nulla dagli effetti soporiferi.

Mi complimento con gli spettatori eroi che riescono ad appassionarsi ad un tale spettacolo e rimanere incollati davanti al piccolo o grande schermo fino alle 2 del mattino.

È vero, in questi tempi di pandemia c’è ben poco da fare, soprattutto alla sera, tra il coprifuoco e il divieto ad incontrare amici.

Dobbiamo continuare a sperare che passi presto altrimenti se non ci ammaliamo di Covid-19 ci rimbecilliremo. Meglio il secondo del primo, ma sai che lusso…

A proposito, chi va vinto la chermes canora?

martedì, febbraio 23, 2021

Covid-19, colpa grave: non aver fatto tracciamento

 

Cari lettori, era mia intenzione non affrontare i tanti aspetti dell’epidemia da Covid-19, perché troppi ne parlano.

Siamo bombardati quotidianamente dalle cronache e dagli interventi di tanti, forse troppi “esperti”.

Ho deciso di scrivere un ennesimo post sulla pandemia dopo aver sentito alla radio, ammetto di non ricordare né la trasmissione né tanto meno il nome dell’esperto questa  affermazione: solo quando si arriverà a meno di 100 contagi ogni 100.000 abitanti si potrà effettuare una efficace attività di tracciamento.

Ieri 22 febbraio il numero di malati di Covid-19 in Italia, fonte ISS (Istituto Superiore di Sanità) https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-dashboard  erano  526.132, che corrisponde a 882,5 malati ogni 100.000 abitanti.

Utilizzando i dati relativi allo stato clinico dei malati ho redatto la tabella che riporto.

Numero di malati ogni 100.000 abitanti per età e stato clinico

Elaborazione su dati ISS del 22 febbraio 2021

Non sarò uno scienziato però l’elaborazione mette in evidenza come giovani e anziani si infettano più o meno nella stessa misura. Gli anziani presentano comunque uno stato clinico che è quasi 15 volte più grave di quello dei giovani. Sono 153 (ogni 100.000 abitanti) gli anziani (80 anni e più) che presentano uno stato clinico critico e severo, mentre sono solo 11 i giovani (fino a 49 anni) che hanno uno stato clinico severo o critico.

Senza essere degli “esperti” si comprende che chi lavora, studia, si muove ecc.. ha maggiori probabilità di infettarsi e di conseguenza infetta chi non si muove, non lavora e non studia.

Questa è la situazione di tutti questi ultimi 8-9 mesi. I numeri sono cambiati un po' su e un po' giù dimostrando che i provvedimenti legati al confinamento forzato che limitano solo le occasioni di socializzazione riducono la diffusione del virus ma non fanno altro che allungare i tempi per una normalizzazione della situazione.

La vaccinazione metterà al “riparo” gli anziani dal contrarre forme severe e critiche ma non impedirà la diffusione del virus.

Detto ciò ne consegue che per molti mesi avremo a che fare con i provvedimenti zona gialla, arancione, ecc.

Unica via per interrompere la diffusione del virus è il tracciamento, con relativo isolamento e quarantena di chi è stato, a sua insaputa, a contatto con una persona infetta.

Chi lavora, chi si sposta, chi studia, deve e sottolineo il deve, essere “tracciato”.

Il tracciamento non può essere considerato un limite alla propria libertà perché è il non tracciamento che limita la libertà di tutti, quella cioè di una normale vita sociale.

 

martedì, febbraio 16, 2021

È nato il Governo green di Mario Draghi

 La gamma dei colori non manca certo ai governi italiani, siamo passati dal giallo-verde (grillini-leghisti) al giallo rosso (grillini-pidiessini e compagni) a questo che è quasi un arcobaleno, giallo, verde, azzurro, rosso. Siccome era difficile dargli un colore ecco allora spuntare la magia del colore ecologista per eccellenza, il verde.

Per non confonderlo con il verde dei leghisti, bisognerebbe chiedere a Salvini il pantone della loro bandiera, meglio fare riferimento ad un più anglofono green nel perfetto stile dell’aplomb draghiano.

Veniamo a cose più serie.

È stato annunciato che la ripresa economica del paese avverrà agendo su due settori strategici, l’ambiente e la digitalizzazione. Come affermazione di principio nulla da dire, ma sappiamo bene che il problema numero uno dell’Italia si chiama “produttività” alla quantità di beni e servizi che si ottengono dai fattori produttivi es. energia e lavoro. Se la produttività è bassa, ovvero servono molti mezzi per fare pochi prodotti / servizi non si crea ricchezza e quindi il declino è assicurato.

Voglio fare un esempio semplice.

Risparmiare energia è importante, le ragioni sono tante, meno inquinamento, minori costi, ecc.., quindi viene l’individuato l’obiettivo di risparmiare il 25% di consumi energetici domestici (gas e luce). Se ci pensate è facile verificare questo risultato, basterebbe fare il confronto tra un prima e un dopo.

Per raggiungere l’obiettivo si devono ristrutturare le abitazioni e lo Stato decide di elargire i soliti incentivi. Il burocrate – tecnico, solerte ed efficiente, decide che il proprietario dell’immobile deve realizzare il cosiddetto “cappotto”. Il burocrate pertanto si occupa della parte normativa che prevede questa e quella perizia, questa e quella rendicontazione, insomma tante tante scartoffie. Alla fine di tutto questo processo qualcuno verifica o controlla se è stato raggiunto l’obiettivo?. Nessuno.

Questo è in sintesi il modo con cui si procede ed è facile comprendere perché da 30 anni la nostra produttività, come sistema, è ferma.

Tornando all’esempio il modo di procedere dovrebbe essere il seguente. Si fissa l’obiettivo, non viene indicato il modo per raggiungerlo, ma si determina il modo per verificarlo, ovviamente anche per fasi successive in modo da elargire gli incentivi in modo graduale. Operando in questo chi deve raggiungere l’obiettivo cercherà e studierà le soluzioni tecnologiche che meglio si adattano alle diverse strutture edilizie. Si realizza così un dinamismo con la continua ricerca di innovazioni. Tutto ciò porterà senza dubbio ad un miglioramento reale del contesto generale.

A chi ha fame è meglio dare il frumento o insegnare a coltivarlo?

Se decido di dare il frumento appena è finito avrò nuovamente fame, ma se insegno a coltivarlo molto probabilmente non avrò più fame.

Questa è la sfida del Governo.

domenica, febbraio 07, 2021

Mattarella ha giocato l’asse di briscola, ma Renzi ha vinto la partita.

La democrazia italiana presenta senza dubbio delle rilevanti anomalie. Non condivido le politiche economiche che fino ad ora sono state presentate dal centro destra, troppo populiste, demagogiche e inconcludenti, non voglio dilungarmi su questo aspetto anche perché sul fronte opposto, quello della sinistra più M5S, le cose non vanno tanto meglio. 

Giorgia Meloni ha perfettamente ragione quando chiede lo scioglimento del Parlamento e il voto.

In una democrazia consolidata e matura, come dovrebbe essere la nostra, è il popolo che decide il proprio futuro sulla base della fiducia data ai propri rappresentanti democraticamente eletti.

Le ragioni di Mattarella sono pertinenti, ci sono molte scadenze, troppe emergenze. L’incarico di formare un nuovo Governo, dato ad una personalità di grande prestigio come Draghi, sta avendo successo soprattutto se si valutano le dichiarazioni dei leader politici, ma così facendo il Parlamento assomiglia più ad un organo burocratico amministrativo. Si avvera il desiderio scellerato di Grillo quando propose di estrarre a sorte Deputati e Senatori.

Il tatticismo di Renzi ha vinto, è bastato un piccolo gruppo di senatori per “rovesciare il tavolo” di un Governo di persone incapaci.

Forse non sapremo mai se le mosse fatte da Renzi sono il risultato di un disegno politico studiato ed elaborato nei minimi particolari.

Solo quando Draghi esporrà il suo programma potremo valutare se finalmente in questo paese ci sarà un cambio di passo, una discontinuità con la politica economica fallimentare degli ultimi 30 anni.

martedì, febbraio 02, 2021

Le contraddizioni di un parlamento

Il 20 settembre dell’anno scorso il referendum ha confermato la riforma della Costituzione che prevede la riduzione dei parlamentari, i Deputati passano dagli attuali 630 a 400 e i Senatori da 315 a 200. Una sforbiciata di 345 Onorevoli.

Vi ricordate vero l’obiettivo di questa riforma, a mio parere nella sostanza inutile, li sintetizzo:

  •        Ridurre il costo della politica
  •        Rendere il parlamento più snello ed efficiente
  •        Fare una legge elettorale in grado di dare maggiore “peso” agli elettori perché il Deputato o Senatore sarebbe rappresentato da un maggior numero di votanti.

Per il M5S e per tanti altri partiti questa era da considerarsi una grande “vittoria” per la democrazia non vi sto a tediare con i tanti bla, bla, ecc..

A settembre eravamo tutti molto ottimisti sull’andamento della epidemia, i casi erano in aumento ma la vita stava riprendendo e quindi pensavamo di essere “fuori dal tunnel”. In ottobre ci siamo trovati nella “seconda ondata”, l’epidemia continua e l’unica cosa che siamo capaci a fare è rallentare la diffusione segregandoci in casa.

La politica ha approfittato della situazione e come per incanto la riforma è stata messa nel congelatore.

Se i vantaggi sbandierati sono così eclatanti per quale motivo non si vuole andare al voto?

Con tutto quello che dobbiamo fare il parlamento deve essere più efficiente che mai.

Perché mail il M5S, promotore della riforma Costituzionale, oggi è quello che non la vuole adottare?

Domanda ingenua vero?! Le “poltrone” del Parlamento sono comode per essere lasciate troppo presto.

Il risultato delle urne ci darebbe un Parlamento molto diverso e soprattutto sarebbero altri parlamentari con altri rapporti di forza ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica e a dare la fiducia ad un altro Governo.

Già dal marzo del 2018 il risultato delle elezioni politiche ci aveva dato una situazione di ingovernabilità tanto che ci vollero, se non ricordo male, 3 mesi prima di vedere il parto del Governo Conte a maggioranza M5S e Lega.

Il M5S dopo tanto clamore è un partito come tutti gli altri e quindi cari amici si continua a navigare vista. Sappiamo bene come è andata a finire con il Titanic !!!

sabato, gennaio 23, 2021

Il Covid-19 non è l’unica malattia dell’Italia.

Seconda parte.

Martedì 19 gennaio il Governo di Conte non è stato sfiduciato perché i Senatori che si astengono riducono il quorum e quindi le mozioni vengono approvate anche se non si raggiunge la maggioranza degli aventi diritto.

Renzi non è riuscito a dare la “spallata” a questo Governo, ma il conto alla rovescia è iniziato e credetemi non durerà a lungo.

Tanti politici hanno affermato che in questo momento drammatico gli italiani non riescono a capire la ragione di questa crisi. Con queste affermazioni mentono con la consapevolezza di mentire per queste tre sostanziali ragioni.

Prima. I provvedimenti del Governo Conte-Di Maio-Salvini sono stati un totale fallimento, solo spese e nuovi debiti. Vedi “Quota 100” e “Reddito di cittadinanza” che a parole dovevano fare faville, mentre non sono altro che strumenti assistenziali. Ci metteremo un po' di tempo a contabilizzare il tutto ma il tanto debito accumulato in questa fase ha in questi due provvedimenti scellerati una componente importante. Se ci pensate altre cose NON ci sono.

Seconda. Governo Conte, tolgo i nomi dei vari Zingaretti, Renzi, ecc.. perché i politici si sono appiattiti e hanno preferito mettere Conte in prima linea così se le cose vanno male si possono defilare meglio sperando di ferirsi il meno possibile. Questo Governo che doveva dare qualche possibilità alla sinistra (uso le definizioni di destra e sinistra per comodità, ma in realtà i due schieramenti sono gruppi di interesse che non sono certo espressione di ideologie) di recuperare terreno in realtà sta cercando di gestire la pandemia del Covid-19. Il Governo è totalmente impegnato nell’emanare i DPCM, i quali per la maggior parte sono un insieme di divieti e pseudo “ristori”. Pensateci, di propositivo non c’è nulla.

Terza. Il programma detto Recovery Fund, Recovery Plan, Next Generation EU, chiamatelo pure come volete ci permette di avere soldi in prestito dalla UE, lo sottolineo, sono soldi dati in prestito che dovremo in gran parte restituire, devono essere investiti in progetti che generano reddito e su questo l’Unione Europea non transige e a mio parere con ragione. Le osservazioni fatte da Renzi sul piano sono pertinenti, al momento il documento circolato è aria fritta. Un elenco di finanziamenti ai vari comparti produttivi senza specificare tempi, modi, impatto, ecc..

Sulla base di quanto ho sintetizzato nessuno degli attuali “rappresentanti” del popolo Deputati e Senatori vorrà gestire un contesto tanto fallimentare e ognuno vorrà fare lo scaricabarile e diventerà facile e conveniente, anziché risolvere i problemi e le tante malattie dell’Italia, prendere la strada del voto.

Renzi è uscito dalla maggioranza perché non vuole che sia di Conte a promulgare una legge elettorale che potrebbe favorire lo stesso Conte e una stretta cerchia di “amici”.

Molto meglio avere per qualche mese un Governo tecnico al quale attribuire ogni responsabilità, se il risultato delle elezioni dovesse essere l’ingovernabilità del paese.

Ricordiamoci inoltre che nel 2022 ci sono le elezioni del Presidente della Repubblica. Questo Parlamento ha la pienezza giuridica e può eleggere chi vuole, ma politicamente la situazione è ben diversa. Il referendum ha confermato la volontà popolare di ridurre i parlamentari inoltre il numero dei parlamentari dei singoli schieramenti non rappresenta certo l’elettorato, si pensi solo al crollo del consenso del M5S.

Votare è facile, molto più difficile è chi votare, ma questo è tutto un altro discorso.


domenica, gennaio 17, 2021

Il Covid-19 non è l’unica malattia dell’Italia.

Prima parte.

Sono veramente pochi quelli che in questi giorni spendono una parola in favore di Matteo Renzi. Luigi di Maio lo ha definito “inaffidabile”, ma senti un po' da che pulpito, anche i 5 Stelle che stanno assaporando gli agi del potere, dopo aver “portato a casa” una riforma di facciata con la riduzione del numero di parlamentari, adesso non hanno nessuna intenzione di metterla in pratica perché sanno che finirebbero nell’angolo della politica e si ritroverebbero nella stessa situazione in cui si trova Renzi oggi.

Torno su Renzi. Personaggio per il quale non nego una certa simpatia e l’apprezzamento per aver tentato una vera riforma costituzionale.

A mio avviso la bocciatura della riforma avvenuta a seguito dell’esito del referendum confermativo del 4 dicembre 2016 pesa come un “macigno” sulla vita sociale ed economica del nostro paese.

La riforma costituzionale, detta Renzi-Boschi, metteva fine al bicameralismo perfetto che è fonte di una inefficienza del parlamento che è tangibile. Vedi il ricorso continuo ai decreti leggi o al voto di fiducia, elementi che di fatto ostacolano qualunque dibattito politico e riducono Deputati e Senatori a meri “schiaccia-bottoni”.

L’attuale riduzione del numero di rappresentanti non intacca minimamente il funzionamento dell’apparato legislativo.

La riforma Renzi-Boschi prevedeva anche la ridefinizione del potere esecutivo, per evitare proprio quello che sta succedendo ora. La riforma costituzionale, inoltre, metteva mano alla organizzazione amministrativa dello Stato con la abolizione delle Province.

Modificando il Parlamento era ovvio che si dovesse modificare anche la legge elettorale.

Oggi siamo ancora punto e a capo perché nonostante il “taglio” dei parlamentari stiamo ancora a discutere di legge elettorale.

Tanti giuristi illustri si sono schierati “contro” la riforma costituzionale argomentando che violava i “sacri” principi voluti dai “padri fondatori” la Repubblica.

In realtà la riforma avrebbe riequilibrato i tre poteri fondamentali legislativo, esecutivo e giudiziario. Quest’ultimo, in questo paese, dopo “tangentopoli” fa e disfa quello che vuole, quindi la riforma, che avrebbe dato nuovo slancio e impulso al potere legislativo, avrebbe intaccato il potere giudiziario.

L’errore più grave Renzi lo ha commesso rinnegando il “patto del nazzareno”. È riuscito a far eleggere Sergio Mattarella Presidente della Repubblica, ma a quel punto Berlusconi gli ha “girato le spalle”.

Altro grave errore strategico è stato quello della sopravvalutazione del risultato alle elezioni europee del 2015. Alla fine di un percorso molto travagliato con la scissione nel PD e il mancato appoggio di forze moderate centriste è rimasto solo.

La vittoria del NO alla riforma costituzionale è stato quindi il risultato di una strategia perdente, da quel momento Renzi si è “bruciato”.

Cosa succederà nei prossimi giorni è difficile da prevedere.

La fine anticipata della legislazione è auspicabile, ma…

Le mie ulteriori riflessioni nella seconda parte, la prossima settimana.

sabato, gennaio 16, 2021

Burocrazia e Covid-19: Achille raggiungerà la tartaruga?

Il paradosso di Achille e la tartaruga è noto (chi vuole approfondire può andar su Wikipediahttps://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Achille_e_la_tartaruga) in termini fisici Achille raggiuge la tartaruga, ma che fatica!

Con tutto quello che sta succedendo scopro che la burocrazia ha impiegato 7 mesi per dare il via al call center per la gestione dell’app “Immuni”. Con comunicato stampa del 12 gennaio 2021 https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9518123 il garante comunica il “Parere sullo schema di ordinanza del Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19 - 17 dicembre 2020 [9516719]https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9516719

Se avete un po' di tempo in queste giornate arancione, da clima Covid o grigie di un normale inverno, leggetevi l’ordinanza, si rimane a dir poco interdetti.

Non sono così bravo da poter sintetizzare un simile insieme di citazioni, di norme e relative osservazioni giuridiche. Alla fine della lettura mi sono chiesto: “ma quando la pandemia sarà finita l’app Immuni funzionerà?”

Aristotele nell’esporre il paradosso affermò che Achille non potrà mai raggiungere la tartaruga, ma questi gli sarà sempre davanti anche se di uno spazio infinitamente piccolo.

Credetemi se avrete la pazienza di leggere l’ordinanza troverete conferma della dimostrazione data da Aristotele. Continuiamo così il Covid-19, sarà sempre un passo avanti e noi poveri cittadini un passo indietro

3° post del 2021

domenica, gennaio 10, 2021

Sei giallo, arancione o rosso? Risposta: “nero di rabbia….”

 Gli esperti del Comitato tecnico scientifico ci dicono che il virus Covid-19 continua a circolare, sappiamo perfettamente che il virus non circola da solo è sempre in compagnia di una persona infetta che lo trasmette ad un’altra sana. Se le persone smettono di circolare anche il virus interrompe il suo ciclo vitale.

La strategia di far circolare le persone un po' di meno o un po' di più fissando giorni SI e giorni NO è totalmente inefficace.

Ce lo dice l’andamento della epidemia. Quando a marzo siamo stati costretti ad un confinamento quasi totale, chiuse tutte le attività produttive, ad esclusione ovviamente quelle per rifornirci di cibo, dopo un paio di mesi i contagi si sono ridotti in modo significativo.  

Quindi mi chiedo perché continuare così? L’andamento dell’economia nazionale in un tale contesto è ugualmente compromesso e i ristori sono solo dei palliativi. Ad esempio il “ristoro” ad un ristoratore è come pagare il conto due volte, il primo per non mangiare, e lo possiamo chiamare conto ristoro, il secondo quando finalmente paghiamo per quello che abbiamo mangiato. Capite bene che una situazione così non può durare a lungo.

Credo che anche gli esperti si stiano rendendo conto che questa strategia a colori sia fallimentare. Andando le cose per le lunghe il clima di sfiducia nella scienza e nella tecnologia va scemando in modo pericoloso. È significativo il costante “rumore” di fondo della minoranza no-vax e come ho scritto nell’ultimo post il totale fallimento dell’azione di tracciamento.

In un tale contesto si deve dare un segnale, assumendosi la responsabilità della obbligatorietà della vaccinazione. Troppo comodo far firmare ad ogni persona il “consenso” alla vaccinazione.

Analizziamo un po' di dati.

Dal sito dell’Istat http://dati.istat.it/ consultate la voce “Popolazione e famiglie”. I dati sulla popolazione si riferiscono al 1° gennaio 2020 (quindi pre epidemia). Il numero di residenti è pari a poco più di 59,6 milioni di abitanti, pensate con un calo di oltre un milione di persone se ci si riferisce al 2014 (eravamo in 60,8 milioni di residenti).

Ho consultato e fatto alcune elaborazioni sui i dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) aggiornati al 9 gennaio https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-dashboard che si riferiscono ai numero di morti al 9 gennaio per classi di età, pari a 76.810 e al numero di casi accertai pari a 2.225.974 (ai fine della elaborazione non ho considerato i dati peri i quali non è nota l’età) relazionandoli al numero di persone residenti.

Mettendo insieme i dati ho elaborato il seguente grafico.

 


La barra in di colore blu rappresenta la distribuzione percentuale della popolazione che viene confrontata con la distribuzione percentuale dei morti (barra arancione) e dei casi accertati (barra grigia).

Appare evidente come vaccinando il 7,4% della popolazione (ovvero poco meno di 4,5 milioni di persone) possiamo senza dubbio ridurre la mortalità negli over 80. Sul totale dei casi accertati solo il 10% delle persone appartiene alla classe over 80 purtroppo la mortalità, sul totale dei casi, è ben al 60%.

Il grafico nella sua semplicità mostra come la distribuzione dei casi di contagio si distribuisce quasi uniformemente tra la popolazione mentre assai diversa è la distribuzione degli effetti.

Se si elabora il numero dei casi in rapporto alla popolazione si ottiene il seguente grafico


In questo grafico appare evidente come la malattia è più diffusa nelle classi over 50. Il numero di casi nella classe da 50 a 59 anni sta ad indicare come le generazioni più coinvolte nelle attività produttive hanno maggiori possibilità di contagio.

I valori delle ultime due classi confermano la maggiore contagiosità che si verifica nelle persone anziane.

Su un numero di 743.144 casi l’ISS ci fornisce lo stato clinico dei contagiati.

Nel grafico che segue riporto la distribuzione percentuale dei casi rapportata alla popolazione e allo stato clinico.


L’elaborazione ha previsto due passaggi, nel primo è stato calcolato il numero di persone in riferimento allo stato clinico ogni 1000 abitanti e per classi di età, nel secondo passaggio sul totale delle persone l’incidenza percentuale per stato clinico.

Come si può osservare l’incidenza di persone asintomatiche varia di poco da minimo del 55,7% (classe da 70 a 79 anni) ad un massimo del 64,7 per la classe da 0 a 49.

Per la sintomatologia lieve la situazione presenta una maggiore variabilità.

In definitiva nella classe da 0 a 49 le persone, sommando le sintomatologie asintomatico, pauci-asintomatico e lieve, sono il 98,9%; mentre negli individui compresi nella classe tra 80 a 89 anni la percentuale si riduce al 85,6%.

Se si considera questo stato di cose una pronta e massiccia vaccinazione delle persone delle classi over 80 è in grado alleggerire il triste bilancio dei morti e dei ricoveri, ma ovviamente non riduce il problema del contenimento della pandemia.

Il sistema sanitario italiano, ma forse ciò vale anche per quello delle altre nazioni, è in grado di gestire quel 2% di persone che hanno bisogno di una assistenza ospedaliera nel caso in cui le attuali prescrizioni sul confinamento vengano riviste in termini di maggiori possibilità negli spostamenti e negli incontri sociali?

Stiamo parlando di una piccola percentuale, ma in termini assoluti un numero di ca. 1,5 milioni di persone che potrebbero avere bisogno di assistenza medica e ospedaliera.

Se la risposta è negativa la sola vaccinazione non basta. Diventa, allora, assolutamente indispensabile potenziare il tracciamento unico vero ed efficace modo per isolare i focolai e possibilmente debellarli.

Purtroppo la lotta al Covid è ancora tutta in salita.